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L’Europa chiede lo stop al piano per i nuovi insediamenti israeliani

Roma, Londra, Parigi e Berlino contro i nuovi bandi aperti da Israele il 18 agosto. Quest'ultimo riguarda 1.234 abitazioni tra Gerusalemme Est e Ma’ale Adumim. I governi europei chiedono il ritiro del progetto, ritenuto incompatibile con la continuità territoriale di un futuro Stato palestinese.

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22 Agosto 2026 - 15.52


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di Lorenzo Lazzeri

Italia, Francia, Germania e Regno Unito hanno chiesto a Israele di ritirare i bandi per la costruzione di nuove abitazioni nell’area E1 della Cisgiordania, tra Gerusalemme Est e Ma’ale Adumim. La dichiarazione, diffusa dopo lo scontro tra il ministro degli Esteri britannico Ed Miliband e il collega israeliano Gideon Sa’ar, definisce la decisione “inaccettabile” perché la costruzione nell’area interromperebbe la continuità territoriale palestinese e ridurrebbe le possibilità di arrivare a due Stati. Il 21 agosto la stessa posizione è stata sottoscritta anche da Paesi Bassi, Canada, Norvegia, Australia, Nuova Zelanda, Svezia e Belgio.

Il provvedimento che ha fatto ripartire la protesta internazionale è confermato dal ministero israeliano dell’Edilizia, che ha aperto una gara per 1.234 abitazioni con scadenza il 19 ottobre, otto giorni prima delle elezioni israeliane del 27 ottobre. Le unità rappresentano circa un terzo del progetto complessivo. Peace Now e Human Rights Watch indicano 3.401 abitazioni approvate per E1. Miliband ha chiesto il ritiro immediato della gara e la sospensione del progetto, definendolo in contrasto con la visione prospettata dei due Stati. Londra ha convocato anche l’incaricato d’affari israeliano. Sa’ar ha respinto la richiesta e il “tono paternalistico” del ministro britannico. Secondo il ministro israeliano non è stata assunta una nuova decisione: l’approvazione risale al 2025 e la procedura amministrativa per le gare era già in corso. Sa’ar ha quindi accusato il Regno Unito di impartire lezioni a Israele mentre conserva territori oltremare e di ignorare l’estremismo palestinese.

Il punto è la posizione di E1. L’area misura circa 12 chilometri quadrati ed è il passaggio attraverso il quale si sviluppano i collegamenti palestinesi tra il nord della Cisgiordania, con Ramallah e Nablus, e il sud, verso Betlemme ed Hebron. La costruzione prevista salderebbe invece Ma’ale Adumim all’area urbana di Gerusalemme, chiudendo tale passaggio. È questa morfologia geografica, più del numero degli alloggi, alla base dell’opposizione trentennale al progetto.

Per Israele il collegamento tra Ma’ale Adumim e Gerusalemme risponde a una scelta territoriale sostenuta da diversi governi. Per i palestinesi e per i Paesi che sostengono la soluzione dei due Stati, E1 separerebbe invece Gerusalemme Est dal resto della Cisgiordania e renderebbe più difficile una continuità territoriale nord-sud. Il Consiglio di sicurezza dell’Onu, con la risoluzione 2334, considera gli insediamenti israeliani nei territori occupati dal 1967 privi di validità giuridica. Nel parere consultivo del luglio 2024 anche la Corte internazionale di giustizia ha ribadito che gli insediamenti in Cisgiordania e a Gerusalemme Est esistono in violazione del diritto internazionale. Israele contesta questa interpretazione giuridica e rivendica propri diritti e interessi nell’area.

Il caso è anche combattuto nei tribunali israeliani. Ir Amim, Bimkom e Peace Now, insieme a residenti palestinesi beduini della zona, hanno presentato ricorso al Tribunale distrettuale di Gerusalemme. Il 15 giugno il tribunale aveva respinto la richiesta dello Stato di archiviare il procedimento e aveva fissato al primo settembre il termine per una risposta dettagliata. Secondo Peace Now, lo Stato si era impegnato ad avvertire i ricorrenti prima dell’apertura delle offerte. Il nuovo bando per 1.234 unità è stato invece pubblicato e aperto il 18 agosto; i ricorrenti hanno quindi chiesto un provvedimento provvisorio per congelarlo.

Occorre chiarire che la pianificazione dell’area risale ai primi anni Novanta e il progetto residenziale prese forma durante il governo di Yitzhak Rabin. Per decenni i lavori sono rimasti sulla carta, anche per le pressioni degli Stati Uniti e dei governi europei. Nell’agosto 2025 l’Alto Comitato di pianificazione dell’Amministrazione civile israeliana ha dato il via libera ai piani edilizi, spianando la strada alle gare. Il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, tuttavia, ha presentato E1 come un intervento destinato a seppellire l’ipotesi di uno Stato palestinese, in accordo con i partiti di destra.

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