Stato di diritto, Bruxelles richiama l'Italia sull’indipendenza della Rai

Uno dei punti più delicati è la libertà di stampa: nessun progresso sulla riforma della diffamazione e sulla tutela delle fonti giornalistiche

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20 Luglio 2026 - 23.34


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Nel nuovo rapporto annuale sullo Stato di diritto, la Commissione europea traccia un quadro nel complesso positivo dell’Unione, evidenziando che quasi la metà delle raccomandazioni del 2025 sono state attuate e riconoscendo persino all’Ungheria i primi passi avanti nella trasparenza anticorruzione, pur dovendo ancora completare il percorso di riforma. Per quanto riguarda l’Italia, Bruxelles riconosce la digitalizzazione della giustizia, ma individua un freno ancora sulle riforme sui conflitti di interesse, le lobbying e sul finanziamento della politica.

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Uno dei punti più delicati è la libertà di stampa. Non ci sono stati progressi né sulla riforma della diffamazione né sulla tutela del segreto professionale e delle fonti giornalistiche. Un richiamo che arriva mentre restano aperti casi come quello Paragon, relativo all’utilizzo di spyware nei confronti di giornalisti italiani, e in un contesto segnato da episodi, tra cui l’attentato contro Sigfrido Ranucci e il raid ai danni della redazione de La Stampa. La segretaria generale della Fnsi, Alessandra Costante, sottolinea che il rapporto accende di nuovo l’attenzione sull’informazione nel paese, ricordando che precarietà e contratto nazionale fermo da dieci anni rappresentino un ostacolo all’indipendenza dei giornalisti. Dello stesso pensiero anche il presidente dell’Ordine dei giornalisti, Carlo Bartoli, che invita il legislatore a recepire le raccomandazioni sulla libertà d’informazione.

Trovano spazio anche le preoccupazioni relative alla magistratura. La Commissione riferisce di aver ricevuto segnalazioni riguardo all’aumento, per numero e intensità, delle dichiarazioni pubbliche di esponenti politici contro i giudici durante la campagna referendaria sulla giustizia. L’Ue ricorda che il confronto politico non dovrebbe mai assumere toni tali da minacciare l’indipendenza della magistratura.

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Un altro capitolo è dedicato alla Rai. Bruxelles esprime infatti preoccupazione per il funzionamento indipendente e la sostenibilità finanziaria della Rai. Pur riconoscendo i progressi sulla riforma della governance e del finanziamento, ancora all’esame del Parlamento, la Commissione evidenzia come il ritardo nella nomina del presidente del consiglio di amministrazione sia stato interpretato da diversi stakeholder come il segnale di un sistema messo a rischio da influenze.

A pesare è anche la questione delle risorse. Il previsto taglio di 10 milioni di euro ai finanziamenti pubblici destinati alla Rai nel 2026 viene definito una misura di razionalizzazione della spesa, mentre l’azienda e gli operatori del settore ritengono che possa compromettere la stabilità economica del servizio pubblico. Un allarme subito ripreso dall’Usigrai per chiedere una riforma della governance in linea con l’European Media Freedom Act.

Le indicazioni dunque assumono un peso crescente, poiché saranno destinate ad entrare nel nuovo sistema europeo di garanzie per la tutela del bilancio dell’Unione.

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