Il dilemma: chiudere la tomba di Tutankhamon per salvarla

In restauro il sepolcro del faraone morto a 18 anni. Interventi per frenare i danni causati dalla presenza dei visitatori

Tutankhamon

Tutankhamon

redazione 31 gennaio 2019
Si potrà visitare ancora a lungo la tomba del faraone più celebre dell’antico, Nebkheperura Tutankhamon (1341 a.C. circa – 1323 a.C. circa)? O, per preservarla, sarà necessario chiuderla e visitare una replica come è accaduto alle grotte di Lascaux in Francia, dove la semplice presenza umana provoca danni alle pitture rupestri? È uno degli interrogativi che si sono affacciati alle mente dei tecnici che stanno restaurando la Tutankhamon: nel sepolcro hanno trovato nel sepolcro polvere del deserto, chiazze di microbi sulle pareti dipinte e perfino anatemi ma d’età moderna.

Tecnici e restauratori egiziani e nordamericani in una missione del Getty Conservation Institute di Malibu, California, hanno presentato il frutto del loro restauro che ha avuto più obiettivi: innanzi tutto fa calare l’effetto di graffi, polvere e muffe che la presenza dei turisti favorisce perché ognuno di noi anche solo respirando causa umidità. I tecnici lavorano alla camera di sepoltura del regnante diventato faraone da bambino e morto ad appena 18 anni: la tomba fu scoperta da Howard Carter nel 1922 a Luxor. Proprio a Luxor, in un convegno, hanno reso pubblici gli esiti del progetto di restauro guidato dal Ministero egiziano delle Antichità e dal Getty. Tra i risultati, il rinvenimento di piccole macchie marroni sulle pitture su pareti: erano presenti anche nel 1922. Gli studi hanno confermato che hanno un’origine microbica ma, per i restauratori, non sono “vivi” da tempo e non aumentano.

La polvere del deserto invece penetra nel sepolcro a causa dei 500-1000 visitatori al giorno, assorbe l’umidità del respiro umano e diventa un problema serio. I restauratori hanno montato un sistema per filtrare l’aria e ventilare la tomba che ha fermato il livello di umidità, lo rende stabile, e che ha stabilizzato la temperatura: le oscillazioni infatti sono molto dannose. Ma non si può sapere che effetti avrà a lungo termine la polvere interagendo con i minerali dei pigmenti.

Al National Geografic Lori Wong, restauratrice del Getty, ha spiegato che se le inondazioni in aumento provocate dal cambiamento climatico inonderanno tombe vicine, allora l’acqua potrebbe filtrare e arrivare anche alle pareti della tomba di Tutankhamon. Ma, avvertono i tecnici, il pericolo maggiore resta l’afflusso turistico. Non lontano c’è una replica ma il governo egiziano non ha deciso se limitare o precludere l’ingresso ai turisti essendo il turismo una voce essenziale dell’economia del Paese.