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Street art, attenta ai cliché. Parola di Fairey, l'artista che sostenne Obama

L'autore del murale "Hope" nel 2008 ha fiducia nell'arte sui muri e sulle strade, ma ritiene che non debba fermarsi a immagini standard. E non vede nulla di male a fare pubblicità, a certe condizioni

Street art, attenta ai cliché. Parola di Fairey, l'artista che sostenne Obama

redazione Modifica articolo

13 Novembre 2017 - 17.20


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Shepard Fairey, il grafico e street artist autore della mega immagine pro-Obama Hope nella campagna presidenziale del 2008, ha fiducia che la street art continuerà, però riconosce che ha i suoi cliché. E quando si piega ai cliché perde mordente.

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In occasione di un documentario sulla sua vita sul suo lavoro uscito sabato 11 novembre nella città californiana e diretto da James Moll e James Franco, a Deborah Vankin del Los Angeles Times l’artista risponde a domande sulla commercializzazione della street art quando viene usata dalla pubblicità, nei film, in tv e nei videogame.

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Per Fairey non è una contraddizione aver lavorato per la pubblicità di vestiti se quegli abiti corrispondono ai suoi valori estetici. E poi analizza il fenomeno: «La street art ha alcuni cliché estetici, come i tag, i gocciolamenti, ma evolve. Ritengo che l’impatto sulla gente resterà. Dipende solo dal trovare un modo di muoversi davanti a cosa è diventato un cliché. È qualcosa che ho sempre tentato di fare con il mio lavoro». E un altro aspetto ritiene importante per la sua arte e quindi per la street art: ispirare le persone a darsi forza e allo stesso tempo evolvere affinché le sue immagini non diventino stantie.

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