La Bulgaria esce finalmente da una lunga fase di instabilità politica, con una affluenza alle urne altissima del 48,5%, Rumen Radev si prepara a diventare il nuovo baricentro della politica bulgara. Con otto elezioni in cinque anni e governi di breve durata che avevano alimentato la sfiducia nelle urne, il Paese di neanche 7 milioni di abitanti affacciato sul Mar Nero è ad una svolta netta. L’ex presidente, con il suo nuovo partito fondato soltanto un mese fa, Bulgaria Progressista, ha ottenuto un risultato storico, superando il 45% dei consensi e conquistando 129 seggi su 240, la maggioranza parlamentare più ampia degli ultimi trent’anni.
La sua campagna si è basata soprattutto sulla promessa di stabilità e di una forte lotta alla corruzione, con particolare attenzione allo smantellamento dell’influenza degli oligarchi, tra cui Delyan Peevski, figura potente e controversa già sanzionata dal Tesoro americano nel 2021 per traffico tangenti e per la sua presa su istituzioni della società bulgara. Radev ha celebrato il risultato come una “vittoria della moralità”, sostenendo che gli elettori hanno respinto l’arroganza dei vecchi partiti e l’apatia diffusa. Ha però sottolineato che si tratta solo dell’inizio di un processo di cambiamento più profondo.
Il successo di Radev ha segnato anche un crollo dei principali avversari politici. Il partito conservatore Gerb di Boiko Borissov, al potere per 11 anni tra il 2009 e il 2021, crolla al 12,3%, il peggior risultato della sua storia, arrivando dietro anche alla coalizione liberal-democratica pro-UE. “Vincere le elezioni è una cosa, governare è tutt’altra”, ha commentato Borissov dopo la sconfitta, ringraziando comunque gli elettori. Superano la soglia di sbarramento del 4% il partito della minoranza turca Dps legato a Peevski, e i nazionalisti di Vazrajdane, mentre resta fuori il partito socialista Bsp.
Sulla politica estera, ha cercato di rassicurare i partner europei nonostante le sue posizioni considerate euroscettiche e più aperte verso Mosca. Intervenendo alla radio nazionale, ha sostenuto la necessità di un approccio più pragmatico: secondo Radev, l’Unione europea dovrebbe riprendere il dialogo con la Russia, citando le posizioni espresse negli ultimi mesi da diversi leader europei. Infine, il nuovo leader ha rivolto un ringraziamento speciale anche agli elettori bulgari all’estero, che hanno contribuito a un’occasione storica per rompere il modello oligarchico.
