Maturità 2026 tra innavazioni e critiche. La parola agli studenti

La nuova struttura dell’esame suscita tensioni e divergenze tra studenti e insegnanti. Il punto della questione e l’opinione di alcuni docenti e maturandi.

Maturità 2026 tra innavazioni e critiche. La parola agli studenti
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6 Febbraio 2026 - 16.02


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di Gemma Consolazio e Victoria Picchietti

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Quest’anno la maturità cambia volto. Prima di tutto non si chiamerà più “Esame di Stato”, ma “Maturità”. Cambieranno anche le prove, in quanto l’orale non sarà più incentrato su tutte le materie di indirizzo ma solo su quattro di esse, tagliando così i collegamenti interdisciplinari che hanno caratterizzato gli ultimi anni. Una rivoluzione che non piace a tutti, ci sarebbero troppi cambiamenti. Ad esempio, la filosofia è completamente assente dalle discipline di esame e come sottolinea Matteo Saudino, professore di storia e filosofia a Torino e volto noto su Youtube con il suo canale “Barba Sophia”. In un’intervista per “La Repubblica” afferma che «La filosofia è la grande esclusa, un po’ mi spiace, perché è una materia che stimola il pensiero critico e il ragionamento. Speriamo che almeno resti viva nella mente degli studenti. Ma l’assenza dalla prova di esame mi sembra un’occasione mancata». Inoltre, il professore afferma che con questo nuovo metodo gli studenti rischiano di trascurare la maggior parte delle materie per concentrarsi esclusivamente su quelle uscite all’esame.

Tra i giovani le opinioni sono divise: Laura, 18 anni, studentessa del liceo scientifico Galilei di Firenze è preoccupata perché è la sua materia preferita e vorrebbe approfondirla di più, mentre Marco, suo compagno di classe, invece apprezza che l’esame si concentri su meno materie. Ciò, a sua detta, permetterebbe di studiare in modo più specifico senza tralasciare dettagli e per arrivare all’orale più preparato e con meno ansia. Gioia, diciassettenne studentessa al liceo scienze umane Machiavelli di Firenze, afferma «È inutile studiare tante materie per cinque anni affezionandosi anche a qualcuna di esse per poi ritrovarsene all’esame con solo quattro, è penalizzante per noi alunni!»

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Oltre a quelle degli alunni anche le opinioni dei professori sono divise: molti denunciano una semplificazione eccessiva e il rischio di ridurre il valore culturale dell’esame, altri invece apprezzano la maggiore chiarezza e la possibilità di valutare in modo più preciso competenze specifiche. Come dice sempre Saudino «Dopo più di un decennio di interdisciplinarietà, di connessioni e pensiero complesso, si torna ad un modello più rigido. È un passo indietro, ma speriamo che i ragazzi sappiano comunque dimostrare le loro capacità.»

Da ex studentesse, che hanno affrontato l’Esame di Stato nell’anno 2022, possiamo affermare che la nuova struttura dell’esame può risultare molto riduttiva e penalizzante per i maturandi, in quanto priva di materie fondamentali oltre che dei suddetti collegamenti. Questi, infatti, non rappresentavano solo un semplice esercizio mnemonico, ma uno strumento essenziale per favorire un metodo di studio più consapevole e strutturato, capace di mettere in relazione conoscenze diverse e di sviluppare il pensiero critico. Attraverso essi lo studente era stimolato a ragionare, ad argomentare e a cogliere le interrelazioni tra le discipline, valorizzando le facoltà logiche e ampliando il bagaglio culturale personale.

L’assenza di questo approccio rischia di trasformare l’Esame di Stato in una prova frammentata e meno significativa, che non riflette pienamente il percorso formativo svolto durante gli anni scolastici né le reali competenze acquisite dagli studenti. La maturità 2026 si presenta quindi come un esperimento che tenta di semplificare e rinnovare la tradizione, ma rischia di creare nuove tensioni. Tra nostalgia per il passato e ansia per il futuro, studenti e insegnanti attendono con curiosità di capire se questo nuovo esame saprà davvero valorizzare il loro impegno e la loro crescita culturale.

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