Mussolini e fascisti, lo spettro del regime nei libri al Salone

A Torino autori e saggi parlano della dittatura e dei riflessi sull’oggi. Come la raccolta di scritti del dittatore “Me ne frego” (il copyright non è di Salvini)

Benito Mussolini

Benito Mussolini

redazione 10 maggio 2019
Una presenza aleggi al Salone del libro di Torino. È una presenza minacciosa, è Mussolini. Non è solo l’editore Francesco Pennacchi aderente a Casa Pound e a ragione estromesso dalla kermesse soltanto dopo le polemiche e le defezioni. Parlano del duce, degli italiani e del regime dittatoriale più autori o libri passati per il Lingotto. E che avvertono dei riflessi sulla politica odierna. A partire da un volume che nel titolo, Me ne frego, potrebbe far pensare a un rimando al vice premier Matteo Salvini che adotta volentieri espressioni simili ma invece riprende direttamente una frase del duce.

Me ne frego è infatti il titolo del volume dal sottotitolo «Discorsi, articoli e interventi pubblici di Benito Mussolini, pronunciati e scritti tra il 1904 e il 1927» a cura di David Bidussa (Chiarelettere, pp. 144, euro 12) discusso giovedì 9 al Salone. Al riguardo ricorda il battagliero editore: «“Me ne frego”, “tiro dritto”, “prima gli italiani”, “chi si ferma è perduto” sono espressioni fasciste, e ora di nuovo nel linguaggio diffuso, cui il governo gialloverde strizza l’occhio e che ci riportano a una certa idea di società, dove la politica è solo un mezzo per affermarsi e zittire l’avversario. Leggere Mussolini è scioccante ma rivelatore. È lui l’inventore dell’antipolitica, della critica sprezzante dello Stato, dello sberleffo delle istituzioni».

Dichiara lo scrittore, giornalista, saggista, storico nato a Livorno nel 1955 e già curatore, sempre per Chiarelettere, di un volume sugli scritti di Antonio Gramsci: «Quelle parole, con il loro carico di immaginario, sono tornate a circolare nella nostra mente e spesso nel nostro linguaggio parlato. Sono tornate a essere ´parole gridate՝ e non più solo ´parole sussurrate՝. E la forza del grido, se senza contrasto, le rende ´parole ammesse՝. Ovvero ´legittime՝». E il passo seguente alla legittimazione di parole e pensieri devastanti è la loro applicazione alla vita civile.

Per l’agenzia Adnkronos Attilia Brocca ha notato più segnali al Lingotto: c'è il cartello che dice «editoria antifascista» all’invito dell’editore Laterza a descrivere in venti parole chi è fascista, da un lato dello stand della Bompiani con il romanzo M Il figlio del secolo di Antonio Scurati al gruppo Mauri-Spagnol che mette in bella vista i saggi di Francesco Filippi (suo il Mussolini ha fatto anche cose buone, Bollati Boringhieri) , Fascismo un avvertimento di Madeleine Albright (ancora Chiarelettere) mentre da Mondadori campeggia Fascismo Anno Zero di Mimmo Franzinelli.

Da Carocci la giornalista nota Mussolini Il primo fascista di Hans Woller e da Einaudi tre titoli: il romanzo sulla Resistenza più letto, Partigiano Johnny di Beppe Fenoglio, La barzelletta ebraica di Devorah Baum, le Istruzioni per diventare fascisti di Michela Murgia con relativo "fascistometro".

Con Bidussa hanno discusso sul fascismo, nel passato e a confronto con l'oggi, autori che hanno affrontato il medesimo tema con libri recenti: Filippi, Franzinelli, Michela Murgia, Claudio Vercelli (Neofascismi, Capricorno).

Campeggia una domanda sul sito di Chiarelettere: «Il fascismo è un fenomeno storico o un’ideologia che trascende la storia e anche la geografia politica europea? Capirlo può voler dire dare un senso alla riflessione antifascista in un modo che rifletta a fondo sulle contraddizioni che la politica oggi accoglie al suo interno». E a ciò si accompagna un interrogativo scaturito dalle riflessioni filosofiche e politiche post – nazismo dopo aver visto quale mostruosità è stato il regime di Hitler: se una forza politica rimanda a azioni e dittatori e forze che hanno annientato ogni forma di dissenso e negano la democrazia, quale è il rimando di Casa Pound che inneggia Mussolini, è giusto ammetterle al consesso della discussione oppure no?

In altri termini: se qualcuno ha il proposito manifesto di annientare la democrazia e può conquistare voti e accedere al potere (è successo con Hitler nella Germania del 1933), allora non è necessario e indispensabile fermarlo prima che uccida la democrazia, che metta in galera o peggio chi dissente? L'interrogativo fa emergere alcune contraddizioni insite in uno Stato democratico e, al tempo stesso, pone un dubbio morale: impedire quell’accesso a chi si richiama al fascismo e al nazismo è semplice, doverosa e naturale auto-difesa come infatti recita la nostra Costituzione, per cui una forza che si dice fascista e si manifesta come tale non dovrebbe esistere, anzi dovrebbe essere messa fuori legge nei fatti e nella pratica come prevede il nostro testo costituzionale.