Primo Levi giocoso e sconosciuto: creava figure in fil di rame

La Galleria d’arte moderna di Torino Gam espone gli oggetti creati dallo scrittore per sé. Fabio Levi in catalogo: «Una sorpresa, pochi sapevano»

Primo Levi con la scultura del gufo in mostra a Torino. Foto: © Mario Monge

Primo Levi con la scultura del gufo in mostra a Torino. Foto: © Mario Monge

redazione 24 ottobre 2019
Una testuggine, un pesce, un coccodrillo, un gufo, un canguro giocosi in fil di rame. Per mano di Primo Levi. Il testimone di Auschwitz, il narratore che ha saputo mettere gli elementi chimici in forma di racconti curiosi e appassionanti, amava anche giocare con il filo di rame e creare delle sculture o, per dirla altrimenti, “figure”. Si intitola per l’appunto “Primo Levi. Figure” una mostra alla Wunderkammer della GAM - Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino aperta al pubblico da domani 25 ottobre fino al 26 gennaio 2020 e curata da Fabio Levi e Guido Vaglio, con il progetto di allestimento di Gianfranco Cavaglià con la collaborazione di Anna Rita Bertorello.

La rassegna è realizzata con il Centro Internazionale di Studi Primo Levi, diretto dallo storico Fabio Levi. Il quale scrive tra l’altro in catalogo: «È una sorpresa, è un qualcosa che pochi sapevano di lui, e che per la prima volta viene alla luce in forma ampia». Testimone con la parola scritta e quella orale, «per l’autore di alcuni fra i testi più importanti su Auschwitz» come «Se questo è un uomo e di I sommersi e i salvati l'essere riconosciuto come riferimento ineludibile su temi così difficili è stato il risultato di un percorso lungo e accidentato».
Lo scrittore aveva anche un altro lato e lo rivelano queste figure. Figure che, avverte il museo, «non sono trattati come opere d’arte, ma come prodotti della fantasia e dell’abilità manuale di Levi: un gioco, nell’accezione più ampia e positiva del termine». Già. Primo Levi giocoso. Evitando il rischio di ingabbiarlo in un solo ruolo, per quanto fondamentale per l’umanità.

Scrive ancora Fabio Levi: «Di sé egli diceva di essersi impegnato per tutta la vita a cucire molecole e a cucire parole. Ebbene anche delle figure presentate in mostra possiamo dire che siano state il frutto di una ulteriore forma di “cucitura”, compiuta direttamente con le mani, capaci caso per caso di adottare soluzioni di assemblaggio, di costruzione, di cucitura appunto, adeguate allo scopo; in grado addirittura di inventare un linguaggio specifico utile a produrre oggetti dotati di una loro coerenza indiscutibile». Sono figure «dotate della leggerezza e della mutevole versatilità dei pensieri, (…) pensieri inventati e costruiti con piacere e quasi con allegria, nel rispetto però di precise regole compositive: le regole autoimposte di un gioco appassionante e gratuito».

I pezzi non sono datati e vanno dal 1955 al 1975. Il filo di rame è materiale che Levi conosceva bene. Dapprima «attraverso l’esperienza lavorativa di Cesare Levi, padre di Primo, nell’Ungheria di inizio Novecento» e che poi «Primo avrebbe ritrovato alla Siva, nel suo lavoro di chimico delle vernici», ricorda Fabio Levi. E con quel materiale tra le mani creava «oggetti fra il reale e il fantastico già presenti in varia forma in molti luoghi dell’opera letteraria».

Il sito del museo torinese