Partigiani, Coppi e rospi: come scoprire 111 tesori e divertirsi

L’editore Emons edita guide molto originali su città e regioni: pubblichiamo un estratto dal volume di Francesconi e Martini su Langhe, Roero e Monferrato

Santo Stefano Belbo. I luoghi di Pavese. Foto © Fondazione Cesare Pavese, Santo Stefano Belbo

Santo Stefano Belbo. I luoghi di Pavese. Foto © Fondazione Cesare Pavese, Santo Stefano Belbo

redazione 10 dicembre 2018

Dalle colline di Cesare Pavese e Beppe Fenoglio all’antica città sotterranea Alba, da uno spettacolare Sferisterio ai castelli neogotici e alle prelibatezze del vino, se andate in Piemonte o ci vivete e non conoscete a fondo le Langhe, il Roero e il Monferrato, vi suggeriamo una guida fresca di stampa, gustosissima, scritta con inventiva: si intitola “111 luoghi di Langhe, Roero e Monferrato che devi proprio scoprire” (Emons, pp. 240, € 14,95), l’hanno redatta con penna felice Maurizio Francesconi e Alessandro Martini, la pubblica l’editore tedesco Emons il quale ha da anni ha trasposto in Italia una fortunata e brillante collana: edita guide su 111 luoghi “da scoprire” con un catalogo che spazia dallo scrigno archeologico semi-sconosciuto alla pasticceria più sfiziosa, dalla cantina di vino al sentiero ricco di storie.
Se pensate che leggere le guide turistiche possa annoiare, vi ricrederete. Già quella su Torino, dei medesimi autori, si legge con piacere sia per le informazioni fornite (talvolta bizzarre ed esilaranti perché la vita è bizzarra ed esilarante), sia per le vicende narrate. Di questo volume sui tre territori piemontesi, completo di siti web, indirizzi, telefoni, informazioni pratiche, pubblichiamo tre estratti su concessione degli autori e dell’editore. Anche altri brani avrebbero meritato: dal testo sul bue, esente da fisime del “politicamente corretto” aborrito dai due autori, alla “nocciola più buona del mondo”, fino al pittore Pellizza da Volpedo. Intanto godetevi questi scritti sulle strade dei partigiani, sui rospi in un laghetto (un pezzo magistrale), sul museo dei campionissimi del ciclismo Coppi e Girardengo. Alessandro Martini insegna storia dell’architettura contemporanea al Politecnico di Torino e lavora al Giornale dell’Arte, Maurizio Francesconi insegna Storia e semiotica della moda allo Ied del capoluogo piemontese ed è “Paris Editor” a Collezioni.



Sacrario di San Bernardo. Omaggio all’epica partigiana delle Langhe
Il Sacrario di San Bernardo è un monumento recente, edificato tra il 1947 e il 1951. Ricco quindi di memorie, perché racconta vicende ancora vive in queste terre: e infatti fu costruito nell’immediato dopoguerra grazie ai contributi di vari enti e alla collaborazione di molti volontari. Si erge non a caso sulla collina più alta del territorio, in un punto panoramico di straordinaria suggestione, dove
sorgevano una scuola elementare e una piccola cappella. Accoglie un ossario, sul sagrato della chiesa, in cui sono raccolte le salme di otto partigiani.
Le lapidi che affiancano il vialetto coperto di ghiaia recano scolpiti i nomi di mille caduti della lotta di liberazione (1943-45), che persero la vita nelle valli Casotto, Corsaglia, Ellero e in tutte le Langhe. È dedicato ai combattenti del 1° Gruppo Divisioni Alpine della Resistenza italiana e fu inaugurato il 14 ottobre 1951 dall’allora presidente del Consiglio Alcide De Gasperi.
Tutto il Basso Piemonte, terreno di aspre lotte partigiane e della Resistenza antifascista, e contro l’occupazione della Wehrmacht tedesca, conserva memorie importanti, anche letterarie.
Nel corso delle vostre gite tra Langhe, Roero e Monferrato non è una cattiva idea portare con voi un libro di Cesare Pavese, di Beppe Fenoglio, Giovanni Arpino, Nuto Revelli o Davide Lajolo, tra i maggiori cantori di queste terre e degli anni difficili del fascismo e della lotta di liberazione. Oltre a essere ancora letture toccanti, appassionanti e, spesso, di grande qualità letteraria (un nostro preferito: il Pavese de La casa in collina), vi forniranno sicuramente chiavi di lettura forse inaspettate per interpretare meglio, più a fondo, l’identità di questi luoghi, al di là di certe retoriche recenti.
Qui, non dimenticatelo, c’è molto di più della pur straordinaria enogastronomia. Il sacrario fa parte di una rete ecomuseale transfrontaliera denominata “La Memoria delle Alpi”, tra Italia, Francia e Svizzera.


