Mosseri: rabbrividisco se si parla di razza bianca, Hitler passò dalle parole ai fatti

In vista della diretta di Radio3 da Livorno per la Giornata della memoria il presidente della Comunità ebraica livornese Vittorio Mosseri parla di Liliana Segre, di "razza bianca" e dei rigurgiti fascisti

Ebrei mentre vengono deportati da soldati tedeschi

Ebrei mentre vengono deportati da soldati tedeschi

redazione 21 gennaio 2018

Stefano Miliani



All’indomani della nomina a senatrice a vita, quanto mai opportuna, Liliana Segre sopravvissuta alla deportazione ha ricordato di vedere «in giro rigurgiti di cose orribili, slogan e parole che credevo morte e che invece tornano. Non avrei mai pensato di tornare a sentirle». Vittorio Mosseri, presidente della Comunità ebraica livornese, 64 anni, conferma: «Sì, purtroppo si sono viste diverse cose orribili negli ultimi tempi in Italia e ancor più in Europa. I tifosi laziali che hanno usato l’immagine di Anna Frank; l’irruzione fascista nella sede di un’associazione a Como; i palestinesi che il 9 gennaio scorso nelle manifestazioni contro la decisione di Trump su Gerusalemme in piazza Cavour a Milano hanno gridato “morte agli ebrei” e nessun partito, tranne il sindaco Giuseppe Sala, ha manifestato alcuna critica; il candidato della Lega alla Regione Lombardia Attilio Fontana che ha parlato di “razza bianca”». Mosseri parla a “Globalist” in vista della Giornata della memoria 2018 che vede sbarcare in forze a Livorno Radio3 con una diretta dal Teatro Goldoni condotta dal direttore dell’emittente Marino Sinibaldi dalle 20.30 alle 22.30: alla serata a ingresso libero partecipano quattro testimoni scampati alla Shoah (Aldo Liscia, Pierina Rossi, Edi Bueno, Gabriele Bedarida), Mosseri appunto, gli storici Lucia Frattarelli Fischer, Catia Sonetti, Gabriella Puntoni, il linguista Fabrizio Franceschini, il cantautore e scrittore Simone Lenzi (già nell'ottima rock band labronica dei Virginiana Miller), il coro della Comunità livornese, l’attore Enrico Martino.



Mosseri, Liliana Segre ha parlato di «rigurgiti»: c’è da preoccuparsi?


Sì, queste cose fanno molto male.


Parlare di “razza bianca” da parte del probabile governatore della Lombardia non ricorda le Leggi razziali del 1938 con cui il fascismo decise di discriminare e marginalizzare gli ebrei?


Parlare di “razza bianca” fa accapponare la pelle a chi ha dovuto pagare con la vita alcune di queste affermazioni. Liliana Segre ha ragione.


Non si sta sdoganando un linguaggio pericoloso?


Spero che per tutti gli italiani e per noi che alle parole non seguano i fatti come successe dopo il ’38. Le Leggi razziali furono il presupposto essenziale affinché dal ’43 potessero esserci le deportazioni e la messa a morte di migliaia di ebrei italiani insieme ai milioni di ebrei europei morti.


Scusi, ma la Storia non ci ricorda che troppe volte alle parole sono seguiti fatti? Hitler pose la questione ebraica in “Mein Kampf” e ci fu l’Olocausto.


Oggettivamente dalla Storia si legge che dalle parole si creano presupposti per i fatti. La grande menzogna dell’antisemitismo e dell’antigiudaismo che vede gli ebrei colpevoli di tutte le malefatte di questo mondo usa parole riportate anche dai giornali italiani dal 1933 al 1938. Si crearono i presupposti perché la persecuzione degli ebrei avvenisse con complicità di buona parte degli italiani. È vero, bisogna dare un valore importante alle parole, bisogna stare attenti a cosa si dice e quando, bisogna stare attenti all’audience: si creano quelle condizioni per cui dopo può succedere l’irreparabile. Il condizionamento verso le persone è molto forte. E come diceva Hitler una bugia ripetuta mille volte diventa verità.


Con internet questo diventa ancora più facile?


Sì, diventa ancora più facile.


Riguarda solo gli ebrei? O non riguarda tutti?


Non riguarda solo gli ebrei. In quanto minoranza si colpiscono facilmente. È un popolo che per duemila anni ha vissuto l’antigiudaismo clericale per cui è facilmente attaccabile ma è solo il primo obiettivo per poi demolire i cardini della democrazia occidentale: questo è l’obiettivo finale. Non bisogna guardare agli ebrei come unici obiettivi: sono i primi, non gli unici.


Il 30 novembre 2015 il consigliere comunale della lista Livorno bene comune Marco Valiani usò l’espressione “giudeomassoneria italica” in Consiglio comunale. Non incide anche il luogo in cui si pronunciano certe parole? Non è lo stesso parlare al bar tra amici o con un ruolo in un’istituzione.


Infatti il luogo è importante. Anche per questo la decisione del presidente Mattarella di nominare Liliana Segre senatrice a vita è un segnale molto forte e una grande lezione a tutta la nostra classe politica: il capo dello Stato ha reso giustizia agli italiani deportati che avevano avuto fiducia nell’Italia e furono traditi, alle migliaia di ebrei ai quali le leggi razziali tolsero prima la dignità e poi la vita con le persecuzioni.


Poc’anzi ha accennato al “valore della Giornata della memoria”: come evitare che sia un esercizio di retorica?


Se vogliamo costruire un futuro migliore senza discriminazioni dove il diverso sia visto come valore aggiunto piuttosto che come un nemico dobbiamo tramutare la memoria in azione. Dobbiamo far sì che le nuove generazioni imparino da quello che è stato. Il futuro sarà tanto migliore quanto meno dimentichiamo il passato, quanto più insegniamo ai giovani nelle scuole il rispetto per le persone, se insegniamo che chi vuole mantenere la propria identità ha valori che possono essere condivisi con gli altri e non è nemico della società. Lo è, nemico, quando lotta contro la società che lo accoglie, non quando si integra. Non si può essere indifferenti, chi lo è sarebbe complice di quanto potrebbe succedere contro gli ebrei e contro qualunque minoranza: questo dobbiamo fare perché la memoria non sia un esercizio di retorica fine a se stesso.


I testimoni diretti dell’Olocausto per ragioni anagrafiche non ci saranno più. Chi tramanda l’accaduto? Chi ricorderà?


Sta a noi che siamo testimoni di secondo e terzo grado raccontare ai nostri ragazzi cosa è successo e insegnare loro l’accoglienza, la predisposizione all’altro, l’amore per la patria. Bisogna far capire ai ragazzi che si può stare tutti insieme rispettando le proprie diversità. Sabato 27, e siamo grati a Radio3 per aver scelto Livorno, far parlare i testimoni certo metterà sale sulle ferite ma è importante e necessario. La serata è aperta alla cittadinanza: spero vedere tanti giovani in teatro. E la memoria non deve essere fine a se stessa, quanto una riflessione da coltivare per 365 giorni l’anno.


 


La Casa della Memoria contro manipolazioni, negazionisti e retorica