La depressione cambia il modo in cui percepiamo il tempo

Un'indagine delle Università di Padova e Pisa rivela come il disturbo provochi una "dilatazione temporale", bloccando il naturale dialogo tra stati d'animo e realtà.

La depressione cambia il modo in cui percepiamo il tempo
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19 Maggio 2026 - 12.11


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Il dolore emotivo ha il potere di alterare profondamente la nostra cognizione, agendo come un vero e proprio corto circuito che separa il vissuto interiore dall’orologio biologico. Quando questa sincronizzazione si spezza, il dialogo costante tra i nostri stati d’animo e la lettura della realtà esterna si interrompe. Questo fenomeno è stato analizzato da una ricerca internazionale promossa dall’Università di Padova, a cui ha collaborato anche l’Ateneo di Pisa, e successivamente divulgata tramite la rivista Biological Psychiatry Global Open Science. Comprendere questa dinamica non solo getta nuova luce sulla quotidianità di chi convive con il disturbo, ma getta le basi per futuri trattamenti capaci di ricucire questo strappo sensoriale.

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Nella dimensione depressiva, le giornate assumono spesso una pesantezza immobile, dando la costante impressione che i minuti si dilatino all’infinito. La scienza definisce questa condizione come un rallentamento temporale di matrice soggettiva, un’esperienza comune di cui però non si conoscevano ancora i dettagli biologici. Per esplorare il fenomeno, l’équipe coordinata da Francesca Mura dell’Università di Padova ha esaminato centoventi studenti universitari, riscontrando tratti depressivi nella metà del campione.

I giovani sono stati monitorati attraverso un elettroencefalogramma durante la visione di clip dal forte impatto malinconico o del tutto neutre. Successivamente, la comparsa di un input visivo sullo schermo faceva da punto di partenza per una richiesta specifica: quantificare con precisione la durata dell’intervallo successivo. I dati emersi dal monitoraggio hanno evidenziato un comportamento diametralmente opposto tra i due gruppi. Nelle persone sane, la tristezza genera una distorsione che porta a valutare il tempo come più breve rispetto alla realtà. Nei ragazzi con sintomi depressivi, invece, questa fluttuazione scompare del tutto.

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Secondo Gaetano Valenza, docente dell’Università di Pisa e tra i firmatari del lavoro, questo dimostra come la patologia tolga flessibilità al rapporto tra emozioni e scansione del tempo. Questa staticità potrebbe tuttavia diventare una nuova risorsa terapeutica, come fa notare il co-autore Claudio Gentili dell’Ateneo padovano, ipotizzando che “Se la percezione del tempo fosse un aspetto intimamente e inestricabilmente connesso all’esperienza depressiva, potremmo pensare di agire direttamente su di essa, aiutando i pazienti a rivalutare la durata e l’esperienza soggettiva del tempo che passa”. Intervenire sulla sincronia perduta della mente potrebbe quindi rappresentare una chiave di volta fondamentale per restituire dinamismo e fluidità all’esistenza di chi soffre di questo disturbo.

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