Il cinema ha perso Jean-Paul Belmondo, divo e volto francese del grande schermo

L'attore aveva 88 anni. Ha lavorato con i migliori registi, da Truffaut a Godard, da De Sica a Melville, Chabrol, Lattuada. Ebbe la Palma d'oro alla carriera a Cannes nel 2011, il Leone d'oro nel 2016

Jean-Paul Belmondo nel "Clan dei marsigliesi"

Jean-Paul Belmondo nel "Clan dei marsigliesi"

redazione 7 settembre 2021
Un grande lutto colpisce il mondo del cinema. Jean-Paul Belmondo, uno dei divi e dei più versatili attori francesi, è morto all’età di 88 anni. Il suo avvocato, Michel Godest, alla France Presse, ha detto che l'attore "era molto affaticato da qualche tempo,. Si è spento serenamente", ha detto il legale.

Belmondo è stato apprezzato per il suo stile scanzonato e brillante e per il suo grande carisma, che lo hanno contraddistinto in molteplici film, dove spesso vestiva i panni del duro con il cuore tenero. 

Uno dei simboli del cinema francese, incarnava l’antieroe, diventando interprete tra i più amati dal pubblico e da registi come Jean-Pierre Melville, François Truffaut e Jean-Luc Godard. 

L’attore è stato, tra gli altri, protagonista del film ‘Il Clan dei marsigliesi’ con Claudia Cardinale e de “La Ciociara” di De Sica.

Nel 2001 era stato colpito da un ictus, abbandonando per otto anni le scene. Nel 2011 aveva vinto la palma d’oro alla carriera a Cannes, nel 2016 il Leone d'oro alla carriera a Venezia.




Era nato a Neuilly sur Seine, alle porte di Parigi e il padre era uno scultore di origine italiana. Tra i suoi primi film vanno ricordati "A doppia mandata" di Claude Chabrol  (1959), l'epocale "Fino all'ultimo respiro" (1960) e "Pierrot le fou" (1965) di Jean-Luc Godard che lo vede quindi in prima fila nella Nouvelle Vague francese. 

Soprannominato "Bebel", era il volto maschile del nuovo cinema francese parallelamente a Alain Delon rispetto al quale, come ricordano critici, era il giovane più sbruffone e scanzonato mentre il collega incarnava il tipo del bel tenebroso. I due, insieme, reciteranno in "Borsalino" nel 1970, un successo planetario.

Protagonista di tanti polizieschi come  "L'asfalto che scotta" (1960), "Quello che spara per primo" di Jean Becker (1961), "Quando torna l'inverno" di Henri Verneuil (1962), "Lo spione" di Jean Pierre Melville, nonché di commedie, non esitava davanti alle prove di acrobazia e non voleva stuntman. 
Dopo gli inizi a teatro, tornerà spesso a calcare le tavole del palcoscenico.