Vittoria Franco: «La Toscana di sinistra è cultura dei diritti di tutti, attenti alla destra»

La filosofa: asili nido e tempo pieno estesi, tutela delle donne nel lavoro e nella salute, istituti salvati: tra don Milani e immigrati «con la sinistra siamo una terra di inclusione»

Vittoria Franco

Vittoria Franco

redazione 19 settembre 2020
di Stefano Miliani

Se la destra della leghista Susanna Ceccardi (sostenuta con forza da Salvini e da Giorgia Meloni) prende il governo della Regione Toscana è a rischio quanto ha fatto l’amministrazione di sinistra. No, di più: è in pericolo una cultura di diritti di inclusione, una cultura che ha ampliato servizi come gli asili nido, una cultura che aiuta le donne nel mercato del lavoro, un’attenzione alle realtà culturali del territorio. Lo sostiene Vittoria Franco: filosofa e politica, saggista, origini calabresi, nata nel 1949, vive da una vita nella regione, già senatrice prima per i Ds poi per il Pd, tira un bilancio per quanto sintetico di quanto a suo parere ha fatto l’amministrazione di centro sinistra guidata negli ultimi due quinquenni dal governatore Enrico Rossi. Dalla scuola al salvataggio degli Archivi Alinari alla tutela delle donne, Vittoria Franco ha uno sguardo di insieme ampio, una conoscenza profonda della realtà, e invita i concittadini a votare le forze che sostengono il candidato Eugenio Giani, a chi non è nei confini toscani, a ricordare quale idea vera della cultura ha la destra italiana.

La Regione Toscana da dieci anni è guidata da un governo di centro sinistra con Enrico Rossi come presidente: cosa ha fatto per la cultura?
Prima di tutto bisogna capire cosa è la Toscana che ha come punto identitario fondamentale la cultura: questa regione è la cultura, certo è un concentrato di tesori, è una delle regioni più importanti e conosciute e frequentate al mondo, però è anche una storia di progresso, di diritti anticipati. Pensiamo alla pena di morte: primo Stato al mondo, nel 1786 il Granducato di Toscana l’ha cancellata. È un segno indelebile. La storia repubblicana è una storia di diritti anticipati, è un punto identitario. Negli ultimi dieci anni è una storia di inclusione, di dialogo. Don Milani non è avulso da queste terre, ha segnato la storia toscana quanto a inclusione delle fasce più emarginate, dei meno abbienti, è una storia di solidarietà. Come lo è il dialogo tra le religioni.

Lei ha citato le fasce più emarginate. Concretamente, ma in breve, cosa ha fatto l’amministrazione regionale diretta da Rossi?
Siamo una delle regioni con il tempo pieno più esteso. Siamo una delle regioni con gli istituti di formazione professionale più attrezzati e inserisco questo aspetto nell’inclusione e nella cultura, è fondamentale. Dobbiamo aggiungere come non sia un caso che l’Istituto Europeo sia a Firenze: è qui perché la Toscana rappresenta una terra di accoglienza, di produzione di culture, di creazione di un tessuto culturale. E poi dobbiamo parlare dei centri di ricerca più importanti, come la Normale e il Sant’Anna di Pisa che sono tra le migliori università al mondo, e a Siena: in questi giorni si è saputo che nella città del Palio c’è un centro che verrà ulteriormente finanziato dallo Stato, privato, perché sta sperimentando la cura per il Covid, non solo il vaccino. La regione offre questo sistema perché ha un tessuto così ricco di competenze e di storia.

Una destra pero non può dire “lo buttiamo giù”.
Non lo so se lo buttano giù: se viene meno la centralità della cultura questi e altri istituti ne soffriranno molto.

Sul terreno della scuola cosa rileva?
Il tempo pieno è molto importante, nel sud non si trova e non c’è in tutta Italia. La Toscana ha fatto una battaglia generalizzata. Inoltre gli asili nido sono andati aumentando, siamo tra le regioni che ne hanno di più e fanno parte della fascia di istruzione ed educazione, non sono solo un parcheggio dei bambini ma un momento di crescita e di socializzazione dei bambini e questa è stata una delle prime regioni a recepirlo.

