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Miró a Pordenone: la grande mostra che inaugura la città della cultura 2027

Alla Galleria Harry Bertoia, dal 22 gennaio al 30 maggio, in mostra venti opere mai esposte prima e altre diciassette per la prima volta in Italia.

Miró a Pordenone: la grande mostra che inaugura la città della cultura 2027
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6 Novembre 2026 - 17.21


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Sarà Joan Miró a inaugurare l’anno di Pordenone Capitale italiana della Cultura 2027. Dal 22 gennaio al 30 maggio la Galleria Harry Bertoia ospiterà “Joan Miró: la poesia degli oggetti e della materia”, un progetto espositivo realizzato appositamente per la città dalla Fundació Joan Miró di Barcellona, in esclusiva mondiale.

La mostra è promossa dalla Regione Friuli Venezia Giulia, attraverso PromoTurismoFVG, e dal Comune di Pordenone. La produzione è di Suazes, in collaborazione con la Fondazione catalana, mentre Crédit Agricole Italia è il partner principale. A curarla è Véronique Dupas, della Fundació Joan Miró.

Il percorso mette insieme lavori di grande rilievo. Venti di essi provengono dalla collezione privata dell’artista, che li donò al museo di Barcellona oggi custode della sua eredità, e saranno visibili per la prima volta in assoluto. Altre diciassette opere arrivano in Italia per la prima volta. L’esposizione punta a far conoscere aspetti meno noti della ricerca di uno dei grandi protagonisti dell’arte del Novecento.

Il racconto si sviluppa attorno a tre parole chiave: poesia, oggetto e materia, che diventano le sezioni della mostra. La prima indaga il legame tra Miró e gli ambienti letterari e artistici delle avanguardie parigine degli anni Venti, compreso il confronto con il pittore André Masson. Qui trova spazio il libro d’artista “Adonides”, nato dalla collaborazione con il poeta Jacques Prévert, dove incisioni e testo formano un’opera unitaria.

La seconda sezione è dedicata agli oggetti quotidiani, che l’artista raccoglieva e assemblava fino a farli diventare figure evocative. Fotografie dei suoi studi documentano la presenza di questi elementi nel luogo di lavoro. Anche le parole e la tipografia hanno un ruolo centrale, perché le scritte possono staccarsi dalla funzione comunicativa e diventare segni visivi autonomi.

La terza parte esplora le superfici e i procedimenti tecnici. Particolare rilievo ha il carborundum, tecnica che dà alle stampe un marcato rilievo e una forte presenza materica. Si approfondisce poi l’influenza della calligrafia giapponese, soprattutto dopo il viaggio in Giappone del 1966, con opere su supporti non convenzionali come masonite, legno e juta. L’allestimento sarà arricchito da fotografie, video e da una colonna sonora originale, composta per l’occasione da un autore contemporaneo.

Per il sindaco Alessandro Basso, iniziare l’anno con una mostra di questo livello significa “aprire Pordenone al mondo” e inserire la città nel circuito delle grandi esposizioni europee. Basso ha ricordato anche i giovani delle scuole, per i quali incontrare dal vivo un artista capace di trasformare un oggetto quotidiano in poesia può essere un’esperienza formativa.

L’assessore alla Cultura Alberto Parigi ha sottolineato che la mostra nasce su misura per la città e che la ristrutturazione della Galleria Bertoia è una delle prime eredità concrete del progetto: dal 2027 Pordenone disporrà di uno spazio con gli standard necessari per ospitare esposizioni internazionali.

Il presidente della Regione, Massimiliano Fedriga, ha definito la cultura una leva strategica per lo sviluppo del territorio, mentre la direttrice della Fundació Joan Miró, Maribel López Zambrana, ha spiegato che la mostra presenta Miró come incisore e litografo e invita a scoprire “un Miró inedito, rigoroso e profondamente innovativo”. Marco Minuz, fondatore di Suazes, ha parlato di un progetto di ricerca costruito sulla qualità delle opere. Per Crédit Agricole Italia, la direttrice regionale Maria Teresa Innocente ha rivendicato il ruolo di arte e cultura come motori di crescita sociale ed economica.

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