Chissà se un giorno il ministro del Made in Italy, Adolfo Urso, chiederà di far inserire, tra il patrimonio immateriale da tutelare, anche la capacità della Rai di arrivare sempre con entusiasmo dove il virtuale ha già deciso di prendere il posto della realtà. L’ultima perla è l’accordo per i “35 incontri in chiaro” della Coppa del Mondo di calcio 2026 annunciato con petto in fuori e retorica da finale play off già vinta. Dentro c’era tutto: partita inaugurale, semifinale, finale e, naturalmente, le partite dell’Italia. Naturalmente.
Poi la realtà, che non è mai attenta al palinsesto, ha fatto il suo mestiere spedendo giustamente l’Italia fuori. Cala il sipario. E quei “35 incontri” improvvisamente sembrano repliche di Magnum P.I. che tornano in tv nei caldi pomeriggi estivi per dare una cornice alle televendite. Eppure, viene quasi il dubbio che l’Ad Giampaolo Rossi, al momento della firma, abbia sentito un leggero scricchiolio di ferro toccato troppo tardi. Ora è chiaro chi era: il povero Gattuso che continua a ripetere “fa male”.
Dopo il caso Petrecca alle Olimpiadi Milano-Cortina e lo scippo degli Atp di Torino da parte di Mediaset, la Rai continua la sua personale maratona verso il sempre peggio. Un’abilità che rasenta la disciplina olimpica. E ora? Si farà il tifo per nuove passioni improvvise, magari per la Bosnia di Dzeko, trasformato per l’occasione in “quasi azzurro”, pur di riempire quel vuoto emotivo e creare un’alternativa di share a Magnum P.I. Perché in fondo la Rai non è perdente perché sa trasmettere l’assenza con grande professionalità.
Quando in viale Mazzini brindano a qualcosa conviene controllare il calendario. O il destino. O, meglio, entrambi.
