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«Berlinguer lottava per la vita e l’Unità titolò “Ti vogliamo bene Enrico”»

Dal libro “Care compagne e cari compagni. Storie di comunisti italiani” pubblichiamo un brano sul legame profondo, politico e umano, tra il segretario del Pci e il quotidiano

«Berlinguer lottava per la vita e l’Unità titolò “Ti vogliamo bene Enrico”»
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27 Ottobre 2020 - 15.47


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“Care compagne e cari compagni. Storie di comunisti italiani” è un libro che racconta vicende in apparenza del recente passato che parlano invece molto al nostro oggi così confuso. Perché? Perché, tra tante ragioni, perché quelle pagine traboccano di passione politica pura, di rapporti umani, di rispetto e, non ultimo, di affetti profondi legati alla condivisione di ideali. Come quello, sia collettivo e sia personale, che ogni militante del Pci provava per il segretario Enrico Berlinguer.
Pubblica il volume le edizioni strisciarossa (296 pagine, 16 euro, sotto trovate il link e le informazioni per acquistarlo), la prefazione è di Livia Turco, le vignette di Ellekappa e Sergio Staino, già storici disegnatori dell’Unità. Il libro comprende “tredici storie di militanti del Partito comunista italiano raccontate da Bruno Ugolini, Paolo Soldini, Ella Baffoni, Pietro Spataro, Vittorio Ragone, Onide Donati, Vincenzo Vasile, Guido Sannino, Oreste Pivetta, Maurizio Boldrini, Jolanda Bufalini, Pietro Greco”. Pubblichiamo qui un estratto dal testo di Spataro che è stato a lungo vicedirettore del quotidiano fino alla penultima chiusura, quella del 2014.

di Pietro Spataro: Berlinguer era nella vita di tutti all’Unità

Erano cominciati gli anni 80, l’Italia stava cambiando e da qualche anno era nato il nuovo giornale di Eugenio Scalfari, la Repubblica, che insidiava lo spazio editoriale dell’Unità a cui aveva “rubato” diversi giornalisti. Bisognava avere coraggio e mettersi un po’ in discussione. “Lo dissi subito a Macaluso: questo giornale è troppo lugubre, ha bisogno di aria, di diventare più leggibile, con più cultura, più servizi giornalistici, comprese le vignette – ricorda Carlo Ricchini -. Vennero a lavorare con me Eugenio Manca e Luisa Melograni e ne cambiammo di cose. La seconda pagina diventò la pagina delle inchieste e dei reportage. Inventammo nuove pagine tematiche. Poi facemmo il grande salto e chiedemmo a Sergio Staino di collaborare. E su quelle pagine un po’ compassate arrivò l’autocritica di Bobo sotto forma di vignetta. Dopo pochi mesi, d’accordo con me, Sergio Staino propose a Macaluso di allegare un giornale satirico e nacque Tango. Fu un grande successo, anche se una parte dei dirigenti comunisti storceva il naso”.
Berlinguer, appunto. Berlinguer è una parte importante anche nella vita di Carlo. Quei drammatici giorni di giugno del 1984 chi lavorava all’Unità se li ricorda ancora bene dopo quasi quarant’anni. La notizia che arriva da Padova, il malore, il ricovero in ospedale, la lunga straziante agonia. La redazione è lì, con gli occhi puntati su quella storia che cambierà tutto. Ricchini aveva in carico la gestione delle edizioni straordinarie del giornale. Qualche mese prima aveva inventato quella prima pagina con il grande titolo ECCOCI in occasione della manifestazione contro il taglio della scala mobile voluto da Bettino Craxi. Ci sono diverse foto, conservate negli archivi, di Berlinguer che mostra con orgoglio quella prima pagina al passaggio dei cortei.

Durante i drammatici giorni di Padova, Carlo è in prima linea. “Sì sono stati per noi giorni duri. Berlinguer è stato molto per tanti, per me moltissimo, per i giornalisti dell’Unità anche. Aveva un rapporto pulito con il giornale, credeva nella sua autonomia. Ricordo che un anno prima della morte, al congresso del Pci a Milano, mi capitò di essere accanto a lui negli spazi riservati alla redazione mentre il tg commentava negativamente il suo discorso. Mi disse che bisognava trasformare il partito, che lo immaginava più aperto, più moderno. Purtroppo non fece in tempo”.

Quella notte in cui Ugo Baduel, il giornalista dell’Unità che seguiva sempre Berlinguer, telefona da Padova per avvertire il giornale, Carlo è ancora in redazione. La prima edizione stava già in macchina, la potente rotativa di via dei Taurini era già partita. La fermammo e Sergio Sergi scrisse un’ultima ora in neretto, in prima pagina. “Chiamammo Macaluso e il condirettore Romano Ledda, decidemmo di cambiare il giornale con l’aiuto di Enrico Pasquini, il capo dei grafici che è stata una persona straordinaria. Un titolo a nove colonne: “Berlinguer gravissimo”. Da quel momento ho vissuto praticamente dentro la redazione, come tanti altri, fino alla fine, fino alla morte di Berlinguer e poi ai grandi funerali di Roma”.

Sono tanti i titoli dell’Unità di quei giorni che sono rimasti impressi nella nostra memoria. Ricordo a Carlo quello, tenerissimo, “Ti vogliamo bene Enrico”. Era bello perché esprimeva il sentimento che ognuno di noi provava in quelle ore in cui tutto stava precipitando. Ma anche perché era inusuale per l’Unità, e quella inusualità lo rendeva coraggioso e nuovo. “Un bel titolo – dice Carlo – Ma non lo feci io. Fu l’idea di Renzo Foa e, se non ricordo male, di Piero Sansonetti. Io mi occupai delle edizioni straordinarie, e se ne fecero diverse in quei giorni. Sono legato a due in particolare: quella con il titolo a caratteri cubitali ADDIO e la bellissima foto di Berlinguer in barca. Uscì il giorno dei funerali. L’avevano in mano tutti quelli che riempirono strade e piazze di Roma per salutare il segretario del Pci”. La ricordo bene anch’io, quell’edizione straordinaria: ci lavorai, inviato di notte a Civitavecchia per raccontare l’arrivo delle prime navi dalla Sardegna. Un’esperienza indimenticabile. Il giorno dopo i funerali di popolo un’altra bellissima edizione con quel titolo rosso: TUTTI.

“Per prenotare inviate una mail a libri@strisciarossa.it indicando nome, cognome e indirizzo a cui verrà spedito il libro e allegando la copia del bonifico di 16 euro intestato a Associazione strisciarossa con causale “donazione libro”.
I dati IBAN per il bonifico sono i seguenti:
IT05C0200805075000105517700 Banca Unicredit filiale di Piazza Barberini, Roma. Intestato ad Associazione strisciarossa”
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