Pitti Uomo in emergenza sfila sul digitale. Ma non è solo una scelta momentanea

La 99esima edizione della rassegna della moda maschile italiana vive grazie alla versione in streaming. La giornalista Giuliana Parabiago: “È un nuovo modo di comunicare, però non può sostituire l’incontro”

Foto dal sito web di Pitti Immagine

Foto dal sito web di Pitti Immagine

Redazione 17 gennaio 2021

di Linda Salvetti


È in streaming, la 99esima edizione della fiera internazionale della moda maschile italiana, la più importante del comparto. A pochi giorni, dall’avvio dell'evento in una pre-edizione in formato digitale, dopo l'ultimo decreto ministeriale, è stato confermato che anche gli appuntamenti in presenza di Pitti Uomo, previsti dal 21 al 23 febbraio a Firenze, saranno solo sul web. Poteva essere altrimenti e gli organizzatori l’hanno sperato fino all'ultimo ma l'andamento della pandemia ha spezzato ogni illusione. 


Tutto è ancora in ballo per gli appuntamenti di giugno. La decisione di bloccarli provocherebbe una gigantesca sofferenza per il settore, incidendo ulteriormente anche sull’indotto. Pensiamo solo all’ospitalità. Firenze è la città da sempre eletta piazza d'eccellenza da buyer e dalla stampa del settore proveniente da tutto il mondo. Sono stati oltre 1.200 gli espositori di men’s ready to wear presenti nelle edizioni precedenti, ai quali si aggiungono gli eventi di comunicazione che ruotano intorno a questa rassegna. È come se un intero mondo vivesse un tempo sospeso tra il congelamento delle iniziative immediate e la speranza di vedere presto una decisa ripartenza. 


Un innovativo progetto in rete sostituisce così, gli eventi che si tenevano nei tradizionali spazi di Fortezza da Basso mentre qualche performance sarà praticata negli aperti cieli fiorentini. Ogni espositore ha peraltro scelto modi e contenuti diversi per comunicare la propria marca. 


La comunicazione digitale la fa così da padrona e, proprio per questo, abbiamo voluto raccogliere il parere di un’autentica esperta del settore, Giuliana Parabiago, Pr e marketing cosultant di Pitti Immagine. Viene dal giornalismo, ha diretto importanti testate di moda ed è oggi la guru del savoir faire per tutti gli eventi di Pitti (Pitti Bimbo, Pitti Filati, Pitti Taste e Pitti Fragranze). Così spiega questo delicato passaggio: “Manca soprattutto il contatto con l’internazionale. Mantenere le relazioni con i buyers di tutto il mondo è molto difficile, ma alla fine ce la possiamo fare. Non si tornerà indietro, lo streaming è un nuovo modo di comunicare, e ormai anche una condizione sociale ed economica molto importante, che però non può sostituire l’incontro, lo scambio e le interazioni con l’altro. Mi piace pensare che il digitale e l’esperienza dal vivo, siano come due vasi comunicanti che si arricchiscono reciprocamene, senza che nessuno dei due surroghi l’altro. Il nostro sogno è di tornare a fare un'edizione “in presenza”, pur mantenendo l’esperienza virtuale. Sarà, si spera, con la 100esima edizione, quella del giugno 2021.” 


Reale e virtuale dunque sono destinati a convivere: d'altra parte siamo, in comunicazione, nell’era “dell’ibridazione” sia per quanto riguarda i contenuti sia per le atmosfere. Lo dimostra anche il modo con il quale Brunello Cucinelli, ha anticipato questa edizione inconsueta di Pitti Uomo: dalla sua casa atelier nel borgo umbro di Solomeo, ha tenuto la sua sfilata in forma virtuale sulla piattaforma digitale Pitti Connect. S'è dimostrata quindi quanto mai utile la piattaforma lanciata da Pitti Immagine, la scorsa estate, proprio per supportare le aziende nell’incontro con i compratori internazionali. Lo stilista e imprenditore ha fatto dell’attenzione al nostro patrimonio artistico e umanistico una delle sue missioni con questa sfilata ha mostrato la sua affascinante visione del nostro paese. Ha confessato il suo stato d'animo ai giornalisti presenti: “Abbiamo passato un periodo difficile per il nostro corpo e per la nostra anima, ma dobbiamo accettare quello che non possiamo cambiare. Primo non dobbiamo essere arroganti dopo tutto questo dolore, ma dobbiamo essere più propensi alla gentilezza, all’educazione al garbo”. Attento anche alla sostenibilità e della provenienza dei materiali così da non creare danni agli animali, all’umanità, al creato ha ripetuto l’idea che è alle spalle la stagione della rapina dell'ambiente e che è giunto il tempo di riparare, di riutilizzare e di “restaurare". “Ora dobbiamo concentrarci sulla nostra Italia, nata non con la politica o con le guerre, ma con la cultura, l’architettura, la bellezza” - ha detto a la Repubblica – “Noi siamo lo 0.7% della popolazione mondiale ma anche la settima potenza industriale al mondo e la seconda per manifattura in Europa, dopo la Germania. Tutti noi dobbiamo ripartire con una nuova umiltà e molto coraggio”.


Il coraggio serve davvero, se si guarda all'andamento di questo settore nel 2020. Un'annata davvero nera: il settore moda dovrebbe, infatti, archiviare l’anno con perdite senza precedenti, su cui grava sia le flessioni dell’export sia il forte deterioramento dei consumi interni. Il fatturato subirà una contrazione del -18,6%, portandosi a poco meno di 8,3 miliardi di euro e bruciando, così, quasi 2 miliardi in dodici mesi. Se ne rende conto anche il sindaco di Firenze Dario Nardella che nelle giornate inaugurali ha riproposto l'idea di una Firenze che sta facendo tutto il possibile per rimanere capitale della moda: "Firenze in questi mesi ha deciso di investire sull’innovazione tecnologica, sulla transizione digitale per cui è stata consacrata come la prima smart city d’Italia; È lo stesso percorso che sta davanti a Pitti, conquistando il mondo del digitale e del virtuale, che va di pari passo e integra l’esperienza fisica, che non tramonterà mai”. 


Oltre 250 firme sfileranno nella passerella digitale. Tante etichette per i tanti diversi gusti e segmenti di mercato. A colpire i commentatori è stata, ad esempio, la scelta compiuta dall’etichetta di sportwear Herno Globe: ha lanciato, in diretta dallo showroom di Milano, una linea di prodotti sostenibili degni di nota, frutto di tessuti biodegradabili e lane riciclate. Il giorno dopo è stata la volta di un classico della moda maschile come Kiton che ha aperto le porte dell’atelier di Napoli. Dunque si può affermare, sulla base di ciò che si vede in questa particolare edizione, che la digitalizzazione si fonde con la sostenibilità ambientale. Una mossa importante per dare nuova linfa e rivitalizzare tutto l’universo della moda.