Raffaello, Giulio, Mantegna e gli altri: luci del Rinascimento in dieci mostre

Una guida alle rassegne sui maestri e cultori dell’arte tra fine ‘400 e primo ‘500 a Urbino, Gradara, Pesaro, Firenze, Mantova, Pordenone, Torino, Roma e Ascoli

Nella foto da sinistra particolari dalla Madonna Aldobrandini di Raffaello, dall’Aretino di Tiziano, dall’Ecce Homo di Mantegna

Nella foto da sinistra particolari dalla Madonna Aldobrandini di Raffaello, dall’Aretino di Tiziano, dall’Ecce Homo di Mantegna

redazione 25 dicembre 2019
Ste. Mi.

Orson Welles una volta osservò che la nostra penisola frantumata, occupata da potenze straniere e corrotta nel Rinascimento generò Michelangelo, la Svizzera dove tutto funzionava l’orologio a cucù. Al di là dell’aneddoto che adula il campanilismo italico e speriamo solletichi il senso di ironia e non minacciosi nazionalismi, l’Italia delle corti e delle guerre tra fine ‘400 e primo ‘500 fu tanto violenta, come ha raccontato Ermanno Olmi nel film Il mestiere delle armi, quanto culturalmente vivacissima in un periodo fondante della modernità.
Sarà anche per rimirare fasti passati che nell’Italia centro-settentrionale ben dieci mostre ruotano intorno a quel periodo. Da Raffaello e amici urbinati a Mantegna, vi proponiamo pertanto una rosa di appuntamenti espositivi dove artisti e riflessi si intrecciano e rimandano l’un con l’altro più volte, dove l’amore per la classicità, con le sue nudità e dimensioni sensuali, si contrappone con forza e generosità allo spirito devozionale delle immagini sacre.
Un tour simile sarebbe impossibile se non in forma virtuale: tuttavia vedere in sequenza queste rassegne permetterebbe di ricostruire visivamente anche a chi non è esperto intrecci, connessioni, distanze e forse ci consentirebbe di capire meglio perché quel periodo di crisi politica ci sembra tanto vicino.

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Raffaello e i suoi amici a Urbino
“Raffaello e gli amici di Urbino” alla Galleria Nazionale delle Marche nel Palazzo Ducale della città del Montefeltro raccoglie dipinti del pittore che lì nacque nel 1487 e iniziò, a partire dal ritratto della “Muta” del museo stesso, per affiancarla con pezzi come la “Madonna Conestabile” dall’Ermitage di San Pietroburgo e la “Madonna Aldobrandini” dalla National Gallery di Londra. Il tasto forte però va oltre il pittore morto a Roma nel 1520: curata da due storiche dell’arte eccellenti come Barbara Agosti e Silvia Ginzburg, la mostra fa conoscere al pubblico più vasto un bravo pittore come Girolamo Genga e un altro collega che al confronto appare decisamente inferiore, Timoteo Viti. Così, con un’impostazione chiara e scorrevole, e una dimensione abbordabile, nelle sale si comprende come anche l’arte del passato non sia fatta solo di capolavori quanto come il capolavoro nasca dal confronto e da un humus culturale variegato, non dal genio sbucato dal nulla.
È una mostra tanto divulgativa così come regge su ricerche e approfondimenti voluta dall’ex direttore della Galleria Nazionale Peter Aufreiter; dura fino al 19 gennaio

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Dürer e gli incisori tedeschi del ‘500 a Gradara e Pesaro
Nel riaperto Palazzo Rubini Vesin a Gradara, a nord di Pesaro, fino al 16 febbraio sono esposte circa 400 grafiche prestate da collezionisti privati da Albrecht Dürer (1471-1528) e i colleghi del primo ‘500. In parallelo, con la stessa scadenza, la Biblioteca Oliveriana a Palazzo Almerici a Pesaro ospita la mostra “Guardando Dürer: i libri, i collages e Luca di Leida”, con pezzi dell’amico e concorrente del maestro. Si tratta di una panoramica sulla capacità di estrapolare e rappresentare dettagli minuti, paesaggi, scene urbane e sacre, del Dürer, una capacità tecnica che ha anche profonde implicazioni filosofiche e una pratica strettamente connessa al diffondere immagini sacre del crescente pensiero protestante nei paesi nordici. Il curatore è un giovane e capace storico dell’arte, Luca Baroni, onore pertanto al Comune con la sua rocca per l’affidarsi a forze nuove.