Gli effetti del Covid si sono fatti sentire pesantemente anche nella cultura.
Certo: ne ha sofferto tutta la cultura, ne hanno sofferto i musei, soprattutto ne ha sofferto lo spettacolo dal vivo, e penso a chi ci lavora. Mi auguro che se Giani sarà governatore recepisca questa sofferenza anche se questa regione ha una Fondazione toscana spettacolo con un ruolo importante nel tenere insieme i 240 teatri di tutto il territorio. È infatti cultura avere istituzioni in tutto il territorio, anche nei paesi, e la Fondazione cerca di sostenerle. Questa è stata tra le prime Regioni a istituire un albo degli istituti culturali che garantisce certezza di finanziamenti. Ho presieduto l’Istituto Gramsci toscano e posso dire che è importantissimo sapere che, se avevi svolto attività adeguate, per tre anni avevi finanziamenti. Poi le risorse sono diminuite ma a causa dei tagli alla cultura nazionale. Quando era al governo nazionale la destra ha portato avanti i tagli alla cultura considerata poco importante rispetto a altre priorità. Lo abbiamo sperimentato, abbiamo visto messo in pratica lo slogan “con la cultura non si mangia”. Non possiamo correre questo rischio.

È un tema di cultura civile anche il confronto con l’immigrazione.
La Regione Toscana ha rifiutato di avere centri di accoglienza come altre regioni. Rossi ha preteso una inedita sperimentazione, dai risultati positivi: l’accoglienza diffusa in piccoli gruppi in tutta la regione. E c’è riuscito. Ha ottenuto risultati molto positivi: integrare piccoli gruppi è infatti molto più facile. Avere questa sensibilità culturale significa avere un’altra sensibilità politica risolvendo bene il problema

Va riconosciuto un doppio salvataggio di istituzioni culturali. Il primo è Alinari: la società proprietaria nel 2019 aveva deciso di vendere lo sterminato tesoro da cinque milioni di fotografie, Rossi e la vicepresidente e assessore alla cultura Monica Barni lo hanno acquistato per 15 milioni, lo hanno mantenuto a Firenze, hanno creato la Fondazione Alinari per la Fotografia, nascerà un museo a Villa Fabbricotti. Il secondo salvataggio è avvenuto a Sesto Fiorentino: la Regione con il ministero dei Beni culturali ha acquisito e salvato il museo di ceramiche Ginori con pezzi dal ‘700 in poi per farne un centro culturale ed espositivo.
Giusto, sono due momenti in cui la Regione toscana ha investito molto nella cultura. Aiuta che l’assessore alla cultura, Monica Barni, sia anche vicepresidente. Salvare l’archivio Alinari non era affatto scontato né facile. E anche il patrimonio culturale della Ginori è uno strumento di identità importante.

Questi due ultimi due quinquenni di governo a guida Rossi hanno visto alla cultura due assessori donne molto brave, Sara Nocentini prima, Monica Barni fino a oggi.
Sono d’accordo. Questa è stata la prima regione ad avere una specie di carta delle donne. È un documento cogente che individua la democrazia paritaria come uno degli elementi di governo della Regione Toscana. Creare incentivi per il lavoro, oppure il sostegno ai centri anti-violenza, sono scelte ispirate alla democrazia paritaria per valorizzare tra l’altro la presenza femminile negli enti e quindi nel mercato del lavoro. Mi auguro che, se governa Giani, continui a rifinanziare questa legge così importante. Per le donne vorrei ricordare che sul piano della sanità siamo tra le prime regioni a promuovere lo screening di massa per prevenire tumori al seno e all’utero. Certo ora bisognerebbe investire di più sui consultori.

A proposito di donne: questa destra ha dimostrato come agisce quando, in Umbria, la Regione ha provato a rendere obbligatori tre giorni di ospedalizzazione per chi vuole interrompere farmacologicamente la gravidanza.
Quei tre giorni erano stati previsti in un primo momento e per una donna sono molto negativi. Per fortuna il ministro della Sanità Roberto Speranza ha emanato linee guida nazionali per cui l’amministrazione umbra che ha provato a reintrodurli ha dovuto fare un passo indietro. Ma in risposta a quell’atto la Regione Toscana ha subito deliberato che non importano tre giorni, che si può fare l’interruzione di gravidanza farmacologica in centri specializzati. Quell’atto umbro è indicativo: dove governa la destra assistiamo a una regressione, non un avanzamento, nella pratica dei diritti.

Se passa la destra guidata da Susanna Ceccardi?
Con la destra questa capacità espansiva di diritti e crescita culturale sarebbe ad alto rischio. Con la destra al governo italiano le risorse alla cultura diminuirono, il ministro Giulio Tremonti tagliava, quando fu ministro dell’istruzione, università e ricerca Mariastella Gelmini tagliò all’istruzione otto miliardi, altri a università e ricerca. La destra rappresenta la linea dei tagli alla cultura: perché qua non dovrebbe accadere? Perciò invito con forza a votare il candidato di centro sinistra Eugenio Giani.