Licenziamenti, perdite pubblicitarie e utenti in fuga. Con Elon Musk alla guida, Twitter non vola più? | Culture
Top

Licenziamenti, perdite pubblicitarie e utenti in fuga. Con Elon Musk alla guida, Twitter non vola più?

Le prime decisioni del magnate di Tesla, forse affrettate, ma prese nell’ottica di un radicale cambiamento, hanno gettato in un solo mese il social network nel caos più totale, tra forti critiche ed enormi polemiche, che non sembrano contenersi

Licenziamenti, perdite pubblicitarie e utenti in fuga. Con Elon Musk alla guida, Twitter non vola più?
Preroll

redazione Modifica articolo

16 Dicembre 2022 - 16.02


ATF

di Elena La Verde

La saga “Elon Musk e Twitter”, assurda in alcuni momenti, complicata per tutto il tempo, sembra esser giunta ad un epilogo. Dopo mesi di continui tira e molla, l’imprenditore americano ha deciso di rispettare gli accordi presi, acquistando il social network. Si può perciò scrivere la parola “fine” a questa interminabile serie di drammaticità? È bene non illudersi, visti anche i pronunciamenti delle ultime ore sulla funzione e presenza dei social nella scena pubblica statunitense.  Si è aperta una nuova stagione e ci si addentra sempre di più nel vivo della vicenda.

In breve, da un mese, da quando Elon Musk ha inserito nel suo grande impero economico lo storico social network, diventandone il nuovo amministratore delegato, le cose non sembrano andare per il meglio.

Twitter ha preso il volo, e non verso cieli sereni, al contrario si spinge sempre di più in basso. È un viaggio per direttissima verso l’inferno? Le prime decisioni del magnate di Tesla, forse affrettate, ma prese nell’ottica di un radicale cambiamento, hanno gettato il social network nel caos più totale, tra forti critiche ed enormi polemiche, che non sembrano contenersi.

Ci sono stati licenziamenti di massa, a raffica, che hanno portato ad un drastico taglio del personale lavorativo. Come riportano le maggiori testate giornalistiche americane, ad esempio il New York Times (clicca qui per approfondire e leggere l’articolo in merito), su 7500 dipendenti dell’azienda, ne sono stati licenziati 3700, cioè la metà. Non si è poi fatta attendere la risposta degli ormai ex dipendenti, poiché alcuni di loro hanno presentato un’action call (in italiano un’azione collettiva) al tribunale di San Francisco, dichiarando di aver appreso del loro licenziamento in modo del tutto improvviso e di non aver ricevuto il preavviso di 60 giorni, secondo quanto stabilito dalla legge.

A inasprire ulteriormente la faccenda, sono state anche le recenti modifiche introdotte sulla piattaforma, come la nuova politica di moderazione dei contenuti, l’ampliamento dei servizi per gli abbonati a Twitter Blue, la versione a pagamento del social, e un nuovo sistema di verifica degli account. Tra le novità, infatti, spicca la possibilità di poter ricevere a pagamento la cosiddetta “spunta blu”, che fino ad ora era conferita soltanto agli account appartenenti a personaggi pubblici, enti ed organizzazioni, per garantire l’autenticità dei loro profili, evitando in questo modo che si confondessero con account falsi simili circolanti sulla piattaforma.

Queste scelte, a detta di Musk, sono state pensate per contrastare il fenomeno della disinformazione e dello spam, ma in realtà hanno sortito l’effetto contrario. Molti brand hanno sospeso e ridotto le loro inserzioni pubblicitarie, in quanto non convinte dalle strategie d’impresa di Musk.

Secondo alcune stime, Twitter avrebbe perso la metà dei suoi primi 100 inserzionisti in meno di un mese (clicca qui per approfondire e leggere il report). È un danno non indifferente, se pensiamo che la principale fonte di guadagno di Twitter si basa sulla vendita di pubblicità. Dati alla mano confermano che l’85% delle entrate proviene dalle inserzioni pubblicitarie.

Inoltre, per quanto riguarda la “spunta blu”, quest’ultima è stata lanciata per poi essere subito sospesa. Dare la spunta blu a tutti gli iscritti che pagano significa non accettarsi sull’effettiva identità di una persona dietro quel profilo. Senza controllo, tutti possono essere tutti, personificando chi non sono davvero. Quando questa nuova funzionalità è stata rilasciata, è scoppiato letteralmente il caos.

Un account ha finto di essere l’azienda farmaceutica Eli Lilly, twittando che avrebbe offerto gratuitamente l’insulina alle persone malate di diabete. L’account vero dell’azienda ha poi smentito tutto. La stessa sorte è toccata anche all’azienda aerospaziale e della difesa Lockhead Martin, dopo che un account fasullo a pagamento ha dichiarato che avrebbe interrotto la vendita di armi, facendo così crollare il prezzo delle sue azioni in borsa del 5%.

