Il passato presenta sempre il conto, nella Napoli di De Giovanni

Per la serie dei "Bastardi di Pizzofalcone", con il nuovo romanzo "Souvenir" lo scrittore scava nella realtà a partire da un ferito nel cantiere della metropolitana

Alessandro Gassman nella serie tv "I Bastardi di Pizzolfalcone"

Alessandro Gassman nella serie tv "I Bastardi di Pizzolfalcone"

redazione 20 dicembre 2017

Enzo Verrengia


 


Il successo di Maurizio De Giovanni ha delle coordinate geografiche ineludibili. Napoli è una fucina di atmosfere, sensazioni e circostanze che ne rimarcano la specificità. Come la New York di Ed McBain. A quest’ultimo e al suo 87º Distretto De Giovanni non fa mistero d’ispirarsi per la serie sui Bastardi di Pizzofalcone, con il vantaggio di superare in realismo il predecessore per la familiarità che il pubblico italiano ha rispetto ai caratteri dei protagonisti. Si tratta di operatori della polizia destinati a un commissariato di zona in via di smantellamento per la corruttela che vi ha imperato. I nuovi arrivi riscattano questa immagine e guadagnano nuova vita al fortilizio della legalità, che le istituzioni decidono di mantenere in piena attività.
Fra le pagine del nuovo episodio, Souvenir, si ritrovano i segugi umanisissimi di De Giovanni, che acquistano ancora più vividezza nella risoluzione di un caso la cui complessità travalica le apparenze iniziali.
In un cantiere della metropolitana viene ritrovato un uomo privo di sensi con gravi ferite da percosse e un trauma cranico che lo manda in coma. Data la vicinanza del commissariato di Pizzofalcone, giungono l’ispettore Lojacono, detto il Cinese per i suoi tratti un po’ orientali, e l’agente Di Nardo, capace e mascolina. Accertano che la vittima, in un primo tempo priva di identificazione, è Ethan Wood, statunitense, arrivato qualche giorno prima all’Hotel Tritone di Sorrento con la sorellastra Holly e la madre Charlotte, diva hollywoodiana ottantenne, ormai in disarmo e affetta da Alzheimer. Quest’ultima, pur essendo nata a Brooklyn, viene da una famiglia originaria di Ruvo del Monte, in Basilicata e si chiama in realtà Carlotta Lucy Castiglione. Con loro c’è Beth, l’infermiera che si occupa dell’invalida.
L’indagine non tarda a entrare nel vivo, tagliando le esistenze private dei “bastardi”. L’amore dell’agente scelto Aragone per Irina, la receptionist montenegrina del lussuoso albergo dove abita all’insaputa dei colleghi. Il legame tra la Di Nardo e Rosaria Martone, dirigente della scientifica. Ancora: l’assistente capo Francesco Romano e la sua “quasi-ex-moglie” Giorgia vogliono adottare una neonata che lui ha trovato in un cassonetto. Soprattutto, la relazione di Lojacono con Laura Piras, sostituto procuratore, difficile in partenza e a quanto pare troncata.
Tutto questo è la carica a molla, che scatta a precipizio. Ecco dunque la scoperta del motivo che ha spinto Wood e la sua cerchia familiare a venire in Italia. Ecco dunque l’aggressione al figlio della star intrecciarsi con l’incubo che attanaglia l’area partenopea e non solo: la camorra. Ecco dunque Lojacono e i suoi districare un doppio filo investigativo il cui capo risale ai remoti anni ’60, quando Charlotte Wood girò a Sorrento un’allegra e spensierata pellicola in technicolor tipica di quegli anni, dal titolo “Souvenir”, per tornarsene poi a Hollywood con un ricordo ben concreto della costiera da cartolina che campeggia sulla copertina del libro.
I Bastardi di Pizzofalcone devono compiere una ricognizione degli avvenimenti alla velocità della molla scattata dopo i primi capitoli. Avvenimenti di un’epoca relegata nella memoria, che però condiziona il presente, perché, scrive De Giovanni: «Il passato ritorna sempre, sai. E presenta il conto».


Maurizio De Giovanni, Souvenir (Einaudi ed, pp. 332, Euro 19,00)