Addio a Bertrand Tavernier, maestro del cinema francese indipendente

Da “Una domenica in campagna” a “Round Midnight”, il regista si è spento ieri a 79 anni. Nel 2015 aveva ricevuto il Leone d’Oro alla carriera

Bertrand Tavernier in uno scatto con Philippe Noiret

Bertrand Tavernier in uno scatto con Philippe Noiret

Redazione 26 marzo 2021

Regista francese illuminato, Bertrand Tavernier, si è spento ieri a Saint-Maxime, nel sud della Francia, aveva 79 anni. Critico presso le più importanti riviste di cinema, saggista e storico del cinema, ha esordito nella regia nel 1973 con “L'orloger de Saint-Paul”, subito premiato a Berlino con l'Orso d'argento. Figlio d’arte, era nato a Lione il 25 aprile del 1941 e alla sua città è rimasto sempre fedele, nonostante una vita errabonda e una passione ricorrente per l'America. Tavernier è stato soprattutto un cultore della memoria, che vedeva nella sua opera l'anello di congiunzione con un passato luminoso e una memoria da coltivare.

Fin dall'esordio nella regia (in compagnia del suo alter ego come attore, Philippe Noiret) si lascia etichettare come regista "eclettico", amante delle opere in costume e dei melodrammi storici, ma sensibile alle varie forme di cinema di genere e capace, a sorpresa, di uno sguardo lucido e tagliente sulla società contemporanea. "Tutto ciò che distorce e drammatizza l'emozione e la realtà” – scriverà – “mi interessa. Questo si avvicina forse molto alla maniera in cui amo realizzare un film: una messa in scena basata sull'emozione che, lo spero, non è mai artificiosamente tradotta".

 

Dopo la carriera in regia, all’inizio degli anni sessanta fondò con Bernard Martinand e il poeta Yves Martin, il Cine Club Nickelodéon, che promuoveva film americani di serie B. Una visione decisamente lungimirante rispetto alla distribuzione cinematografica del tempo. Insomma un vero e proprio produttore illuminato e indipendente, ma pur sempre con uno sguardo da uomo comune. 

 

Bertrand Tavernier, con i suoi film raccontò la Francia monarchica e aristocratica con "Che la festa cominci" e "Il giudice e l'assassino", quella attuale "Des enfants gatés" e "L'esca" con cui vinse l'Orso d'oro nel 1995, lo spirito medievale con "La passion Béatrice") e la distopia futuribile con "La morte in diretta". E poi, con una visione intimista l'insensatezza della guerra con "La vie et rien d'autre" (1988) e "Capitaine Conan" (1995), due dei suoi capolavori. Non trascurò la commedia sentimentale e di costume francese, da "Une semaine de vacances" a "Una domenica in campagna", miglior regia al Festival di Cannes nel 1984. All'America del jazz e alla Parigi della sua giovinezza aveva reso uno straordinario omaggio, dirigendo in coppia con uno dei suoi idoli, Robert Parrish "Mississippi Blues" nel 1984 e poi due anni dopo "Round Midnight" con le musiche di Miles Davis. Nel 2015, alla Mostra di Venezia, ricevette il Leone d'Oro alla Carriera.