Mandrake, mago ipnotizzatore e un uomo come tutti

Compie 85 anni il personaggio che si batte contro “cattivi” in gamba e passato dall’esotismo alla fantascienza

Mandrake

Mandrake

redazione 29 maggio 2019
Enzo Verrengia

È stato quasi del tutto dimenticato nell’epoca della tecnologia che appanna tutte le magie. Ma compie ottantacinque anni un personaggio a fumetti che ha elevato il gioco di prestigio a strumento di avventura, intrigo e thriller.
Mandrake esce per la prima volta l’11 giugno 1934, a strisce sul New American Journal, su disegni di Phil Davis e testi di Lee Falk, che due anni più tardi avrebbe creato The Panthom, l’Uomo Mascherato. I proverbiali baffetti del mago sono ispirati a quelli di un famoso caratterista, l’attore Adolphe Menjou. Le sue prime avventure mettono l’accento sull’esotico, vista anche la presenza del servitore negro Lothar, con tanto di perizoma di pelle di leopardo. L’impianto deriva direttamente dal feuilleton, con la solita fanciulla in pericolo, cioè la principessa Narda, di probabile origine mitteleuropea, candidata all’altare con Mandrake e finora mai impalmata.

Il mago deve vedersela con una specie di Quasimodo, il gobbo Ravak, che a Lothar oppone il gorilla Klage, che ha subito il trapianto di un cervello umano. Oppure c’è da sventare qualche impresa di un geniale ladro trasformista, Saki, che ha il suo covo nell’impenetrabile Casbah. La necessità è come al solito quella di creare nemici altrettanto in gamba dell’eroe positivo. Ed anche Mandrake sfonda per la sua capacità di ricorrere ai superpoteri – le sue doti di ipnotizzatore – solo in extremis, dopo aver sfoggiato ottime capacità umane. La stessa storia di Superman, che piace perché ci si può identificare con il suo alter-ego Clark Kent. In entrambi i casi c’è la rivincita dell’everyman, sul quale sanno far leva i grandi creatori di sogni.

L’approdo al cinema
Inevitabilmente, Mandrake approda al cinema, con un serial di 12 episodi, prodotto dalla Columbia nel 1939 e diretto da Ray Nelson e Norman Deming. Il protagonista è Warren Hull, che stranamente non sfoggia i baffetti dell’originale a fumetti. Nel ruolo di Lothar il bronzeo Al Kikume, in quello di Narda la bellezza verace da Middle West di Doris Weston, che fa perdere tutte le connotazioni europee dell’originale.

Nel 1964 muore il disegnatore Phil Davis, e la penna passa a Fred Fredericks. Mandrake, con il consenso dell’autore Falk, passa dall’esotismo al giallo tecnologico ed alla fantascienza. Deve vedersela con l’Interintel, un’organizzazione criminale che ricalca la Spectre di James Bond. E non basta, in seguito viene ripreso nel futuro. O meglio, è di scena suo figlio, che insieme a quelli di Gordon e dell’Uomo Mascherato sono attualmente protagonisti di una serie intitolata “I difensori della Terra”. Dietro l’operazione c’è l’intento commerciale di sfruttare tutti i personaggi del King’s Feature Syndicate, detentore dei diritti.