Portoghesi: «Fummo minacciati di morte per la Moschea di Roma»

L’architetto, che progettò l’edificio, rivela: il Vaticano approvò, ma minacce «da cattolici di destra e frange del Msi, poi le scuse»

La moschea di Roma

La moschea di Roma

redazione 19 febbraio 2018

Paolo Portoghesi, architetto e storico dell’architettura romano, in un’intervista a Paolo Conti pubblicata dal Corriere della Sera domenica 18 febbraio rivela anche reazioni violente contro quel progetto. E come lo valuta, tanto più oggi: «È un’opera di grande valore simbolico, rappresenta per la Capitale il suggello della libertà religiosa, il ritorno alla ricchezza che viene dalle differenze e dalle molteplicità. Come successe quando arrivò il Cristianesimo nella Roma dell’Impero».

Il progetto, ricorda Conti, fu ideato nel 1973. La moschea fu inaugurata nel 1995. «Allora l’Islam faceva meno paura... » nota il giornalista. «Veramente faceva già paura ai tempi – risponde l’architetto - . Il sindaco di Roma, Giulio Carlo Argan, io e Vittorio Gigliotti, che lavorò con me al progetto, fummo minacciati di morte. Circolarono volantini: “Vi gambizzeremo”. Li conservo ancora... Molta paura, ma non successe nulla. Erano cattolici di destra, e frange del Msi (il Movimento sociale italiano, ndr). Poi la destra si scusò, ammise di aver sbagliato».

«Dicono che Papa Paolo VI avesse dato via libera. È così?», domanda ancora il cronista. «Certo. Non ci fu nulla di ufficiale. Ma il presidente della Repubblica, Giovanni Leone, annunciò in un viaggio ufficiale in Arabia Saudita il progetto della Moschea. Nell’Italia di allora, non avrebbe potuto farlo senza il sì del Vaticano».