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Aretino letterato licenzioso e patron degli artisti agli Uffizi
Drammaturgo, poeta, autore di testi licenziosi, e di sonetti lussuriosi ad altissimo tasso erotico, promotore dell’arte e degli artisti, amico di quel Giovanni dalle Bande Nere raccontato proprio dal film di Olmi Il mestiere delle armi, il letterato fu un “influencer” potente e ascoltato pur tra alti e bassi. Nato ad Arezzo nel 1492, morto a Venezia nel 1556, Pietro Aretino viene raccontato con una mostra nell’Aula magliabechiana agli Uffizi di Firenze fino al 1° marzo dove figurano opere di Tiziano (compreso il ritratto del letterato medesimo), un magnifico dipinto di Lorenzo Lotto, una stupenda Morte di Adone di Sebastiano del Piombo.
Non mancano riproduzioni e pagine originali di quei sonetti illustrati da Raimondi su disegni, oggettivamente porno, da Giulio Romano, ritenuto l’allievo più bravo di Raffaello Sanzio: quelle pagine obbligarono il letterato a fuggire da Roma e dalla potenza censoria della curia. A cura di Anna Bisceglia, Matteo Ceriana e Paolo Procaccioli.

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Mantova si inchina a Giulio Romano 1: il desiderio
Proprio il miglior allievo a Roma di Raffaello, nato nella città pontificia nel 1494 o nel 1499, con il nome di Giulio Pippi de’ Jannuzzi, riceve un duplice omaggio nella città dei Gonzaga che lo accolse, dove ha lasciato imponenti testimonianze come gli affreschi a Palazzo Te e dove morì nel 1546.
Proprio in quel palazzo fino al 6 gennaio prosegue “Giulio Romano: Arte e Desiderio”. L’esposizione, a cura di Barbara Furlotti, Guido Rebecchini e Linda Wolk-Simon, è parte del programma sull’artista in corso fino a giugno 2020 e “indaga la relazione tra immagini erotiche del mondo classico e invenzioni figurative prodotte nella prima metà del Cinquecento”. Non perdetevi la raffigurazione dei due amanti del 1524 circa: viene dall’Ermitage di San Pietroburgo e una vecchia sembra proprio far da guardona alla coppia, nuda, nell’alcova.

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Mantova si inchina a Giulio Romano 2: la stravaganza
Palazzo Ducale, sempre fino al 6 gennaio 2020, ospita “Con nuova e stravagante maniera”. Con la collaborazione del Louvre di Parigi, curata da Peter Assmann, Laura Angelucci, Paolo Bertelli, Roberta Serra, con di Michela Zurla e di un ampio, la rassegna vuole esplorare la varietà di forme in cui Giulio Romano manifestò il proprio estro: dall’architettura alla pittura, dagli arazzi all’oreficeria, fondati tutti sulla pratica del disegno, lungo la sua intera carriera. La definizione di “nuova e stravagante maniera” per Giulio Romani fu di Giorgio Vasari.

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Pordenone maestro nella sua Pordenone
“Il Rinascimento di Pordenone”, nella Galleria d’Arte Moderna della città friulana fino al 2 febbraio, a cura di Caterina Furlan e Vittorio Sgarbi, raduna un’ottantina di opere di e intorno a Giovanni Antonio de’ Sacchis detto il Pordenone dacché lì nacque intorno al 1484. La rassegna comprende opere di Giorgione, Tiziano, Lotto Jacopo Bassano e Tintoretto, oltre che del titolare dell’appuntamento che beneficiò delle lodi tra altri dell’Aretino di cui si diceva sopra nonché del Vasari.
“Esuberante, sorprendente, eclettico”: così definiscono i curatori l’artista inserito spesso nel filone manierista e in quello anticlassico che una leggenda, infondata, voleva la morte a inizio 1539 causata dal rivale Tiziano per da avvelenamento mentre era a Ferrara. Alla mostra si affiancano i dipinti del pittore in Duomo e al Museo Civico.

