La terza serata vive di grandi ospiti, ma soccombe alla quietezza

Il Festival si conferma così una maratona affascinante ma faticosa, sospesa costantemente tra la ricerca dell'eccellenza e l'incapacità di trovare un ritmo equilibrato.

La terza serata vive di grandi ospiti, ma soccombe alla quietezza
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27 Febbraio 2026 - 11.27


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di Christopher Catania

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Se le prime due serate del festival di Sanremo ci hanno lasciato con l’amaro in bocca, la terza serata non è da meno. Certo, ci sono stati alcuni cambiamenti, un ritmo più incalzate e diversi cambi d’abito hanno reso lo show maggiormente sopportabile, ma è stata soprattutto la presenza di ospiti nazionali e internazionali a dare una rinfrescata ad una serata destinata ad essere pressoché interminabile.

A smorzare la serata c’era Ubaldo Pantani, che con la sua imitazione di Lapo Elkann donava attimi di risate. Tra la co-conduzione di questa terza serata del festival di Sanremo c’era Irina Shayk, la super modella e attrice di origine Russa che per l’occasione ha indossato quattro look firmati dall’amico “Riccardo Tisci”. Anche la Shayk è entrata nell’ottica dell’essenziale con outfit toltal black e il beauty look che segue la stessa linea, ma con dettagli interessanti come trasparenze e pizzo, passando poi dalla salopette con cappello piumato fino a un altro abito con paillettes colorate tra le pieghe della gonna. Anche Laura Pausini ci ha regalato dei look più interessanti e “scenografici”, continuando a mantenere quel filone tranquillo e chiudendo la serata in pantofole pelose: una scelta per far parlare di sé oppure una scelta per alleviare il dolore dopo cinque ore sui tacchi?

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Durante la serata c’è stata una piccola gag tra Fabio de Luigi e l’inimitabile Virginia Raffaele, che per pubblicizzare il loro film ci hanno tenuti incollati creando dei minuti di profondo divertimento, di pazzia e di no sense. Tra gli ospiti abbiamo visto e ascoltato la voce incredibile di Alicia Keys che duettava con Eros Ramazzotti cantando l’”Aurora”, ma forse quello che è piaciuto di più è stato “Empire State of Mind” in cui è stato cambiato il testo da New York a Sanremo.

 La terza serata si conferma lo specchio di un festival che soffre di una costante dicotomia strutturale: da un lato l’ambizione del grande show internazionale con i suoi ospiti, i duetti stellari e il glamour studiato, dall’altro il peso logorante di una scaletta che sembra correre una maratona senza traguardo.

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