Al Circeo sono stati ritrovati i resti di nove individui di Neanderthal

La soprintendenza: sono vissuti tra i 50 mila ed i 68 mila anni fa, il più antico addirittura tra i 100 mila ed i 90 mila anni fa

Cranio integro ritrovato nel sito archeologico della Grotta Guttari, nel Circeo

Cranio integro ritrovato nel sito archeologico della Grotta Guttari, nel Circeo

Redazione 8 maggio 2021
Nella Grotta Guttari, nel Circeo (Latina), sono stati ritrovati i resti ricomposti di nove individui di Neanderthal e un increrdibile numero di fossili, animali e vegetali.
Il sito è considerato uno dei più importanti in Italia del paleolitico medio, e archeologi, paleontologi, antropologi, archeobotanici sono impegnati in una nuova campagna di scavo condotta dalla soprintendenza archeologia , belle arti e paesaggio delle province di Latina e Frosinone in collaborazione con l'Università di Tor Vergata.
"Una scoperta straordinaria", applaude il ministro della Cultura Dario Franceschini sottolineando il lavoro della soprintendenza.
La Grotta, spiegano gli esperti, è una banca dati smisurata utilissima a ricostruire la storia e l'ecosistema del posto in un arco di tempo che va da 125 mila a 50 mila anni fa. Dopo un crollo avvenuto circa 60 mila anni fa che ha sigillato la grotta, il sito venne scoperto nel 1939 dal paleontologo Alberto Carlo Blanc, il quale trovò i reperti conservati in ottime considizoni. 
Ad oggi le ricerce all'interno del sito sono state allargate anche ad una zona della grotta che non era mai stata indagata da Blanc.
"Gli scheletri umani ricomposti - racconta Francesco Di Maio, archeologo della soprintendenza che dirige lo scavo - appartengono tutti ad individui adulti, fatta eccezione forse solo per uno che potrebbe essere di un giovane, tra loro una sola femmina". 
I resti non appartengono tutti a persone vissute nello stesso periodo: i più vicini a noi sarebbero vissuti tra i 50 mila ed i 68 mila anni fa, il più antico addirittura tra i 100 mila ed i 90 mila anni fa.
"Un'analisi sul tartaro dei denti - anticipa il direttore del servizio di antropologia del Sabab Lazio, Mario Rubini - ha mostrato per esempio che la loro dieta era molto variata, mangiavano molti prodotti cerealicolo vegetariani, frutto della raccolta, ed è noto quanto una buona alimentazione sia fondamentale per lo sviluppo dell'encefalo".

Gli archeologi sperano inoltre di risolvere anche alcuni dei misteri intorno a questa specie: nella grotta laziale tutti i crani ritrovati presentano una larga apertura alla base, come se fossero stati aperti con l'intenzione di mangiarne il cervello. In passato, ricorda l'antropologo Rubini sull'Ansa, "era stata avanzata l'ipotesi di un rituale di cerebrofagia", ma aggiunge che "potrebbe essere stato l'uomo ad aprire il foro occipitale e la iena a finire di sgranocchiarlo, potrebbe essere stata la iena stessa ad aprirlo, e potrebbe semplicemente trattarsi di una rottura dovuta al caso".

"Con questi ritrovamenti, il sito del Circeo diventa - conclude il direttore - assimilabile per importanza a quello di El Sidron in Spagna o a quello di Krapina nell'ex Jugoslavia. La cosa incredibile al momento è che ci ha restituito molti individui, tanti da accendere una luce importante sulla storia del popolamento dell'Italia".