Il biotopo. Rospi, laghetti e principi
Poche sono le certezze dell’infanzia. Tra queste c’è quella che, baciando un rospo, questo si trasformerà in un principe. Migliaia sono le donne che, certe del fatto, si sono fidanzate e hanno baciato uomini in attesa che questi ultimi diventassero almeno belli, se non principeschi. Raramente
è accaduto. Forse mai. In molti casi, però, queste stesse donne si sono innamorate dei rospi in questione e li hanno felicemente percepiti come principi per tutta la vita (spesso i rospi danno più soddisfazioni dei principi). Aggiungiamo che tutti noi siamo stati almeno una volta principi e rospi a seconda dei momenti. Aggiungiamo che sono rari nella storia i casi di principi belli, intelligenti, sensibili, altruisti e colti (a parte il principe Harry di Inghilterra e il principe Haakon, erede al trono di Norvegia).
A suffragare il fatto che la storiella non ha fondamenti scientifici, i due autori non conoscono casi di rospi che dopo il bacio sono diventati marcantoni degni di una copertina di GQ. Infine: secondo la favola dei fratelli Grimm il rospo non veniva baciato ma scagliato contro un muro (i Grimm hanno sempre avuto il gusto per lo splatter: la versione del bacio è stata creata per evitare schiere di bambine in lacrime e urlanti prima della buonanotte).
Ma veniamo a noi: nel Roero, proprio lungo il Sentiero del Castagno (vedi n. 106) esiste un biotopo (secondo la Treccani: “Nell’ambito di un ecosistema, il complesso ecologico in cui vive una determinata specie animale o vegetale, o una particolare associazione di specie”) nel quale c’è un laghetto artificiale divenuto luogo di sosta per molte specie di uccelli e anfibi. Gli anfibi sono proprio i rospi in questione (quelli della principessa, ma in versione piemontese: cioè i “babi”) che nel periodo dell’accoppiamento (il mese di marzo) depongono qui le uova. Se in voi sonnecchia la principessa delle favole fateci un salto (magari proprio durante la passeggiata nel bellissimo sentiero) e tornerete bambine. Vi sconsigliamo di provare a baciarli perché i rospi non ne possono davvero più. Stanno bene tra loro.


Girardengo e Coppi. Il Museo dei Campionissimi
Non è un caso che il Museo dei Campionissimi sorga proprio qui: non esiste luogo al mondo che abbia dato i natali a tanti protagonisti del ciclismo come Novi Ligure e il suo territorio. A poca distanza c’è Castellania nel Tortonese, il paese natale di Fausto Coppi, il campionissimo per eccellenza, la cui rivalità con Gino Bartali nell’immediato dopoguerra divise l’Italia in accanite fazioni, secoli dopo i Guelfi e i Ghibellini. Ed è proprio a Novi che nacque nel 1893 Costantino Girardengo detto Costante, due volte vincitore del Giro d’Italia, primo campionissimo nella storia del ciclismo italiano. Dopo il ritiro nel 1936, diede il proprio nome a una marca di biciclette e a una squadra professionista.
Questa terra, definita da molti “l’università del ciclismo”, è infatti anche la patria di alcune delle più gloriose case costruttrici, come la Santamaria e la Fiorelli. E, mito a tutto tondo, Girardengo fu anche protagonista di un’amicizia (cantata anche da Francesco De Gregori in Il bandito e il campione) con Sante Pollastri, noto bandito del tempo, anch’egli di Novi e grande tifoso del campione. Tutto questo, e molto altro, è raccontato nel museo, vero santuario del ciclismo (raccontato sia come evento sportivo sia come epica di eroi leggendari per la cultura popolare) inaugurato all’interno di un capannone di inizio Novecento della vecchia Ferriera.
Su una “pista” centrale è rappresentata l’evoluzione del fondo stradale, dalla terra battuta ai più recenti materiali, grazie a quaranta biciclette che rappresentano l’evoluzione tecnica del mezzo, dal legno alle fibre di carbonio. Le più epiche imprese sportive e i maggiori protagonisti sono ricordati, grazie a pagine di giornali, filmati d’epoca, testimonianze visive e sonore proiettate su schermi giganti.
Senza dimenticare la “storia in rosa”, a partire dal “diavolo in gonnella” Alfonsina Morini-Strada: la prima donna a competere in gare maschili come il Giro d’Italia, tra le pioniere della parità di genere nello sport.


Maurizio Francesconi e Alessandro Martini, 111 luoghi di Langhe, Roero e Monferrato che devi proprio scoprire © Emons Verlag GmbH, pp. 240, € 14,95


Il reportage Nizza Monferrato: quando il vino diventa patrimonio Unesco