Quando la disuguaglianza diventa sistema

Non è più una “inevitabile” distorsione del sistema economico capitalistico, privato o di Stato che sia, ma una componente strutturale. Anche in Italia, dal 2010 al 2025, il 91% della crescita della ricchezza nazionale è finito al 5% più ricco, mentre la metà più povera ha beneficiato di una quota marginale.

Quando la disuguaglianza diventa sistema
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Marcello Cecconi Modifica articolo

21 Gennaio 2026 - 15.24


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Il dato è sorprendente ma non troppo. Il patrimonio dei miliardari ha raggiunto, nel mondo, il livello record di 18.300 miliardi di dollari, con una crescita del 16% nel 2025, in termini reali e un aumento dell’81% rispetto al 2020. I 12 miliardari più ricchi del mondo possiedono 2.635 miliardi di dollari, ricchezza superiore a quella detenuta da quei 4,1 miliardi di persone che sono la metà più povera dell’umanità. Il rapporto Oxfam 2025 fotografa una tendenza ormai consolidata: la ricchezza si concentra sempre più rapidamente nelle mani di pochi, mentre la povertà globale smette di ridursi e, in molte aree del pianeta, torna ad aumentare.

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Tabella 1: dal rapporto Oxfam

C’è da pensare, purtroppo, che questi dati passeranno sottotraccia al corrente World Economic Forum di Davos, costretto a trovare una postura adeguata all’ombra lunga del Donald Trump impegnato su tutti i fronti del “Make America Great Again!”. Il consesso, nella località sciistica del Cantone dei Grigioni, perderà del tutto quel poco che gli era restato di occasione di dibattito intorno a una certa idea di futuro fatta di difesa dell’ambiente, di liberi scambi e di globalizzazione economica nell’ambito della promozione di valori liberali e democratici.

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Nel mondo attraversato da guerre prolungate, crisi climatica, instabilità geopolitica ed emergenze sanitarie ricorrenti, la disuguaglianza non è più una “inevitabile” distorsione del sistema economico capitalistico, privato o di Stato che sia, ma una componente strutturale. Niente fatalità economica, dunque, ma prodotto di scelte politiche precise e consapevoli, maturate nella silenziata ma progressiva perdita di riferimento delle istituzioni multilaterali e del diritto internazionale. Lo spostamento di risorse dal wellfare al warfare, per le crescenti tensioni tra blocchi geopolitici in continua ristrutturazione, ha colpito e colpirà sempre più in modo sproporzionato i più poveri, ampliando disuguaglianze già profonde nell’accesso a cure, reddito, protezione sociale, informazione, formazione.

Le élite economiche influenzano in modo crescente le decisioni pubbliche, orientando politiche fiscali e regolamentazioni a proprio vantaggio. Il controllo dei grandi media e delle piattaforme digitali consente inoltre di plasmare il discorso pubblico, ridicolizzando proposte redistributive e normalizzando l’inevitabilità della disuguaglianza. Eppure, queste élite continuano a mostrarci il dipinto della società con punti focali che conducono ancora alla visione della democrazia. Una democrazia, però, che mantiene la forma ma perde continuamente sostanza.

Così governi sempre meno vincolati alla separazione dei poteri, ricorrono a strumenti repressivi per mantenere uno status quo che produce esclusione e risentimento. La criminalizzazione del dissenso, la compressione della libertà di espressione e l’incattivimento del linguaggio pubblico diventano strumenti di governo. E anche a questo c’è una lenta, pericolosa assuefazione.

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Anche in Italia, queste dinamiche globali trovano casa. Mentre i miliardari aumentano e i grandi patrimoni crescono, la povertà assoluta resta stabilmente sopra i cinque milioni di persone. Dal 2010 al 2025, il 91% della crescita della ricchezza nazionale è finito al 5% più ricco, mentre la metà più povera ha beneficiato di una quota marginale. L’erditocrazia sta diventando il modello che valorizza la nascita ed erode creatività e merito riducendo, parallelamente, la scalabilità sociale e la speranza delle nuove generazioni.

Tabella 2: dal rapporto Oxfam

Gli innegabili dati positivi sull’occupazione, non cancella il problema persistente della precarietà, dei bassi salari e del lavoro povero. Le retribuzioni non allineate all’aumento del costo della vita e dell’abitare, consolidano una frattura sociale che si trasforma in sfiducia, astensionismo e una spinta al consenso verso forze antisistema. Anche il fisco contribuisce a questo quadro, con un prelievo sbilanciato sul lavoro dipendente e una sostanziale intangibilità dei grandi patrimoni.

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Tabella 3: dal rapporto Oxfam

Ma le politiche, mai a lungo termine, dei governi dell’occidente “democratico” che puntano a mantenere il potere soddisfano la pancia di una minoranza di elettori che diventa maggioranza solo grazie all’astensionismo di massa. Così si allontana la speranza di vedere invertire la rotta nel percorso di minaccia sistemica alla democrazia, quella vera.

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