Paura e disinformazione si diffondono come un virus: cosa ci insegna il caso della Rivoluzione francese

Dalla “Grande Paura” alla disinformazione online la storia mostra che voci e notizie false si propagano con dinamiche epidemiologiche. Oggi, con i social network, il contagio è ancora più rapido e difficile da fermare.

Reti Sociali diffusione delle fake news
Reti Sociali e diffusione delle fake news
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29 Agosto 2025 - 15.48


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di Lorenzo Lazzeri

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Nel luglio del 1789, poche settimane dopo la presa della Bastiglia, un’ondata di panico attraversò la Francia in lungo e in largo. Passata alla storia come la “Grande Paura”, questo tsunami si diffuse tra villaggi e città alla velocità media di 45 chilometri al giorno, innescando rivolte contadine e la distruzione dei documenti feudali (documentazioni scritte che attestavano i diritti e i privilegi dei signori feudali sui contadini e sulle terre. n.d.r.).

Secondo uno studio condotto dall’Università Statale di Milano insieme a ricercatori francesi delle Università di Paris 8 e di Tolone, l’ondata di panico si diffuse esattamente come un’epidemia, seguendo le strade, le stazioni di posta e colpendo con maggiore intensità le zone più alfabetizzate e ricche del Paese. Per tracciare un’analogia, la paura si diffuse come un virus che infetta un essere umano.

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Gli storici hanno potuto ricostruire giorno per giorno la traiettoria della Grande Paura e tutto ciò utilizzando dei modelli epidemiologici. Il contagio iniziale viene rintracciato in un lasso di tempo che va dal 20 luglio fino al 6 agosto 1789, con il “picco epidemico” che venne raggiunto il 30 luglio. Le voci, spesso infondate, parlavano di bande armate pronte a reprimere la rivoluzione. Malgrado fossero solo fandonie, furono sufficienti a gettare nel caos intere regioni e a spingere l’Assemblea Nazionale, il 4 agosto, ad abolire i privilegi feudali.

Oggi, a oltre due secoli di distanza, la somiglianza con la viralità delle fake news è sorprendente. Uno studio su Twitter (Science 2018) ha dimostrato che le notizie false hanno il triplo delle probabilità di essere rilanciate rispetto a quelle vere, non tanto per colpa dei bot o degli algoritmi, ma per diretta conseguenza del comportamento umano. Di fatto siamo attratti da ciò che è sensazionale, sorprendente e carico di emozione (MIT, 2018). Gli scienziati spiegano che la disinformazione segue le stesse logiche di un’epidemia, ad esempio alcune fake news si propagano con contagio semplice (basta un’esposizione per crederci); altre volte la trasmissione è più complessa, richiedendo ripetuti contatti e rinforzi sociali prima di “infettare” la mente di una persona.

Stefano Zapperi, tra gli autori dello studio sulla Grande Paura nonché professore presso il Dipartimento di Fisica ‘Aldo Pontremoli’ dell’Università degli Studi di Milano, osserva che è utile comprendere come le voci si diffondono, poiché aiuta a interpretare il passato e a reagire alle crisi di oggi. Le analogie sono chiare: le reti di trasporto e comunicazione funsero da elementi e canali di propagazione. Basti pensare che il 40% delle aree coinvolte si trovava vicino a una stazione di posta, punto nevralgico delle vie di collegamento. Oggi lo stesso ruolo è svolto dai social network, che moltiplicano la velocità e la portata delle bufale.

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Nello scenario così dipinto alcuni studiosi propongono persino strategie di “prebunking”, una sorta di “vaccinazione cognitiva” che mira a immunizzare le persone contro la disinformazione, anticipando l’esposizione alle fake news prima che possano attecchire. Una modalità che ricorda l’esposizione ad un virus attenuato per ottenere un’immunizzazione. Questa pratica si ispira alla teoria dell’inoculazione psicologica, che opera proprio in modo analogo a un vaccino, e prepara la mente dell’ospite a difendersi contro degli attacchi “virali” riducendo la suscettibilità alla disinformazione (Van der Linden, Foolproof, “Why We Fall for Misinformation and How to Build Immunity”, 2023).

La lezione della storia è dunque ben chiara: la paura e le menzogne, proprio come i virus, non hanno bisogno molto per diffondersi. Basta una scintilla e in poche ore possono incendiare un Paese. O, in un mondo interconnesso come il nostro, l’intero pianeta.

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