Ester Coen: "1968, quando pensammo che la rivoluzione venisse di maggio" | Culture
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Ester Coen: "1968, quando pensammo che la rivoluzione venisse di maggio"

Alla Gnam di Roma una grande esposizione ricorda attraverso l'arte una stagione rivoluzionaria e ribelle, forte ed eversiva. A farci da guida, con un'intervista, la curatrice

Ester Coen: "1968, quando pensammo che la rivoluzione venisse di maggio"
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4 Ottobre 2017 - 17.53


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«Ce n’est qu’un début», ovvero «Non è che un inizio». Chi ha fatto le proteste e le manifestazioni dal ’68 fino alle propaggini molto meno fiduciose del ’77 ricorderà lo slogan in piazza ripreso pari pari dal Maggio francese. Il ’68 mitizzato, contestato, amato, odiato, ha rappresentato uno spartiacque, se non altro per i costumi delle società occidentali. Ma le speranze di quelle ragazze e di quei ragazzi che volevano rivoluzionare la vita, la politica, il sesso, la musica, l’intera esistenza, sono state tradite o sopravvivono? E nelle arti visive, il vento della contestazione fu un soffio vacuo o lasciò il segno? «Quella storia rimane forte ed eversiva», osserva Ester Coen, curatrice dell’esposizione È solo un inizio. 1968 aperta fino al 14 gennaio 2018 alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma. Dove la docente di storia dell’arte contemporanea all’università de L’Aquila per rievocare quei fermenti politici e culturali ricorre a un ampio ventaglio di artisti italiani (da Franco Angeli a Gino De Dominicis, da Michelangelo Pistoletto agli igloo in vetro e ferro di Mario Merz) e stranieri quali Dan Flavin, Nancy Holt o Sol LeWitt,  rievocando più movimenti, dal minimalismo all’arte povera, dal concettualismo alla land art. In catalogo scrivono, tra altri, Franco Berardi Bifo, Achille Bonito Oliva, Luciana Castellina, Germano Celant, Goffredo Fofi, Franco Piperno, Rossana Rossanda.

In vista dei 50 anni dal ’68 è in arrivo una seconda esposizione: Arte ribelle 1968-1978 Artisti e gruppi dal Sessantotto dal 12 ottobre al 9 dicembre a Milano. La Galleria del Gruppo Credito Valtellinese in Corso Magenta 59 diretta da Cristina Quadrio Curzio e Leo Guerra ha prodotto la rassegna ideata da Marco Meneguzzo sulle scene milanese e romana ed esplora artisti riconosciuti Fabio Mauri o l’artista-poeta Nanni Balestrini per arrivare ai disegni di Pablo Echaurren, alle riviste e alle fanzine, al cinema, per raccontare le proteste, la politica, il design, la grafica, i sogni, travalicando i confini disciplinari. Infine, collegata alla mostra milanese e documentata nello stesso catalogo (ben fatto), dal 6 dicembre al 25 febbraio la Galleria Carifano in Palazzo Corbelli a Fano, nelle Marche, esporrà la collezione di Cesare Marraccini con opere di autori italiani tra gli anni Sessanta e Ottanta. Del ’68 nelle arti e oltre parla Ester Coen, la curatrice della mostra romana e una delle studiose più preparate e vivaci sulle Avanguardie Storiche, sul Futurismo e sul Novecento italiano.

 

Come si è manifestato il ’68 nell’arte italiana? C’erano sentori?

«Era nell’aria ed è stato un punto di arrivo di vari percorsi. Ricordiamo che prima Lucio Fontana, Alberto Burri, Piero Manzoni avevano tutti aperto prospettive diverse da quelle consuete.  Gli artisti allora erano tutti in contatto, sapevano in quale direzione l’arte si muoveva anche in altri ambiti , per esempio in America».

 

Alla Gnam un dipinto di Franco Angeli delinea la sagoma di una statua di “Mao con bandiera rossa”. È significativo che un artista come lui riprendesse l’iconografia marxista? Implica un messaggio politico.

«Sì è significativo.  Ma allora si insisteva anche sul dollaro, non solo su falce e martello. Sicuramente la critica nei confronti della società qui è diversa dalla Pop Art la quale estraeva in un certo senso l’oggetto dalla realtà diventando una iperbole della società di allora. L’opera di artisti come Angeli ha un aspetto molto pittorico, fortemente legato all’arte e alla tradizione».

 

Ha ricordato la Pop Art: si è detto e scritto che in fin dei conti celebrava la società, più che criticarla.

«A dire il vero il coinvolgimento politico degli artisti americani era forte, molti contestavano la guerra in Vietnam. Magari la protesta non si esplicava in un’immagine politica ma in una volontà di trasformazione».

 

E gli artisti italiani?

«Prendiamo Mario Schifano con un suo quadro gigantesco (la mostra propone il dipinto con bandiere rosse trasfigurate “Festa cinese, ndr): lo vedo molto legato al neorealismo, al realismo guttusiano, avverto una continuità di un linguaggio che è più in Guttuso che nelle astrazioni di Giulio Turcato. La dimensione politica passa attraverso un’immagine che riporta nella tela la bandiera rossa, più che il colore».

 

Anche Milano con una mostra al Credito Valtellinese, indaga su quegli anni. È necessario ripensare a quella stagione e a quegli ideali?

«Non dico che sono anni dimenticati però non si vedono molte mostre in giro sull’argomento, né tante opere nei musei mostrano quel periodo. A me interessava soprattutto far vedere questa pluralità nei linguaggi legati a una storia, a una ricerca vitale che desse la dimensione di una storia molto europea nel caso degli artisti italiani. Attraverso il titolo mi sembra di indicare una proiezione verso il futuro, il desiderio di rilanciare una speranza di creatività».

 

Nel 1969 Jannis Kounellis, presente con un’opera nella mostra alla Gnam,  espose cavalli vivi nella galleria L’attico a Roma. Fu quella una rottura con il passato?  

«Rappresentava un’evoluzione di quegli anni carichi di un desiderio di innovazione. Era gennaio del 1969 e i dodici cavalli nel garage dell’attico di Fabio Sargentini furono una specie di atto rivoluzionario. Ma se ci pensiamo bene era come perimetrare uno spazio: Kounellis dava una misura precisa a quel perimetro attraverso materiali nuovi che sono animali vivi e quella misura ci riporta indietro a una dimensione anche rinascimentale».

La rivoluzione in politica non c’è stata. Nell’arte ?

«No, neanche lì, sono però nati altri linguaggi e quella storia rimane forte ed eversiva».

Link per saperne di più

 

La mostra a Roma È solo un inizio. 1968

http://lagallerianazionale.com/mostre/

 

La mostra a Milano Arte ribelle 1968-1978 Artisti e gruppi dal Sessantotto

http://www.creval.it/eventiCreval/mostre/arte-ribelle/325

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