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Il massacro di Buča, a quattro anni dalla rivelazione dell'orrore

Furono necessari mesi per accertare il numero di morti, lasciati decomporre per strada o in camere di tortura, o sepolti in fosse comune. Oggi una delegazione UE ha ricordato la strage, nel mentre che il diritto penale internazionale tace.

Il massacro di Buča, a quattro anni dalla rivelazione dell'orrore
La mano di una donna uccisa durante il massacro di Bucha. Una particolare manicure ne consentì l'identificazione, a differenza di molti altri cadaveri rimasti senza un nome poiché privi di documenti di riconoscimento, oltre che in condizioni di scempio.
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31 Marzo 2026 - 17.18


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Il 31 marzo 2022 le forze armate ucraine riuscirono a rientrare nella cittadina di Buča, a nord ovest di Kiev, che durante il mese precedente era stata occupata dai russi. Furono trovati centinaia di cadaveri di civili, gettati in fosse comuni o riversi per strada.

Con il ritiro delle truppe occupanti, entrarono in città, insieme ai soldati ucraini, anche i primi giornalisti esteri inviati di guerra, che hanno documentato il massacro di Buča. Per mesi le autorità sono state impegnate a contare le vittime trovate per strada, in fosse comuni o in camere di tortura: ad agosto sono giunte a contare 1400 persone, tra cui 37 bambini. Molti erano stati trovati con le mani legate dietro la schiena, sparati alla nuca oppure con evidenti segni di esecuzioni sommarie; altri invece erano riversi per strada, uccisi mentre erano intenti in attività quotidiane, come trasportare borse della spesa, o portare a spasso il cane (anch’esso ucciso). Molte donne riportavano segni brutali di violenza fisica, per poi finire uccise. Per i cadaveri straziati o lasciati decomporre non è stata facile l’identificazione, molti restano ancora ad oggi registrati come unknown (sconosciuto). 

Nonostante il Cremlino ha sempre negato ogni responsabilità, arrivando a definire le immagini una “messa in scena occidentale”, le indagini ucraine ed internazionali hanno dichiarato responsabili le truppe russe che avevano occupato l’area dal 24 febbraio al 31 marzo di quell’anno. Buča, nell’oblast’ di Kiev, prima di allora era una cittadina di 28mila abitanti, moderna e confortevole, che si è ritrovata, ad assurgere a simbolo della crudeltà umana in guerra. 

Oggi una delegazione dell’Unione europea si è recata li per commemorare i morti di quel massacro. Ferruccio De Bortoli scrive sul Corriere che di quella strage resta a quattro anni un ricordo sbiadito, complice l’impasse del diritto penale internazionale che non riesce più a giudicare i crimini di guerra. Sia di quella Ucraina, al momento passata in sordina, surclassata non solo dagli altri conflitti, prima Gaza, ora l’Iran e il Libano, ma forse soprattutto dalla crisi energetica: la necessità di petrolio e gas dell’occidente europeo, nei fatti, potrebbe mettere l’UE in una situazione debitoria nei confronti della Russia, che però ad oggi non ha ancora cessato le operazioni belliche in Ucraina. 

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