Lo ius soli? Una mostra ricorda che per i romani fu legge duemila anni fa

Nel 212 d.C. l'imperatore Caracalla "concesse la cittadinanza romana a tutti gli abitanti liberi dell’impero". A Roma una rassegna sui Severi, la dinastia venuta dall'Africa

Massimino il Trace, 235-238 d.C. Roma, Musei Capitolini. Foto: Zeno Colantoni

Massimino il Trace, 235-238 d.C. Roma, Musei Capitolini. Foto: Zeno Colantoni

redazione 15 novembre 2018

Dovremmo sapere, quando si parla con vanto della storia della penisola a presunta difesa dalle tradizioni altrui. L'antica civiltà romana, per esempio. Al Colosseo, Foro Romano e Palatino la mostra "Roma Universalis. L’impero e la dinastia venuta dall’Africa" propone una lettura al grande pubblico sulla dinastia dei Severi, famiglia imperiale che regnò per quarant’anni, dal 193 al 235 d.C., la quale emanò leggi che oggi manderebbero su tutte le furie gli attuali esponenti di governo. Tra le riforme, segnalano gli organizzatori, nel 212 d.C. Caracalla emanò la constitutio antoniniana. L'imperatore "concesse la cittadinanza romana a tutti gli abitanti liberi dell’impero. Un provvedimento rivoluzionario, che portava a compimento un processo plurisecolare di estensione dei diritti civili e con cui finalmente si completavano le premesse ideali di universalismo e cosmopolitismo implicite nell’istituzione imperiale, solo parzialmente realizzate da Augusto più di due secoli prima", scrivono nella nota stampa l'ideatrice Clementina Panella e gli altri due curatori, Alessandro D’Alessio e Rossella Rea.


Non è chiara la portata della legge? Fu "una sorta di Ius Soli ante litteram'', commenta all'Ansa Alfonsina Russo, la direttrice del Parco Archeologico del Parco archeologico Colosseo, l'istituzione che ha promosso questa rassegna con l’organizzazione e la promozione di Electa.
Colosseo, Palatino e Foro romano
Andrà forse ricordato che di norma i romani non obbligavano le popolazioni sottomesse a piegarsi ai culti e alla religione dell'Urbe. Anzi, spesso nella storia assorbivano, prendevano spunti, culturali, architettonici, militari, dai popoli conquistati. D'altronde da dove venivano i Severi? Settimio Severo da Leptis Magna, in Libia, la moglie Iulia Domna da Emesa, in Siria "nominata Augusta e donna di grande influenza politica", ricordano sempre gli organizzatori. I reperti e le opere sono esposti al secondo ordine del Colosseo (un centinaio di pezzi), al Palatino è reso visibile al pubblico "per la prima volta" le vestigia delle cosiddette Terme dell’imperatore Elagabalo, statue nel Tempio di Romolo e lungo i luoghi dei Severi "estesi su circa due ettari, di cui i segni più evidenti sono le imponenti arcate e le terrazze, insieme allo Stadio".
Nel Foro Romano viene aperto alla visita per la prima volta un tratto del vicus ad Carinas, tra i più antichi percorsi di Roma e collegava il popoloso quartiere “delle Carine” sul colle Esquilino.
Accompagnano la mostra un volume di studi e, a misura dei visitatori, una guida in italiano e inglese.
La mostra è aperta fino al 31 agosto 2019: il sito web