di Michele Taddei
Una presenza ormai consolidata negli anni quella della Toscana dei libri al Salone internazionale, giunto alla sua XXXVIII edizione. Quarantacinque case editrici, centinaia di libri e molte nuove uscite sono il segnale di un settore che, pur tra le difficoltà, cerca di resistere alla crisi della carta e della lettura.
L’appuntamento annuale del Salone serve infatti come termometro dello stato di salute di un settore che, pur contando qualche decina di realtà aziendali in tutta la Toscana, è comunque in grado di produrre contenuti di alta qualità e raccontare l’evoluzione sociale, culturale e politica, di una terra tanto conosciuta nel mondo. Ma un settore in grado anche di impiegare figure di altro livello professionale, spesso formate nelle nostre Università. E che rischiano di andare altrove a cercare occasioni di lavoro se non opportunamente supportate.
La regia della Regione Toscana
La Regione Toscana da oltre dieci anni supporta la presenza di queste aziende proprio offrendo loro una vetrina internazionale e che da due edizioni ha rafforzato con contributi mirati alle aziende che partecipano al Salone con un proprio spazio espositivo e a quelle che partecipano in forma collettiva.
Ma la Regione favorisce anche la presenza fisica a Torino dei toscani, organizzando il “Treno dei lettori” che anche quest’anno è partito da Firenze con oltre 450 passeggeri, in maggioranza tra i 15 e 26 anni e tanti bambini con i genitori, pronti poi a disperdersi per gli stand del Lingotto e immergersi nelle storie di carta. Tra loro un’intera classe scolastica di un istituto superiore e una carrozza occupata tutta dai 50 giovani volontari del Festival livornese Démadé.
Pinocchio al Salone e gli appuntamenti
Quest’anno lo stand regionale era caratterizzato dalla celebrazione di alcuni appuntamenti significativi. Primo fra tutti i 200 anni dalla nascita di Carlo Lorenzini, babbo di Pinocchio. Celebrati con una teca che raccoglieva alcune delle più rare edizioni del celebre libro e dalle più curiose tradizioni. Ma anche da un burattino di legno ad altezza d’uomo che accoglieva i visitatori.
Molto partecipati gli appuntamenti, “fuori stand” della Regione Toscana. In particolare sugli 80 anni dal referendum del 2 giugno 1946 e dal primo voto alle donne, con Annalisa Cuzzocrea, Cathy La Torre, Agnese Pini e Gianna Fregonara; “Animae loci. Generare futuro”, con Dacia Maraini e Nicoletta Verna; sul tema del viaggio grazie al numero 150 della rivista Liber, con Lelio Bonaccorso, Irene Greco, Giuseppe Nibali, Elena Pianea, Alberto Rossetti.
Nell’area incontri si sono svolti oltre 80 gli appuntamenti, con l’alternarsi di tante tematiche, relatori, autori, coordinati dal portale toscanalibri.it, in collaborazione con gli editori toscani presenti e le istituzioni che a vario titolo collaborano.
Il fondo Fallaci e la lettura in carcere
È stata presentata, a venti anni dalla morte, la digitalizzazione del fondo di Oriana Fallaci, ora finalmente aperto alla consultazione e alle visite guidate alla biblioteca Pietro Leopoldo. 49mila documenti della giornalista e scrittrice fiorentina, scomparsa nel 2006, ora restituiti alla fruizione e consultazione.
Molto interesse ha riscosso anche l’incontro dedicato a “Gocce di Libertà. La biblioteca carceraria come luogo di welfare culturale”, dove la Toscana si conferma la regione “più avanti di tutte” in Italia, con tre progetti attivi, a Firenze, Livorno e Siena.
Nella nostra città il rapporto tra la casa circondariale e la biblioteca senese è attivo dal 2008. “La casa circondariale di Santo Spirito è piccola, i problemi di spazio sono molti. La biblioteca carceraria deve condividere gli spazi con la scuola del carcere, non permettendo un’apertura continuativa”, ha spiegato Elisabetta Soldati di Redos – Rete Bibliotecaria Senese e Biblioteca Comunale degli Intronati.
“Questo problema diventa però anche un’opportunità: grazie a questa condivisione è possibile una collaborazione molto più facilitata con gli insegnanti, e infatti ad ora è attiva una collaborazione con l’insegnante di lettere per un progetto di lettura con gli studenti”, ha aggiunto.
La Biblioteca comunale di Siena è attivamente presente nella realtà del carcere, con un operatore che una volta a settimana si reca nei locali del carcere “costruendo ponti e relazioni con i detenuti”, ha commentato Soldati.
“Quella del carcere senese è una realtà multietnica, e ciò ha permesso che i nuovi 54 titoli arricchissero non solo il catalogo ma anche la varietà linguistica della biblioteca. Alcuni di loro parlano italiano, ma con questi titoli sono in grado di riscoprire e riallacciare rapporti con le loro radici”, ha aggiunto Soldati, che ha concluso ribadendo quanto questo tipo di attività sia in grado di costruire relazioni non calate dall’alto, ma condivise sullo stesso piano.
80 anni dal voto alle donne
Molto significativo anche l’intervento della professoressa Patrizia Gabrielli, ordinaria di Storia contemporanea presso il Dipartimento di Scienze politiche e internazionali dell’Università di Siena, nell’incontro dedicato agli 80 anni dal voto alle donne, 2 giugno 1946.
“Questo ottantesimo anniversario – ha commentato – ci permette di riflettere su quanto questo sia stato un passaggio fondamentale, una frattura rispetto al passato”. “Il presidente Sergio Mattarella ha descritto perfettamente con una metafora il significato di questa data – ha ricordato – paragonandolo alla prima foto di un album di famiglia: primo tassello di una democrazia compiuta”.
“Per quanto riguarda nello specifico le donne, io credo che molti passi in avanti siano stati compiuti, ma c’è ancora molta strada da fare, moltissima”, ha spiegato la professoressa, ricordando che “per quanto riguarda l’affermazione delle donne in alcuni settori e nel mondo produttivo e delle professioni, manca ancora la presenza nei ruoli apicali, una più forte legittimazione anche in politica, anche se possiamo vedere che i dati rispetto alla rappresentanza di genere, rispetto a dieci anni fa, sono cambiati fortemente”.
“Dobbiamo lavorare molto anche sul piano culturale, su quelle che sono le rappresentazioni, sulle pratiche discorsive, gli immaginari che ruotano intorno al tema del genere e alle diverse appartenenze. Su questo c’è un lavoro molto grande da fare, ma riconoscere le differenze è la via anche per riconoscere la parità dei diritti”, ha concluso Gabrielli.