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Andrea Mantegna tra antico e modernità a Torino
A Torino, nelle sale monumentali di Palazzo Madama fino al 4 maggio 2020 la mostra "Andrea Mantegna. Rivivere l’antico, costruire il moderno" riepiloga il culto per l’antichità ricreato con una pittura sublime e di una modernità talvolta sconcertante dall’artista nato di umili condizioni a Isola di Carturo 1431 e che concluse una carriera e una vita strabilianti a Mantova nel 1506.
I curatori riservano attenzioni anche ai suoi rapporti, fondamentali, con l’architettura, con i letterati, con le novità di maestri fiorentini come Donatello e quelle fiamminghe, fino al suo ruolo alla corte dei Gonzaga a Mantova dove ha lasciato un capolavoro come gli affreschi della Camera degli sposi, qui riprodotto con proiezioni multimediali insieme ad altre opere inamovibili. Oltre al Mantegna la mostra comprende lavori tra altri di Donatello, Antonello da Messina, Pisanello, Paolo Uccello, Giovanni Bellini, Cosmè Tura, disegni, sculture, documenti. A cura di Sandrina Bandera e Howard Burns.

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Luca Signorelli ispiratore dei maestri a Roma
Le sale espositive dei Musei Capitolini accolgono fino al 12 gennaio una rassegna su Luca Signorelli (Cortona, 1450 ca. -1523), pittore che nel Centro Italia ebbe gran fortuna soprattutto per le sue figure nitide, era uno degli artisti più pagati, ma la sua fama venne schiacciata da autori come Michelangelo e Raffaello. Nel 1482 l’artista lasciò un affresco nella Cappella Sistina, insieme a Bartolomeo della Gatta, ma gli occhi dei turisti lo sfiorano appena. La rassegna vuole documentare il suo rapporto, centrale in tutto il Rinascimento, con le sculture e architetture romane che si andavano all’epoca via via riscoprendo (come lo “Spinario”, il ragazzo intanto a estrarsi una spina da un piede), riproduce su fondo retroilluminato dettagli del suo capolavoro, gli affreschi nella Cappella Nova del Duomo di Orvieto con una folla nudi vorticanti nel Giudizio Universale.
Una curiosità che può sfuggire: nell’ultima saletta figura un piccolo frammento di una Madonna dolente e dal viso reclino attribuita ora al Signorelli dallo storico dell’arte Andrea G. De Marchi; per lo studioso è il settimo pezzo di una pala dipinta tra il 1504 e il 1505 per la chiesa di Sant’Agostino a Matelica (Macerata) ed è esposta accanto ad altre due tavolette di quell’opera smembrata. "Luca Signorelli e Roma. Oblio e riscoperte" è curata da Federica Papi e Claudio Parisi Presicce.

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Un Rinascimento marchigiano ad Ascoli
Comprende opere dal ‘400 e che arrivano fino al ‘700 (a essere precisi l’appuntamento esula da un discorso focalizzato sul Rinascimento), ma si tratta di pezzi recuperati e restaurati dalle zone del terremoto la mostra allestita al Forte Malatesta di Ascoli Piceno fino al 31 gennaio: 51 lavori dai territori di Ascoli, Fermo e Macerata tra cui rientrano autori importanti per la cultura figurativa adriatica del centro sud di impostazione ancora gotica come Jacobello del Fiore o Vittore Crivelli fino al pieno e complesso architetto e pittore cinquecentesco Cola dell’Amatrice.
A cura di Stefano Papetti e Pierluigi Moriconi, “Rinascimento marchigiano. Opere d’arte restaurate dai luoghi del sisma” andrà a Roma in San Salvatore in Lauro del Pio Sodalizio dei Piceni dal 18 febbraio al 5 luglio, al Palazzo del Duca di Senigallia dal 23 luglio al 3 novembre.

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Nella foto in alto particolari da:
Raffaello Sanzio, Madonna Aldobrandini, National Gallery, Londra, esposta a Urbino

Tiziano, Ritratto di Pietro Aretino, Palazzo Pitti (Gallerie degli Uffizi), Firenze, esposta agli Uffizi

Andrea Mantegna, Ecce Homo, Musée Andrée Jacquemart, Parigi, esposta a Torino