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Schimdt, Uffizi: "FdI vuole cacciare i direttori stranieri? Ma l'Italia è uno Stato di diritto"

Il direttore commenta l'annuncio di Fratelli d'Italia. Caravaggio ora veste cremisi: aperte le nuove sale del '600 con Artemisia Gentileschi e Rembrandt

Schimdt, Uffizi: "FdI vuole cacciare i direttori stranieri? Ma l'Italia è uno Stato di diritto"
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19 Febbraio 2018 - 13.55


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Caravaggio ora veste cremisi. Il direttore degli Uffizi Eike Schmidt ha radicalmente cambiato le sale dei dipinti del ‘600 del museo fiorentino: al primo piano sul lato di levante (il sinistro guardando il fiume Arno), i quadri hanno una nuova sistemazione in sale dalle pareti color cremisi e potrebbero essere un museo a sé. Comprendono opere come il “Bacco” e la terribile “Medusa” urlante di Caravaggio, la “Giuditta che decapita Oloferne” di Artemisia Gentileschi, magnifici Rubens e Rembrandt, Van Dyck, maestri di ombre e luci caravaggesche come Gherardo delle Notti. Ma Schmidt è tedesco e se il centro destra vincerà le elezioni Fratelli d’Italia ha promesso di cacciare i direttori stranieri dai musei dopo lo scontro con il direttore dell’Egizio: «Esistono delle leggi, l’Italia è uno Stato di diritto. Se un eventuale governo cercherà di agire senza il rispetto delle leggi ci sarà un’enorme ondata di ricorsi». Altri stranieri vorranno venire nel nostro Paese alla guida di un museo statale? «Difficile», suppone il direttore nominato dal ministro dei Beni culturali Dario Franceschini nel 2015. Al termine del mandato dal 1° gennaio 2020 Schmidt dirigerà il Kunsthistorisches Museum di Vienna, però è chiaro che le prospettive future lo riguardano qualunque cosa accada. «Bisogna andare avanti, a prescindere dai giornali. Pietro Leopoldo di Lorenza raddoppiò il museo e lo aprì a tutti e quindi lo intese come strumento di partecipazione civica realizzando l’idea del 1737 di Anna Maria Luisa de’ Medici (stabilì che il patrimonio artistico mediceo restasse in città e a disposizione dei cittadini e forestieri, ndr): ecco, un museo non è una macchina per soldi, è uno strumento di educazione».

Quanto alle otto sale, inaugurate con un’apertura mattutina a tutti di lunedì nel giorno di chiusura del museo, raccolgono «cinquanta dipinti del ‘600 strepitosi. Fuori d’Italia queste sale sarebbero un museo», racconta ancora il direttore. E spiega che ha disposto le opere «in base all’impatto visivo, alle connessioni per analogia o a volte per antitesi e in modo che possano capirle tanto i bambini come gli adulti oltre agli storici dell’arte. Cerchiamo di mostrare le opere su dati visivi e non di catalogo. Il Bacco di Caravaggio ad esempio ha una “natura morta” per cui è contestualizzato con intorno altre “nature morte”». Schmidt tiene a rilevare la carica «innovativa del dipinto. La si vede nella trasparenza della coppa di vetro, nei cerchi concentrici del vetro di Venezia, un vetro che non conteneva piombo per cui il cristallo era leggerissimo». Un altro esempio: accanto allo scudo che raffigura la Medusa urlante e dalla chioma di serpenti del Caravaggio si erge una scultura classica con una Medusa sul petto.
«Il rosso è ispirato dagli apparati e dai tendaggi barocchi e nasce dall’esigenza di far risaltare i dipinti», commenta Maria Matilde Simari, la curatrice della pittura del ‘600 delle Gallerie. «Abbiamo raggiunto questo rosso a furia di velature. Il principio è anche lasciare spazio al pubblico e meno opere là dove i visitatori e i gruppi si concentrano, come davanti alla Medusa». «Finora questi dipinti erano in sale un po’ di passaggio, come un corridoio, adesso permettono più facilmente una pausa per vederle – aggiunge l’architetto del museo, Antonio Godoli – E adesso pittori italiani e stranieri sono mescolati». Pittori italiani e stranieri fianco a fianco? Oibò, speriamo che dalle parti di Fratelli d’Italia non si turbino troppo.

 

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