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Come l’IA possa portare a dei benefici economici

Edito da Franco Angeli un saggio di Stefano Machera che analizza le varie possibilità nel bene e nel male della identità digitale.

Come l’IA possa portare a dei benefici economici
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8 Febbraio 2026 - 18.24


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Con l’arrivo dell’intelligenza artificiale, il dibattito sulle nuove tecnologie si è infervorato ancora di più, ma c’è un aspetto che viene spesso ignorato, ovvero i benefici economici e i diritti di servizio di cui è possibile godere con costi quasi pari a zero.

Una riflessione su questo tema arriva nel nuovo saggio di Stefano Machera, che propone il “reddito di cittadinanza digitale” e prova a valutare come l’intelligenza artificiale generi valore economico per tutti. Tuttavia, per riscontrare questi benefici bisogna avere consapevolezza e un’esperienza digitale di livello superiore rispetto al semplice utilizzo dei social. Eppure già metà degli italiani non può utilizzare queste possibilità, perché non ha sufficiente dimestichezza con le nuove tecnologie: non è una questione di dispositivo, ma di capacità d’uso, che non consentono di accedere pienamente alla nostra cittadinanza digitale.

Alla base di questa cittadinanza vi è un problema di identità, poiché Internet offre la possibilità di celare la propria identità. Per risolvere questo problema, Machera propone un’identificazione certa degli utenti digitali, utilizzando un servizio esterno alle piattaforme stesse: una soluzione che non consenta un’identificazione diretta per chi naviga sul web, ma che lasci comunque tracce in grado di permettere alle autorità di identificare gli autori di eventuali infrazioni digitali.

È evidente che il rischio del controllo digitale, già perfezionato in sistemi come quello cinese, sia dietro l’angolo, ma è altrettanto vero che servono vincoli per rendere i “leoni da tastiera” più consapevoli delle proprie dichiarazioni. L’equilibrio fra i due estremi è difficile ma necessario tenendo conto che, scrive l’autore, per completare lo scenario in cui ciascuno di noi sia un cittadino, e quindi soggetto di diritti e doveri è chiaro che occorre essere riconoscibili.

Una volta definita questa cittadinanza digitale, Machera provvede a stilare una lista non esaustiva delle possibilità di reddito, non tutte monetizzabili direttamente ma comunque in grado di garantire chiari benefici economici. Per esempio, la consultazione di vari archivi permette di risparmiare tempo e ha una ricaduta positiva sulla formazione culturale degli utenti. Questo processo, che già si poteva svolgere con un semplice computer o smartphone, con l’arrivo dell’IA è diventato molto più efficiente e immediato; pertanto, non bisogna essere troppo riluttanti nel farsi aiutare dalle nuove tecnologie.

In questo saggio agile e stimolante, Machera disegna le possibilità del nuovo mondo digitale, ma rifugge dall’idea ingenua che un sistema così articolato possa evolvere automaticamente verso una condizione ottimale. Siamo cittadini ma anche consumatori, ricorda, e i grandi benefici che ci arrivano da certi servizi gratuiti o quasi derivano dal fatto che, se non paghiamo il prodotto, il prodotto siamo noi. L’importante è la consapevolezza di ciò che la nostra cittadinanza ci offre e di ciò che può toglierci. Poi, come sempre, la scelta spetta ai singoli.

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