Intelligenza artificiale, gli esperti chiedono chiarezza

L’appello del mondo accademico contro interpretazioni distorte e aspettative irrealistiche sull’IA.

Intelligenza artificiale, gli esperti chiedono chiarezza
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10 Maggio 2026 - 17.54


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Oltre 130 accademici italiani vogliono riaprire la discussione sulla comprensione dell’intelligenza artificiale. Per loro, infatti, il rischio non è questa nuova tecnologia in sé, ma il modo in cui le persone la interpretano.

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All’iniziativa di Walter Quattrociocchi ed Enrico Nardelli, rispettivamente professori ordinari alla Sapienza e a Tor Vergata, hanno aderito informatici, filosofi, neuroscienziati, sociologi e accademici trasversali del calibro di Juan Carlos De Martin del Politecnico di Torino, Vittorio Gallese dell’Università di Parma, Paolo Boldi dell’Università di Milano, Andrea Orlandini, presidente dell’Associazione Italiana per l’Intelligenza Artificiale, e Fabio Gadducci, presidente del GRIN, l’associazione dei docenti universitari italiani di informatica.

“Spiegare con precisione che cosa queste tecnologie siano davvero, e che cosa non siano, è un’opera di alfabetizzazione che rappresenta parte integrante del nostro lavoro di ricercatori e docenti”, spiegano i firmatari, che in un documento mettono in fila le domande basilari su cosa siano i sistemi di IA, come funzionino e a che punto siamo realmente, ponendo l’attenzione su un tema importante: “I sistemi di IA generativa capiscono?”.

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“Possono scrivere testi convincenti, risolvere esercizi o sostenere conversazioni complesse. Questo, però, non significa che capiscano ciò che stanno dicendo”, spiegano i ricercatori, aggiungendo che questi sistemi “funzionano molto bene quando il problema è simile a situazioni già presenti nei dati di addestramento e quando sono disponibili molti esempi da cui apprendere. Diventano invece più fragili quando le informazioni cambiano rapidamente. Il punto non è che a volte sbagliano, ma che questi sistemi producono risposte plausibili senza disporre di un meccanismo interno per verificarne la veridicità”.

Riguardo all’Artificial General Intelligence, che ipoteticamente si avvicina intellettualmente all’uomo, i ricercatori osservano che “gli attuali sistemi di IA generativa non presentano queste caratteristiche. Sono molto potenti nel riorganizzare le informazioni già presenti nei dati, ma non costruiscono modelli del mondo nel senso in cui lo fanno gli esseri umani”.

“Invitiamo la comunità accademica a contribuire attivamente a questa opera di chiarimento e formazione. Sapere come funzionano queste tecnologie, quali sono i loro limiti e come possano essere utilizzate in modo responsabile è oggi una competenza fondamentale per tutti i cittadini”, conclude l’appello.

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