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Il banchetto di Psiche, dopo un secolo torna protagonista un capolavoro tessile del Seicento

Dal Museo Nazionale del Bargello all’Opificio delle Pietre Dure, a Firenze, prende il via il restauro di un prezioso arazzo rimasto lontano dagli occhi del pubblico per circa cento anni. Un progetto di studio e recupero sostenuto da 100mila euro della Fondazione Il Bargello

Il banchetto di Psiche, dopo un secolo torna protagonista un capolavoro tessile del Seicento
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21 Ottobre 2026 - 17.20


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Dopo quasi un secolo trascorso lontano dallo sguardo del pubblico, Il banchetto di Psiche si prepara a ritrovare il proprio splendore. Il prezioso arazzo in lana e seta del XVII secolo, custodito nei depositi del Museo Nazionale del Bargello di Firenze, è stato trasferito lunedì 19 ottobre nei laboratori del Settore Arazzi e Tappeti dell’Opificio delle Pietre Dure, allestiti nella Sala delle Bandiere di Palazzo Vecchio. Qui prenderà avvio un articolato percorso di studio, indagine e restauro, destinato a restituire stabilità e leggibilità a un’opera di grande valore storico e artistico.

Il trasferimento ha richiesto un’operazione particolarmente delicata, un vero e proprio trasporto eccezionale. I tecnici della ditta Apice, sotto la supervisione delle funzionarie e delle restauratrici del Bargello e dell’Opificio delle Pietre Dure, hanno movimentato il manufatto arrotolato all’interno di una speciale imbragatura, accompagnandolo a piedi fino al laboratorio di Palazzo Vecchio. Un passaggio fondamentale per garantire la massima tutela dell’arazzo durante ogni fase dello spostamento. Il progetto è promosso dalla Galleria dell’Accademia di Firenze e Musei del Bargello, istituto del Ministero della Cultura, in collaborazione con l’Opificio delle Pietre Dure.

A renderlo possibile è un’erogazione liberale di 100mila euro da parte della Fondazione Il Bargello Ets Ente Filantropico, nell’ambito dell’Art Bonus, lo strumento che favorisce il sostegno privato alla conservazione e alla valorizzazione del patrimonio culturale pubblico.

«Il restauro del Banchetto di Psiche rappresenta un passo importante nel percorso di riscoperta e valorizzazione di un patrimonio straordinario, spesso poco conosciuto, custodito nei nostri musei», ha dichiarato Andreina Contessa, direttore generale della Galleria dell’Accademia di Firenze e Musei del Bargello. Per il Settore Arazzi dell’Opificio delle Pietre Dure si tratta di un nuovo capitolo in una collaborazione già consolidata con il Bargello.

In passato, infatti, i laboratori si sono occupati di altri due importanti manufatti della collezione Carrand: L’assalto finale a Gerusalemme e La battaglia di Roncisvalle, straordinari esempi di manifattura franco-fiamminga del XV secolo.

«Con Il banchetto di Psiche un cerchio si chiude», ha osservato Emanuela Daffra, soprintendente dell’Opificio delle Pietre Dure, evidenziando come il nuovo intervento riguardi un’opera diversa per epoca e tecnica esecutiva, ancora poco conosciuta dagli studi. La collaborazione tra il personale tecnico-scientifico dei due istituti potrà così contribuire a far emergere nuovi elementi sulla storia e sulla realizzazione dell’arazzo. Attribuito alla Manifattura della Grande Galerie du Louvre, attiva a Parigi nella prima metà del Seicento, il manufatto misura 4,20 per 3,25 metri, per una superficie superiore ai 12 metri quadrati.

La scena rappresentata appartiene alla favola di Amore e Psiche e si ispira a modelli iconografici riconducibili al repertorio del pittore fiammingo Michiel Coxcie (1497-1592). La composizione è attribuita agli arazzieri Girard Laurent e Maurice Dubourg, attivi presso la manifattura reale durante i regni di Enrico IV e Luigi XIII.

Al centro della scena, Psiche siede davanti a una tavola imbandita, circondata da ancelle e giovani musicisti. Intorno a lei, un’architettura scandita da colonnati si apre su un paesaggio che amplia la profondità della rappresentazione. A incorniciare l’episodio contribuisce una ricca bordura ornamentale, impreziosita da putti, fregi e ghirlande floreali, che testimonia la raffinatezza della tradizione tessile del tempo.

Le condizioni conservative del manufatto richiedono un intervento complesso. Depositi superficiali, scuciture, tagli, lacune e perdite di trama, particolarmente evidenti nelle porzioni in seta, hanno compromesso nel tempo l’integrità della tessitura. Anche alcuni interventi di restauro eseguiti in passato hanno contribuito ad alterarne la stabilità strutturale.

Il programma di lavoro partirà dalla documentazione dello stato di conservazione e dalle indagini diagnostiche, indispensabili per identificare i materiali, comprendere le tecniche esecutive e definire le modalità più appropriate di intervento. Seguiranno le operazioni di pulitura, il consolidamento delle fibre e delle aree danneggiate e la foderatura, necessaria a garantire un adeguato sostegno al manufatto e a predisporlo per una futura esposizione.

Il restauro avrà una durata prevista di circa 30 mesi e coinvolgerà almeno quattro restauratori specializzati. Le attività saranno svolte attraverso un lavoro congiunto tra i professionisti dei due istituti, nell’ambito della convenzione dedicata allo studio, al recupero e alla valorizzazione dell’opera. Per la Galleria dell’Accademia di Firenze e Musei del Bargello, la responsabilità unica del procedimento è affidata ad Andreina Contessa, mentre il coordinamento scientifico è curato da Ilaria Ciseri e Benedetta Cantini. Per l’Opificio delle Pietre Dure, i responsabili delle attività sono Riccardo Gennaioli e Marta Cimò.

Il recupero del Banchetto di Psiche non rappresenta soltanto un intervento di conservazione, ma anche un’occasione per riportare alla luce una pagina meno nota del patrimonio artistico fiorentino. Attraverso il lavoro dei restauratori e la ricerca scientifica, questo grande arazzo potrà tornare a raccontare la propria storia, offrendo nuove chiavi di lettura su una tradizione manifatturiera di straordinaria raffinatezza e preparandosi, dopo decenni di oblio, a un possibile nuovo incontro con il pubblico.

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