Sayf con "Il cielo in una stanza": la musica nelle carceri si fa riscatto

Il video in uscita il 7 ottobre e girato all'interno del carcere di Chiavari, offre uno spaccato del ruolo della musica come strumento di riflessione e libertà.

Sayf con "Il cielo in una stanza": la musica nelle carceri si fa riscatto
(foto di: newsic.it)
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22 Settembre 2026 - 15.28


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Nella Genova che è da sempre fondamentale fucina per la musica italiana, dal cantautorato di De Andrè e Paoli, all’hip hop dei nostri giorni, nasce il video-documentario Il cielo in una stanza di Sayf. Scritto dal giornalista Claudio Cabona e diretto dal regista Yuri Dellacasa, è stato girato all’interno della Casa di Reclusione di Chiavari, con la partecipazione dei detenuti della struttura. Il video, che sarà disponibile sul canale YouTube dell’artista dal 7 ottobre, parte dall’coinvolgimento del rapper e cantautore Sayf ad uno dei laboratori che portano la musica dentro al carcere di Chiavari, come strumento educativo e riabilitativo.

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Il video-documentario è realizzato a partire dal dialogo tra il cantante e i detenuti della struttura, impreziosito dal tributo al capolavoro di Gino Paoli che ne è anche il titolo. Il cielo in una stanza è tra l’altro un brano a cui Sayf è particolarmente legato, a tal punto da riproporla durante tutto il suo tour estivo, sia in apertura dei concerti, con la versione originale, che a fine show con una sua personale rivisitazione.

A chiudere il documentario con la metafora delle sue parole Il cielo in una stanza, c’è l’omonimo brano, reinterpretato dal cantante di origine tunisine, che accompagna le parole scritte da Gino Paoli con la sua tromba, strumento suonato dallo stesso Sayf e che spesso ricorre nei suoi brani.

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Il laboratorio musicale svolto all’interno del carcere di Chiavari, da cui trae le mosse video documentario, si propone di rendere la musica reale promotrice di arricchimento culturale, ma ne riconosce anche la funzione terapeutica. Nel contesto carcerario fare musica diviene un modo per poter riflettere sul proprio vissuto, creare connessioni con gli altri dentro e fuori le sbarre, viaggiare con la mente anche all’esterno quando si è costretti tra quattro mura. Il video e la partecipazione di Sayf a questo progetto offrono una profonda testimonianza della vita detentiva, dimostrando come la musica ascoltata e realizzata dentro il carcere non siano solo mero svago, ma un potente strumento riabilitativo ed educativo.

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