Sono chiari i motivi per cui il servizio è stato momentaneamente sospeso: i finti account, verificati solo perché a pagamento, hanno mostrato il rischio di un sistema che porterebbe ad un aumento di truffe e furti d’identità, nonché ad una rapida ed estrema diffusione di fake news (notizie false), insieme a ricorrenti episodi di incitamento all’odio.

Come se tutto questo disordine non fosse abbastanza, Elon Musk ha poi ben pensato di lanciare dei sondaggi, attraverso cui ha chiesto alla comunità di utenti di votare per riammettere sulla piattaforma i profili che erano stati in precedenza bannati. Il ripristino dell’account di Donald Trump, che era stato sospeso perché aveva incitato ad attaccare il Campidoglio, il 6 gennaio 2021, è stata la ciliegina sulla torta.

“Vox Populi, Vox Dei”, ha twittato il nuovo CEO di Twitter al termine del sondaggio, usando la locuzione latina. “La voce del popolo, la voce di Dio” è la traduzione in italiano. Quindici milioni di utenti hanno votato e il 51% si è espresso favorevole al reintegro dell’ex presidente sul social network, dopo due anni di assenza. Il popolo, secondo Elon Musk, ha parlato e così deve compiersi la sua volontà. Eppure, l’imprenditore ha fatto un errore di fondo, credendo che la risposta al sondaggio sia stata la vera voce del popolo.

A fronte di tutti i cambiamenti appena descritti, molti utenti sono migrati e si sono stabiliti su social alternativi, che offrono un’esperienza simile a quella vivibile sul social dei cinguettii. Tra le diverse opzioni esplorate, recentemente ha conosciuto molta popolarità Mastodon. Il social network, che è salito alla ribalta da poco, esiste già da tempo ed è stato fondato nel 2016 dall’ingegnere informatico tedesco Eugen Rochko, allora ventiquattrenne. Visitando il sito web dedicato, si legge che “Mastodon si descrive come la più grande rete di microblogging libera, open-source e decentralizzata nel mondo”. Semplificando il più possibile, è simile a Twitter per alcune cose, ma per il resto funziona tutto diversamente. Su Mastodon si possono scrivere post brevi di massimo 500 caratteri, che possono essere ricondivisi; si può seguire un profilo e ricambiare il follow; ci sono anche i classici hashtag, riconoscibili dall’inconfondibile cancelletto #, che catalogano le diverse parole e permettono di fare ricerche specifiche su un determinato argomento. Se l’interfaccia ricorda Twitter, allora dove sono le differenze? Sicuramente, nella  sua natura proprietaria. È un social network open-source, ovvero libero, che non appartiene ad uno dei grandi colossi big-tech, ma che può essere gestito da chiunque voglia farne parte e contribuire al progetto. Per questo motivo, su Mastodon non sono presenti pubblicità o algoritmi, elementi tipici di tutte le piattaforme che frequentiamo quotidianamente – per saperne di più sul social, rinvio alla lettura della pagina del sito precedentemente citato.

Tirando le somme, non ci vuole molto a comprendere che Elon Musk con le sue scelte controverse, che portano all’estremo il rischio d’impresa, si pone come un elemento di rottura, che tende a far discutere e influenzare l’opinione pubblica in un modo o nell’altro. La sua mania di grandezza e il suo desiderio irrefrenabile di stravolgere Twitter si inseriscono in un discorso molto più ampio di quanto sembri. Si deve tener conto che non solo Twitter, ma anche altri colossi tecnologici come Meta e Amazon sono nel pieno di una tempesta, fatta da tagli e maxi licenziamenti. In più, da tempo, si sta parlando della crisi attraversata dai social network, della fine dei modelli tradizionali che conosciamo oggi, e dello svilupparsi di altri tipi di modelli, che si basano sul brodcasting, sull’intrattenimento e sulla figura dei “creators”.

L’ascesa inarrestabile di TikTok, il continuo aumento di iscritti su Twitch e il restare a galla di Youtube ne sono un chiaro esempio. La grande presenza di questi competitors può senz’altro rilevarsi pesante, se non ingombrante, per il piccolo uccellino Twitter.

Eppure, ad Elon Musk non sembra importante. Fedele alle sue idee, l’imprenditore americano, appena è diventato il neo-proprietario, ha subito twittato  “L’uccello è finalmente libero”.  Ogni giorno, lui scrive e cinguetta, confidando nel rendere finalmente libero Twitter.

Nonostante tutto, però, dietro alle sue spalle continua a muoversi furtiva un’ombra: il delirio di onnipotenza, senza controllo, che non può fare altro che ingabbiare l’uccello, strappargli le ali e infine soffocarlo. E allora, il dubbio viene: può mai davvero volare Twitter, un uccello con il collo spezzato?

Native

Articoli correlati