Il costo ambientale dell’AI

La corsa all’intelligenza artificiale rallenta la transizione ecologica: crescono le emissioni di Microsoft e Google.

Il costo ambientale dell’AI
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26 Luglio 2026 - 16.40


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I recenti dati diffusi da Microsoft e Google mettono in luce le loro difficoltà nel conciliare l’apertura di nuove infrastrutture con gli impegni di riduzione delle emissioni e di tutela delle risorse naturali.

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Microsoft, nel suo ultimo bilancio di sostenibilità, ha riportato un aumento del 25% delle emissioni complessive di gas serra rispetto all’anno precedente, raggiungendo circa 20,3 milioni di tonnellate di CO₂. Questo incremento è dovuto sia alla rapida espansione dei complessi di calcolo per il cloud e l’AI generativa, sia alla revisione dei criteri di approvvigionamento energetico.

Microsoft ha infatti smesso di acquistare crediti ecologici per finanziare la costruzione di nuove centrali alimentate da energia pulita.

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I maggiori consumi legati all’AI hanno quindi portato a un aumento delle emissioni derivanti dall’utilizzo di combustibili fossili nelle reti elettriche.

Sul fronte della gestione delle risorse idriche, Google ha invece illustrato la propria strategia per diventare “water positive” entro il 2030, con l’obiettivo di restituire alla comunità più acqua di quella che consuma per raffreddare i propri server.

Il piano prevede la realizzazione di 165 interventi in 97 bacini idrografici a rischio, così da rigenerare oltre 71 miliardi di litri d’acqua all’anno entro la fine del decennio. Si tratta di un volume pari a più del doppio del consumo di Google registrato nel 2024.

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Per sostenere questa transizione, l’azienda ha stanziato oltre 500 milioni di dollari per ammodernare le infrastrutture pubbliche di trattamento delle acque reflue.

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