Otto minuti per morire alle Maldive

Gli inquirenti lavorano sui profili d’immersione, sulle attrezzature e sulla GoPro trovata nella grotta a quasi 60 metri. I computer subacquei e la videocamera recuperata dai soccorritori finlandesi potranno chiarire profondità, tempi, visibilità e movimenti finali.

Otto minuti per morire alle Maldive
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22 Maggio 2026 - 17.29


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di Lorenzo Lazzeri

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Secondo la ricostruzione peritale basata sui computer subacquei, il gruppo avrebbe raggiunto la massima profondità intorno al 14° minuto. In quel punto l’immersione era già entrata nella parte più critica: profondità elevata 58 metri (a questa profondità, il consumo d’aria è di circa 140 litri al minuto con respirazione normale), cavità chiusa, margini di manovra ridotti, uscita dipendente dalla visibilità e dal controllo del consumo di gas. Quattro minuti dopo, al diciottesimo minuto, la sequenza cambia.

È il momento indicato dai tecnici come possibile inizio del silt-out. Il sedimento fine sollevato dal fondo avrebbe tolto visibilità dentro il tunnel. I dati dei computer mostrerebbero una variazione simultanea del consumo di gas e, dove registrato, dei parametri compatibili con uno stato di forte stress. In immersione profonda questo passaggio può diventare decisivo: il sub respira più rapidamente, consuma più gas, accumula anidride carbonica, perde lucidità, corregge la quota in modo irregolare e può non riuscire più a ritrovare la direzione d’uscita.

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La parte più importante della sequenza sarebbe concentrata tra il diciottesimo e il ventiseiesimo minuto. I computer avrebbero registrato piccoli movimenti verticali, pochi metri in salita e in discesa, senza una risalita vera. È il dettaglio che orienta gli investigatori verso il disorientamento nel tunnel, non verso un tentativo di fuga immediata in superficie. I sub sarebbero rimasti nel tratto cieco della grotta, cercando l’uscita mentre la visibilità era compromessa e il gas respirabile diminuiva.

Al ventiseiesimo minuto si sarebbero spenti i primi due computer. Il dato viene letto come fine della registrazione utile sul fondo e possibile momento della morte dei primi due componenti del gruppo. Gli altri due dispositivi avrebbero continuato a registrare ancora per tre e cinque minuti. La morte, in questa ricostruzione, non appare come un evento unico e simultaneo, ma come una sequenza ravvicinata: panico, respirazione accelerata, ipercapnia, esaurimento del gas, perdita di coscienza, annegamento.

Gli accertamenti medico-legali dovranno confermare questa lettura. I primi riscontri attribuiti alle ispezioni esterne e agli esami Tac indicherebbero l’assenza di traumi da crollo o da urti violenti contro la roccia. Non emergerebbero inoltre elementi compatibili con una risalita esplosiva. Se confermati, questi dati rafforzerebbero l’ipotesi di una morte avvenuta sul fondo, dentro la cavità, dopo l’esaurimento dell’aria e senza un’uscita riuscita dal tunnel.

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Resta centrale la GoPro recuperata insieme alle attrezzature. La videocamera potrà chiarire se abbia registrato solo l’ingresso nella cavità o anche il momento in cui la visibilità è crollata. Gli investigatori dovranno incrociare video, computer da polso, bombole, profili di profondità, tempi d’immersione e testimonianze. La Procura di Roma procede per omicidio colposo plurimo, mentre le autorità maldiviane hanno concluso il recupero dei corpi e avviato le procedure per il rimpatrio.

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