Anche Plinio lo sapeva: non è bene far leggi sul "corno-letame"

Sancire la validità del corno-letame o delle danze al lume di luna attraverso una legge, insomma farle rientrare nel campo del diritto significa fare un balzo indietro di duemila anni

Corno-letame

Corno-letame

Maurizio Bettini 6 giugno 2021

In genere Plinio il vecchio lo si conosce per la sua gloriosa morte, avvenuta nel 79 d. c., quando si recò a Capo Miseno per portare aiuto agli abitanti in occasione della terribile eruzione del Vesuvio che portò alla distruzione di Pompei ed Ercolano. Meno nota, forse, la sua infaticabile opera di scienziato ed erudito, testimoniata dai ben ventisette libri della sua Storia Naturale. Meno nota ancora, forse, è la sua straordinaria saggezza – insomma, Plinio fu in primo luogo un grande intellettuale, dal quale ancora oggi si possono trarre lezioni di intelligenza. Dunque, in uno dei suoi libri si pone questa domanda: “se le formule magiche e gli incantesimi abbiano davvero efficacia oppure no”. La risposta che si dà è molto interessante:le persone più colte (sapientissimi), individualmente, rifiutano simili credenze, mentre la “vita” presa nel suo complesso vi presta fede ogni momento, e non se ne accorge”.

In altre parole, gli intellettuali, i sapientissimi, rifiutano che formule e incantesimi abbiano efficacia sulla realtà, ma la “vita” nel suo complesso, ossia tutti – compresi anche gli intellettuali – in realtà ci credono e non se ne accorgono: questo è il punto. Ecco perché, continuava Plinio, chiunque, dopo aver bevuto un uovo, si prende ad esempio cura di rompere il guscio vuoto, non farlo sarebbe di mal augurio.

Lo stesso principio evocato da Plinio, però, vale anche per la civiltà moderna, in cui i “sapientissimi” rifiutano le pratiche o le credenze che oggi chiamiamo irrazionali o non-scientifiche (non più “superstiziose”, che sa della Lucania di Carlo Levi), però in realtà la “vita” ci crede e le pratica, senza nemmeno far caso alla contraddizione. Per esempio, milioni di persone leggono l’oroscopo che compare sui media, benché sia noto che, quando nacque, la fede negli astri presupponeva che i pianeti fossero divinità (dunque capaci  di ‘influire’ davvero  sulla vita degli uomini); tanto meno si pensa tiene conto del fatto che l’astrologia si fonda sul sistema Tolemaico, ormai abbandonato da secoli. Per cui le ‘posizioni’ die pianeti su cui si fondano gli astrologi non corrispondono neppure alla realtà degli astri. Lo stesso si può dire per la fede riposta nei poteri di non meglio identificate “energie”, interiori o esteriori, derivanti da questo o da quel principio, o nell’efficacia di tanta ‘medicina’ cosiddetta alternativa. “Sono credenze irrazionali, ma la ‘vita’ le accetta e non se ne accorge”, direbbe Plinio. E così anche a proposito dell’agricoltura biodinamica: i “sapientissimi” la rifiutano, ma la “vita”, semplicemente, quando va al supermercato, ci crede e non se ne accorge.

 

La cosa interessante, però, è ancora un’altra, e la dobbiamo sempre a Plinio. Nell’elenco di formule potenti, incantesimi e così via, che egli fa seguire alla sua frase iniziale, non sono nominate le formule giuridiche che il pretore pronunziava solennemente nel Foro. E sì che esse possedevano un’enorme efficacia, certo superiore a quella di un incantesimo, perché potevano davvero mutare la sorte di qualcuno, da libero a schiavo o viceversa, decretarne la punizione o la morte, e così via. Evidentemente Plinio non pensava che il ius, il diritto, avesse qualcosa a che fare con la magia. A questo punto torniamo ai nostri giorni. Sancire la validità del corno-letame o delle danze al lume di luna attraverso una legge, insomma farle rientrare nel campo del diritto, questo Plinio non lo avrebbe fatto. E dispiace ritrovarsi oggi, in Italia, più indietro di un uomo che (seppure fu un grande intellettuale) è comunque vissuto duemila anni fa.