Canfora: «Con la xenofobia il nazismo vinse le elezioni»

Nel saggio “Fermare l’odio” il filologo e storico propone una unione tra paesi del Mediterraneo, Africa inclusa: «C’è il crollo demografico, l’unica risorsa saranno i migranti»

Luciano Canfora

Luciano Canfora

redazione 5 novembre 2019
Stefano Miliani

Immaginare una struttura mediterranea europea tra più Stati che includa alla pari i paesi dell’Africa; essere consapevoli che contro il crollo demografico e milioni di persone in meno nell’Italia del 2030 l’unica risorsa saranno i migranti; ricordare che il consenso generato dalla xenofobia è un fenomeno già accaduto nella storia e «il caso più clamoroso è stata la vittoria elettorale del partito nazionalsocialista» in Germania nel 1933. Impiega parole chiarissime Luciano Canfora, storico, filologo, professore emerito all’Università di Bari, direttore tra l’altro della rivista Quaderni di Storia, nel rispondere sulla sua ultima pubblicazione: Fermare l’odio (Laterza, pp. 80, euro 10). Nel pamphlet lo studioso guarda lontano e auspica un’intesa tra i Paesi affacciati sul Mediterraneo, gli africani alla pari degli europei.

È un periodo denso, per lo studioso nato a Bari nel 1942. Fermare l’odio esce a breve distanza da Il sovversivo Concetto Marchesi e il comunismo italiano (Laterza, pp. 992, euro 38). Del latinista, autore di una imprenscindibile Storia della letteratura latina, dirigente comunista, amico di Togliatti, Canfora restituisce la figura complessa, non ne tace le ambiguità, il suo aver accettato il giuramento fascista e le contraddizioni a posteriori sul periodo del Ventennio del regime: «uomo di genio, con la sua grandezza, le sue debolezze, le sue zone d’ombra, il suo fiuto politico talora lungimirante, il suo caratteriale individualismo», lo descrive nel libro Canfora.

Professore, lei scrive: «dobbiamo considerare l’ondata migratoria un avamposto del mondo, che coniugandosi con la ricca Europa potrebbe dar vita a una struttura euroafricana gravitante sul Mediterraneo e, in prospettiva, paritaria e integrata»
Non si tratta di una proposta tecnica con i dettagli: è un’idea che ritengo positiva e passibile di uno sviluppo attuativo di lungo periodo, non si fa dall’oggi al domani. Per tradurlo in prosa: è una proposta presentata con molta cautela. Può sembrare un sogno: l’Unione europea attuale è catastrofica. Dice giustamente un critico insospettabile come Sergio Romano che è nata malissimo e soprattutto si è gonfiata con i paesi dell’Est alleati dell’ex Unione Sovietica i quali costituiscono la longa manus degli Stati Uniti. I quali Stati Uniti con Trump presidente vogliono distruggere l’Unione europea con la guerra dei dazi. Siamo in una situazione assurda: non esiste nessuna politica estera comune, la Francia fa la sua politica in Africa, la Germania cerca buoni rapporti con la Russia, noi non sappiamo cosa fare. L’Ue è allo sbando completo: va rifondata considerando che il Mediterraneo è un’unità geopolitica che va ricomposta. E dentro quell’Unione devono esserci in parità quei paesi dell’Africa che trattiamo come nemici.

Ne dà un giudizio profondamente negativo, quindi.
Quando nel 1954 fu bocciata la Comunità europea di difesa inventarono la Comunità europea senza la parola “difesa” e la sancirono i trattati di Roma del 1957. Era una piccolissima Europa che voleva includere la Gran Bretagna, la quale poi entrò nella Ue ma senza prendere l’euro come la Svezia e la Repubblica ceca. Dopo di che l’Unione si è trovata nella situazione paradossale di avere gli Usa nemici e padroni in casa: facciamo parte della Nato di cui gli Stati Uniti sono i veri padroni e abbiamo guastato i rapporti con la Russia. Difficile far peggio di così.

Riguardo al fascismo e al regime lei scrive: «il visibile e acclarato consenso tranquillizzava le coscienze». Oggi il consenso placa le coscienze o fa emergere il lato fascista di una parte di cittadini italiani?
Non è la prima volta nella storia che si ottiene il consenso con metodi non propriamente accettabili. È successo anche nel nostro passato recente: il caso più clamoroso è stata la vittoria elettorale del partito nazionalsocialista (nel 1933 in Germania, ndr). Di solito viene dimenticato. Oggi si adopera un veicolo formidabile come la xenofobia per ottenere consenso: lo abbiamo già visto nella storia e quando lo si ripete la gente non lo ricorda.

Come arginarlo?
Questa è una domanda diversa. È difficile se la situazione è pregiudicata. Aver creato una Unione europea così sgangherata, non aver saputo affrontare il fenomeno delle migrazioni dei popoli, ci mette in una situazione paradossale. Chi dice “fuori i neri” vince le elezioni, chi dice “non sono d’accordo” le perde. Il rimedio entro dopo domani non c’è. L’auspicio è che si ricomponga una forza, una coalizione, un insieme di forze che abbiano un programma comune alternativo rispetto alla xenofobia e lo rendano comprensibile al nostro elettorato. Dico solo una cifra citata da Tito Boeri che vive di statistiche: nel 2030 il nostro crollo demografico prevede sette milioni di esseri viventi in meno nel territorio italiano. Allora chi caccia i migranti è un cretino: non si rende conto che sono l’unica risorsa su un tempo medio e lungo per contrastare il declino demografico inarrestabile. Includere vuol dire rilanciare il paese, l’economia. Parlar chiaro su questi terreni aiuterà le persone a capire che sono presi in giro dai fanatici destrorsi, xenofobi, sovranisti, populisti, termini un po’ confusi, io uso fascistoidi e credo sia più chiaro.

Su Repubblica di oggi, in un articolo sul capo ultrà del Verona che con gli ultras ha dato del "negro" a Balotelli, Luigi Manconi scrive: “quando la storia viene ridotta a un presente indistinto, amorale e fantasmatico, è la comunità degli uomini che inizia ad andare in rovina”. Dunque la storia viene triturata per essere di fatto negata?
Nel caso specifico proprio a Verona un mesetto fa la Lega ha fatto la festa con Casa Pound. Quindi tutto si tiene: fascisti gli uni e gli altri. Le leggi razziali del 1938 erano contro gli ebrei ma anche contro i meticci, i neri … Sulla copertina della rivista “Difesa della razza” una spada divide un italiano dal naso apollineo dall’ebreo, dal nero, dal cinese. Siccome menano scandalo quando si dice che sono simili ai fascisti la controprova la dà quell’avvenimento a Verona, città che è un punto di forza della Lega. Se in quella circostanza si trovano insieme vuol dire che pensano alla stessa maniera ed è il vero problema.