“Tre piani”, il romanzo di Nevo del nuovo film di Nanni Moretti

Il microcosmo di un condominio con le vite dei suoi abitanti: il regista per la prima volta adatta un libro, quello dello scrittore israeliano, e trasferisce l’ambientazione in Italia

Nanni Moretti ed Eshkol Nevo sul set dell’ultimo film di Nanni Moretti

Nanni Moretti ed Eshkol Nevo sul set dell’ultimo film di Nanni Moretti

redazione 3 novembre 2020
di Sonia Boldrini
 
Nanni Moretti ha scelto il romanzo “Tre piani” di Eshkol Nevo per farne un film, che dovrebbe uscire nei primi mesi del 2021, sperando in sale cinematografiche nel frattempo riaperte.
Il libro di Eshkol Nevo (“Shalosh Komot”, il titolo originale), uscito in Italia nel 2017, è il romanzo di un condominio del Borghesistan, di 3 piani, 3 appartamenti e 3 personaggi in cerca di interlocutori. Al primo piano vive, con la famiglia, il padre di una bambina, forse vittima di abusi da parte dell’anziano vicino arrivato dalla Germania, il signor Hermann, con la sua aria da “cancelliere tedesco”. Al secondo piano, la madre di due bambini piccoli “sconfitta, dalle gravidanze, dalla mancanza di sonno” e dalle lunghe giornate in cui non scambia una parola con un adulto. Al terzo, una giudice in pensione, vedova.
Tutti e tre scrivono o parlano con qualcuno che non c’è: il fraterno amico scrittore, l’amica d’infanzia a cui tutto sembra andare bene e il marito morto. Lettere, conversazioni, messaggi in segreteria telefonica, tutti i mezzi vanno bene perché “L’importante è parlare con qualcuno. Altrimenti, tutti soli, non sappiamo nemmeno a che piano ci troviamo, siamo condannati a brancolare disperati nel buio, nell’atrio, in cerca del pulsante della luce”.
I rapporti tendono all’uno contro uno, a differenza che nei precedenti, fortunati libri di Eshkol Nevo, “La simmetria dei desideri” e “Nostalgia”, corali, affollati. La folla, qui, quando compare, alla fine, nel terzo episodio, è quella che manifesta per un paese più giusto (il movimento delle tende del 2011, a cui l’autore dette il proprio sostegno). E, quando compare, salva. L’ultimo personaggio, Dovra, infatti, unendosi alla folla, ai suoi connazionali che manifestano, alla fine, va incontro anche alla vita: “Prima di mezzanotte abbiamo cantato l’inno nazionale insieme ad altre trecentomila persone. Ho sentito che le parole dell’inno sono vere, la nostra speranza non è ancora perduta”.

La letteratura condominiale ha sempre avuto molta fortuna, da Zola a Gadda a Perec, con la sua “La vita, istruzioni per l’uso”. Lo sanno anche gli sceneggiatori di “Un posto al sole”, fortunata soap opera italiana ambientata in un condominio napoletano.
Il condominio è un microcosmo, e i condomini in tempo di lockdown potrebbero raccontarcene di storie. Ma quello di Nevo è anche un condominio interiore, il condominio freudiano dell’ES, dell’Io e del Super-Io, come dichiara la quarta di copertina. È anche per questo, immaginiamo, che per la prima volta Nanni Moretti ha lavorato alla regia di un film partendo dall’adattamento di un romanzo, firmato con Federica Pontremoli e Valia Santella.

Un giorno Moretti ha mandato una mail a Nevo: “Ho letto il suo libro Tre piani e vorrei farne un film. Lei è d’accordo?”. L’autore israeliano, ex pubblicitario, insegnante di scrittura creativa, appurato che non si trattava di un fake, ha risposto con entusiasmo, essendo sempre stato un ammiratore dei film di Nanni Moretti, a partire da Caro diario.
Nel film di Moretti le vicende dei protagonisti dei 3 appartamenti si svolgono in Italia e non a Tel Aviv, come nell’originale. Ma se il romanzo di Nevo è israeliano fino in fondo, come tutta la sua produzione, con la presenza continua delle vicende nazionali e della difficile convivenza con il popolo palestinese, i temi sono quelli con cui abbiamo a che fare tutti, ovunque. Bambini e adulti, coppie alle prese con l’arrivo dei figli, fratelli, cose giuste e sbagliate da fare, sconfitte, la ricerca di un happy ending, il bisogno di perdonarsi e di essere perdonati.
“I tre piani dell’anima non esistono dentro di noi. Niente affatto! Esistono nello spazio tra noi e l’altro, nella distanza tra la nostra bocca e l’orecchio di chi ascolta la nostra storia. E se non c’è nessuno ad ascoltare, allora non c’è nemmeno la storia”.
Per questo servono i lettori.

Eshkol Nevo, Tre piani, Neri Pozza 2017, pp. 255