Sex, ombre e cultura: passeggeri della vita benvenuti in Islanda

Non c’è solo Bjork. Con “The Passenger” la casa editrice Iperborea apre una serie a più voci dal paese dove occorre una app per non finire a letto con un parente

Vista di Reykjavik

Vista di Reykjavik

redazione 25 giugno 2018

Rock Reynolds


Sarà vero che quello islandese è un popolo che presta estrema attenzione al rispetto assoluto dell’ambiente? Si direbbe di no, dato che pare che, se tutte le popolazioni fossero altrettanto affezionate ai beni di consumo, non basterebbe un pianeta cinque volte più grande per soddisfarne le esigenze. Inoltre, l’Islanda ha il più elevato consumo di energia pro-capite, anche se in larga parte si tratta di energia geotermica, a basso impatto ambientale. Ed è, per giunta, poco propenso a rispettare gli accordi internazionali in materia di pesca, una delle ragioni principali per cui non ha aderito alla Comunità Europea. E che dire della leggenda secondo cui i banchieri e i politici “cattivi” a cui venne imputata la pesantissima crisi finanziaria del 2008 sarebbero stati tutti pesantemente puniti, con un repulisti assoluto? Anche questo in larga parte falso: i più ricchi di allora sono i più ricchi di oggi in Islanda. Ed davvero è necessaria una app per capire se, in un paese di 350.000 abitanti, confinati senza grandi speranze dalle acque gelide dell’Atlantico, stai per finire a letto con un parente più o meno stretto prima di dedicarti a un’attività che, in un luogo in larga parte inospitale, con scarse possibilità di scelta, con giornate lunghe e notti interminabili, è ancor più appetibile e, soprattutto, facilmente accessibile che altrove? Anche questo è frutto di una interpretazione superficiale di una ricerca all’avanguardia compiuta su uno dei popoli gioco forza più omogenei della terra, proprio perché da sempre isolati e limitati negli spostamenti e incroci.
La prima tappa di tanti viaggi nel mondo
A queste e altre domande curiose troverete risposata in The Passenger – Islanda (Iperborea, pagg 176, euro 18,90), primo capitolo di quello che dovrebbe essere un lungo viaggio di approfondimento nella cultura di molti paesi. E quale Stato occidentale avrebbe potuto far esordire questo interessante progetto meglio dell’Islanda, un blocco di terra, ghiaccio e fuoco appena al di sotto del Circolo Polare Artico? Anche questo, peraltro, è un falso mito da sfatare: l’Islanda ha sì parecchi ghiacciai ed è dominata da un clima alquanto rigido, ma non è una terra di ghiacci perenni e, appunto, si trova quasi interamente sotto il Circolo Polare Artico.
The Passenger, in realtà, non è una raccolta di trivia, una collezione di curiosità in grado di farvi sbancare a un gioco di società. Semmai è il tentativo di fare ordine nella cultura di paesi che presentano qualche affinità e molte differenze rispetto alla nostra. Nel caso dell’Islanda, poi, la cultura è davvero una delle discriminanti principali di un paese che ha capito da tempo di poter aspirare a un futuro possibile solo dando impulso alle sue eccellenze, favorendo un livello di scolarità elevatissimo, creando i presupposti ambientali ideali per scrivere libri, fare musica, dedicarsi alle arti e nutrire, così, una democrazia partecipativa che faccia del dialogo aperto uno dei suoi principi fondanti.
Non è tutto oro quel che luccica
Ovviamente, non è tutto oro quel che luccica e The Passenger ce lo fa intendere meglio di qualsiasi guida turistica. Imperniato su una grafica asciutta ed elegante, con foto di grandi fotografi e articoli di giornalisti e scrittori di primo piano, ricorda dalla copertina un quaderno antico, ideale per tenervi il classico diario di viaggio.
E andare in Islanda oggi è un viaggio meno complicato di una volta, ma pur sempre un’esperienza da affrontare con meraviglia e preparazione. Il clima è un personaggio ineludibile di ogni scritto, fantasioso o giornalistico che sia. Fa il paio con l’isolamento, un elemento non solo geografico ma parte integrante del Dna del popolo islandese, per questo ancor più fiero della propria unicità. Basti assistere a una delle partite che la impavida nazionale sta sostenendo ai mondiali di calcio in Russia per capire che il cuore di un’intera nazione batte per i suoi ragazzi, insieme ai suoi ragazzi.
Prima la cultura, poi lo sport
Eppure, lo sport non viene prima della cultura dalle parti di Reykjavik. Nella capitale, dove si concentrano circa 200.000 persone, ci sono librerie, negozi di dischi, gallerie d’arte, quartieri gentrificati che fanno da musei a cielo aperto, locali notturni in cui la musica la fa da padrona. Sembra di essere in una grande capitale europea in miniatura, ma tutto è amplificato. Persino esagerato. Il venerdì sera, il weekend si apre con il leggendario runtur, la serata a ruota libera che tutti gli islandesi – con il benestare della polizia purché non si superi un oscuro livello di eccesso – si concedono: alcol, sostanze stupefacenti, approcci libertini, e via dicendo. Hallgrímur Helgason, qui presente con il pezzo che apre la rivista, ce lo ha raccontato mirabilmente in 101 Reykjavik (Guanda), un ritratto allucinato e allucinogeno della società islandese contemporanea e delle sue paure, esorcizzate attraverso l’ottenebramento dei sensi e un insopprimibile desiderio di bellezza. Due bei contrasti, in qualche modo testimoniati dagli esordi semi-punk di Bjork, una vera icona nazionale che ha fatto del sound islandese una bandiera fin troppo incensata all’estero. Ma il punk è uno stato d’animo che ben descrive questa piccola nazione, al punto che dal 2010 al 2014 la capitale è stata retta da una giunta anarcoide, praticamente di guitti. Ma non c’è bisogno di cercare stranezze in questo paese in cui persino gli animali sono incuriositi dalla presenza di stranieri, che probabilmente percepiscono come bestie rare.
Come dicevo, non tutto brilla in questo paese dalla natura preponderante e dalle tinte ottimamente rappresentate nella scelta della carte e delle foto di The Passenger. Ci sono autori, come il popolare giallista Arnaqldur Indriðason (Guanda) che ci ricordano quanto il dramma della solitudine condita da alcolismo e tossicodipendenza sia un guaio concreto per gli islandesi. E, ben prima, ci sono state le sferzanti parole del premio Nobel Halldór Laxness (il suo capolavoro, Gente Indipendente, è pubblicato in Italia proprio da Iperborea), molto critico nei confronti dell’eccesso di confidenza con cui il governo islandese costruiva nuove centrali idroelettriche a danno dell’ambiente.
Insomma, in The Passenger – Islanda, c’è questo e molto altro. Ed è solo il primo capitolo per “Il Passeggero” di Iperborea. Prepariamoci a un viaggio lungo e avventuroso.