di Christopher Catania
Se le prime due serate del festival di Sanremo ci hanno lasciato con l’amaro in bocca, la terza serata non è da meno. Certo, ci sono stati alcuni cambiamenti, un ritmo più incalzate e diversi cambi d’abito hanno reso lo show maggiormente sopportabile, ma è stata soprattutto la presenza di ospiti nazionali e internazionali a dare una rinfrescata ad una serata destinata ad essere pressoché interminabile.
A smorzare la serata c’era Ubaldo Pantani, che con la sua imitazione di Lapo Elkann donava attimi di risate. Tra la co-conduzione di questa terza serata del festival di Sanremo c’era Irina Shayk, la super modella e attrice di origine Russa che per l’occasione ha indossato quattro look firmati dall’amico “Riccardo Tisci”. Anche la Shayk è entrata nell’ottica dell’essenziale con outfit toltal black e il beauty look che segue la stessa linea, ma con dettagli interessanti come trasparenze e pizzo, passando poi dalla salopette con cappello piumato fino a un altro abito con paillettes colorate tra le pieghe della gonna. Anche Laura Pausini ci ha regalato dei look più interessanti e “scenografici”, continuando a mantenere quel filone tranquillo e chiudendo la serata in pantofole pelose: una scelta per far parlare di sé oppure una scelta per alleviare il dolore dopo cinque ore sui tacchi?
Durante la serata c’è stata una piccola gag tra Fabio de Luigi e l’inimitabile Virginia Raffaele, che per pubblicizzare il loro film ci hanno tenuti incollati creando dei minuti di profondo divertimento, di pazzia e di no sense. Tra gli ospiti abbiamo visto e ascoltato la voce incredibile di Alicia Keys che duettava con Eros Ramazzotti cantando l’”Aurora”, ma forse quello che è piaciuto di più è stato “Empire State of Mind” in cui è stato cambiato il testo da New York a Sanremo.
La terza serata si conferma lo specchio di un festival che soffre di una costante dicotomia strutturale: da un lato l’ambizione del grande show internazionale con i suoi ospiti, i duetti stellari e il glamour studiato, dall’altro il peso logorante di una scaletta che sembra correre una maratona senza traguardo.
