L’immagine dell’integrità pubblica in Italia torna a farsi opaca, segnando un momento di arresto nel percorso di trasparenza intrapreso negli ultimi anni. Secondo le ultime rilevazioni dell’Indice di percezione della corruzione (Cpi) relative al 2025 riportate dall’analisi di Transparency International, il nostro Paese ha visto il proprio punteggio scivolare a 53, confermando un trend negativo già timidamente emerso l’anno precedente.
Questa flessione interrompe un ciclo virtuoso di crescita che durava dal 2012 e posiziona l’Italia al 52esimo posto nel panorama mondiale, mentre nella classifica tra i Paesi Ocse è 31/esima su 38 . All’interno dell’Unione Europea la distanza dalla media rimane marcata, collocandoci nelle retrovie di un continente in 19esima posizione, con la Danimarca che continua a rappresentare il modello d’eccellenza con un punteggio quasi perfetto.
Le ragioni di questo arretramento sembrano risiedere in un progressivo indebolimento dell’impalcatura normativa dedicata al contrasto del fenomeno. In particolare, la scelta di depenalizzare il reato di abuso d’ufficio viene indicata come uno dei fattori che hanno inciso sulla tenuta del sistema di prevenzione nazionale. Questo scenario si inserisce in un contesto internazionale altrettanto complesso, dove la corruzione sembra riguadagnare terreno anche all’interno di democrazie storicamente solide. Paesi come il Regno Unito, la Francia o persino la Svezia mostrano segnali di affaticamento, suggerendo che nessuna istituzione può considerarsi immune senza una vigilanza costante.
Il rapporto lancia, inoltre, un monito sulla salute dello spazio civile e delle libertà fondamentali. Esiste un legame diretto e preoccupante tra l’aumento delle pratiche corruttive e la limitazione dei diritti di associazione e di espressione. In molti Stati dove la percezione dell’onestà pubblica è crollata, si è assistito parallelamente a una riduzione della partecipazione dei cittadini e della libertà di stampa.
Questo legame dimostra che la lotta al malaffare non è solo una questione di codici penali o tribunali, ma un pilastro essenziale per la sopravvivenza stessa del modello democratico, oggi sotto pressione in gran parte del pianeta, mentre nazioni come il Sud Sudan rimangono purtroppo ancorate al fondo della graduatoria globale.