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I Repubblicani tacciono sui file Epstein non pubblicati. È il silenzio dei colpevoli?

Le vittime sul piede di guerra per la disparità di trattamento: i loro nomi esposti, a differenza di quelli degli abusanti; ora chiedono la pubblicazione integrale dei documenti assieme ai Democratici.

I Repubblicani tacciono sui file Epstein non pubblicati. È il silenzio dei colpevoli?
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2 Febbraio 2026 - 19.27


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Il caso dei “file Epstein” continua a dare scandalo: le vittime denunciano che, nonostante le settimane di revisione del Dipartimento di Giustizia sulle nuove carte pubblicate, ben 3,5 milioni di documenti, le loro identità non sono state protette, a differenza dei nomi oscurati degli abusanti. Esse chiedono dunque chiedono la pubblicazione integrale di tutte le carte, compresi i nomi dei complici di Epstein. Si spera ora nel prossimo 11 febbraio, quando la ministra della giustizia Pam Bondi, allontanata dal caso Epstein dopo che aveva esposto a molte critiche la Casa Bianca, sarà sentita dalla Commissione Giustizia della Camera.

Il dossier Epstein fa capo ora a Todd, viceministro della Giustizia fedelissimo di Trump tanto da essere il suo legale personale; Blanche ha annunciato in conferenza stampa come questa tranche di documenti sarà l’ultima, malgrado le informazioni ricevute dal Dipartimento di Giustizia arrivino a circa 6 milioni di pagine. Viene spiegato che che molte resteranno top secret per vari motivi, in primo luogo perché mettono a rischio indagini federali, ma anche perché contengono documenti sensibili, come immagini di abusi su bambini o informazioni personali sulle vittime.

Spiegazioni che non hanno soddisfatto né queste ultime né i Democratici, che accusano il Dipartimento di Giustizia di aver violato l’Epstein Transparency Act, legge approvata dalla quasi totalità del Congresso. Questi chiedono al governo l’accesso alla versione integrale dei documenti senza censure, cavalcando il sospetto che circola da mesi sulla voglia dell’amministrazione di tutelare il presidente Trump. I Repubblicani non rispondono e il caso Epstein getta la sua ombra sulle elezioni di metà mandato. La promessa trasparenza del governo latita e se le polemiche continueranno, considerando anche la cronaca e i fatti di Minneapolis, il timore dei conservatori è che lo scandalo si riveli troppo grande da superare.

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