Baldinotti: «Art & Libri, così una libreria indipendente festeggia 25 anni. I libri dureranno»

A Firenze resiste bene un luogo specializzato in libri d’arte e affini: «Amazon si contrasta con la conoscenza, rapporti diretti con i clienti da tutto il mondo e i social»

L’interno della Art & Libri di Firenze. Foto Stefano Miliani

L’interno della Art & Libri di Firenze. Foto Stefano Miliani

Stefano Miliani 5 giugno 2021
Venticinque anni fa, era il 1996, due librai e un antiquario tentarono una scommessa che sembrava piuttosto audace: aprire Art & Libri, libreria d’arte, architettura e antiquariato. La città era invero propizia, Firenze. I tre erano esperti sia del mestiere sia di storia dell’arte e hanno appena brindato al quarto di secolo di attività. I fondatori erano Andrea Baldinotti e Alfredo Lupi, librai, l’antiquario Andrea Daninos, e la libreria è sempre lì più vivace che mai, passata indenne anche alla pandemia: è in via dei Fossi a pochi passi da piazza Santa Maria Novella, dal Museo del Novecento e da via Tornabuoni con Palazzo Strozzi. Con Lupi andato in pensione, la società vede tra gli scaffali come soci Baldinotti e Alessio Lupi figlio di Alfredo, più Duccio Mazzoni, valente giornalista fiorentino, come collaboratore. 
Art & Libri ha pubblicato anche libri diventati, nel loro ambiente, dei piccoli classici: a titolo di esempio saggi di Andrea De Marchi (La pala d’altare: dal polittico alla pala quadra del 2012, La pala d’altare: dal paliotto al polittico gotico del 2009), di Andrea Emiliani in coedizione con Polistampa (Leggi, bandi e provvedimenti per la tutela dei beni artistici e culturali negli antichi stati italiani 1771-1860, del 2015). Ne parla Baldinotti. 

Perché fondaste Art & Libri?
Firenze aveva Salimbeni come libreria solo d’arte. La nostra formula fu abbinare una libreria d’arte specialistica a una galleria antiquaria e si dimostrò una formula vincente e azzeccata, nelle librerie italiane non c’era nulla di equivalente. 

I clienti di un settore si riversavano nell’altro?
Sì, il mondo dell’antiquariato, i collezionisti, si fusero con storici e appassionati d’arte.

I vostri punti di forza quali sono?
I volumi di arte figurativa dall’antichità al ‘900, i libri di pittura, scultura, arti decorative, architettura, le monografie, il disegno, la grafica, i musei e le collezioni. Negli ultimi tempi con Alessio e Duccio abbiamo ampliato il bacino di utenza tramite la vendita online e la parte social sempre più mirata e raffinata. Io ho 60 anni, Alfredo a 69 ha raggiunto l’età della pensione, mentre Alessio è un quarantenne e Duccio è più che trentenne: loro due hanno curato con grande bravura la visibilità della libreria. Così si equilibra memoria storica e modernità del web e dei social.  

Quanti titoli avete?
In catalogo circa 50mila e si visualizzano in rete. 

Come avete resistito alla pandemia?
Come per tutti c’è stato un aumento progressivo di vendite perché biblioteche e istituti specializzati come il Germanico di Firenze erano chiusi e ciò ha favorito il commercio online. Inviamo due newsletter a settimana con novità e libri rari. Su richiesta facciamo bibliografie. E ora Duccio cura piccoli video di storici dell’arte che presentano le loro novità, per esempio Dario Del Bufalo ha parlato dei suoi ultimi libri editi da Allemandi, Precious Portraits, ritratti di epoca romana dalla Galleria Borghese. Ci viene riconosciuto l’essere un riferimento per tutti quelli che si muovono nel settore, dai collezionisti ai mercanti, dai direttori di biblioteche e di musei agli storici dell’arte agli appassionati. 

La clientela è locale oppure da dove viene?
Non è locale, è in tutto il mondo. Riceviamo richieste da Borgo Ognissanti a pochi metri da qui a Firenze come dall’Australia, dalla Nuova Zelanda al Sud Africa. Il mercato è globale e non vale solo per noi. La clientela è internazionale. Abbiamo più volte rappresentato l’Italia al Festival international de l’histoire du l’art a Fontainebleau, poi partecipiamo alla Biennale dell’antiquariato di Firenze ed eravamo a quella di Roma finché si è tenuta. 

Ci sono altre librerie simili alla vostra in Italia?
Bocca a Milano, Leonardo a Bologna, Oolp in qualche modo a Torino, altre non so. Roma e Napoli che io sappia non ne hanno. A Firenze c’è anche Caterina Bruschi. 

Quali sono i generi più richiesti?
Le monografie, in ogni settore. Vengono richiesti molto libri esauriti o rari, titoli fuori commercio da anni e difficili da reperire. 

Qual è l’idea di fondo?
Essere una “libreria di servizio”, come ha detto Alfredo. Il libro è una cosa viva con una storia alle spalle, è frutto di studi, tempo, passione e la passione è ciò che anima questo mestiere dove cerchiamo di dare risposte precise ai quesiti.

Quali libri vi hanno dato più soddisfazione trovare e vendere? 
Fra i libri rari venduti penso ai tre grandi volumi delle Antichità della Galleria Borghese di Ennio Quirino Visconti di fine ‘700; fra titoli più recenti penso alla monografia  del Maestro degli Annunci ai pastori scritta da Nicola Spinosa (Bozzi editore), su un pittore della cerchia di Ribera attivo a Napoli nel ‘600. Un’altra monografia particolare è stata quella di Jacopo Curzietti su Antonio Raggi (Aracne edizioni), uno scultore ticinese collaboratore di Bernini. 

Più in generale, come reggono le librerie indipendenti? I tempi sono difficili.
Si salveranno quelle con una forte specializzazione, la differenza la fanno la conoscenza, la passione rispetto alle catene librarie. Qui il rapporto con la clientela è stretto, chi ci cerca non è un cliente, un numero, è il cliente: così contrastiamo la deriva a cui sono sottoposti i librai delle catene. 

Quanto pesa la concorrenza di Amazon?
La grande difficoltà è sui tempi. Bisogna mettere sul piatto la velocità di consegna di Amazon. L’unico modo di contrastarla è essere molto precisi, fornire la nostra conoscenza, anche con suggerimenti. Se una persona dice di studiare un argomento difficilmente se ne va da qui a mani vuote, anche solo perché ha raccolto delle informazioni. È necessario avere un bacino di utenti fidelizzati che sanno di poter contare su di noi e su una attenzione che nessuna grande catena può dare. 

Come valuta il tetto allo sconto del 5% varato con la legge del libro l’anno scorso?
In Italia viene da dire che fatta la legge trovato l’inganno, tuttavia è una buona legge: deve essere fissata una quota, finora era una giungla senza regole in un mercato già di suo povero.

Com’è la situazione del mercato librario oggi, dopo oltre un anno di pandemia?
Credo che rispetto agli ultimi anni sia in leggera ripresa. Ogni tanto si sente il de profundis del libro ma il libro ha la pelle dura, sopravvivrà alle tempeste degli ultimi anni. 

Non per citare il cantante fiorentino Marco Masini però la domanda è inevitabile: perché lo fate?
Non è un mestiere con cui ci si arricchisce, certo. Lo si fa per la passione verso la storia dell’arte, per curiosità nell’approfondire, con le idee che vengono anche solo sfogliando un volume. Posso dirlo anche per Alfredo.