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La vita virtuale e la morte reale

Perché ci sbraniamo peggio che nel Medioevo, perché qualcuno accumula quantità insensate di soldi sulla pelle della gente, perché non ce ne frega mai un cazzo della vita degli altri?

La vita virtuale e la morte reale
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David Grieco Modifica articolo

1 Gennaio 2024 - 12.04 Globalist.it


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Ora che comincia il nuovo anno viene automatico pensare a ciò che ci attende. Le guerre sono in corso, sempre più cruente, disumane, prive di regole. Grazie ad esse, la crisi economica avanza a lunghi passi, ci strangola giorno per giorno e infoltisce le schiere dei diseredati.

Sapete tutto, inutile infierire. Ma la domanda è perché? Perché ci sbraniamo peggio che nel Medioevo, perché qualcuno accumula quantità insensate di soldi sulla pelle della gente, perché non ce ne frega mai un cazzo della vita degli altri?

Secondo il mio modestissimo parere, è questa vita virtuale che tutti ormai siamo obbligati a condurre ad aver completamente sfigurato l’umanità. Veniamo a conoscenza in tempo reale di tutto ciò che accade e nonostante questo, o piuttosto proprio per questo, non possiamo realmente fare niente per cambiare il corso delle cose. Non siamo più in grado di scegliere niente, nemmeno un film o una canzone, c’è sempre un robot che ci pensa lui. Noi non ci vediamo più. Ci messaggiamo, ci videochiamiamo, ci tagghiamo.

Forse questa è la morte. Forse noi siamo già morti tutti e conversiamo allegramente dall’al di là all’al di qua. Forse gli unici ancora vivi sono quelli che stanno morendo a Gaza o in Ucraina. E noi facciamo il tifo perché ci raggiungano presto, in questo nostro mondo dove basta uno smartphone per dare un senso alla vita che non c’è più.

Buon 2024.

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