L'ultimo atto dei Giochi olimpici: l'Arena di Verona ospita la cerimonia di chiusura di Milano-Cortina 2026

Si concludono con un'atmosfera di gratitudine e orgoglio collettivo. Dall'omaggio alla lirica fino alla celebrazione dello sport come ispirazione per tutto il mondo.

L'ultimo atto dei Giochi olimpici: l'Arena di Verona ospita la cerimonia di chiusura di Milano-Cortina 2026
Milano Cortina 2026, cerimonia di chiusura (Fonte: Ansa.it)
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23 Febbraio 2026 - 00.07


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di Lilia La Greca

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Non poteva che essere un momento così magico a chiudere le Olimpiadi Milano-Cortina 2026, un’edizione che per settimane ha portato la sua energia nel cuore di milioni di persone, unendo territori, culture e generazioni. Nell’abbraccio dell’Arena di Verona, la cerimonia finale ha raccolto l’eredità di sedici giorni di gare, emozioni e storie condivise, trasformando l’ultimo atto dei Giochi in una celebrazione collettiva capace di fondere spettacolo, memoria e futuro.

Ad aprire la Cerimonia di chiusura delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina è un breve film originale firmato da Filmmaster, ambientato nelle “viscere” dell’Arena di Verona, il più grande teatro d’opera all’aperto ancora in attività. A guidare lo spettatore dietro le quinte è una presenza insolita: Francesco Pannofino, nei panni di un direttore di scena che annuncia i rituali “tre minuti” bussando ai camerini e mettendo in moto la macchina dello spettacolo.

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Nel labirinto degli arcovoli dell’Arena, il racconto incrocia figure appartenenti a registri diversi: Violetta e Alfredo, evocati dall’immaginario de La Traviata, Rigoletto, Figaro, ma anche presenze inattese che spostano lo sguardo verso l’oggi. Tra queste compaiono Deborah Compagnoni, con sci e abito da sera, Achille Lauro in frac, lo chef Davide Oldani, il musicista Manuel Agnelli e il sindaco di Verona Damiano Tommasi.

Prende avvio un omaggio alla grande tradizione lirica italiana sulle note di Libiamo ne’ lieti calici, dal primo atto de La traviata. Il coro e il corpo di ballo animano la scena mentre compaiono alcune tra le figure più iconiche dell’opera: Figaro, Aida, Madama Butterfly e Rigoletto. Sono loro, simboli di un patrimonio musicale riconosciuto nel mondo, ad accogliere idealmente le delegazioni in Arena.

La scena si sposta poi al Teatro Filarmonico di Verona, dove Rigoletto viene accolto da Benedetta Porcaroli, che prende posto per assistere all’esecuzione dell’Orchestra della Fondazione Arena.

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Intanto arriva a Verona la Fiamma Olimpica, accompagnata da quattro nomi che appartengono alla memoria sportiva italiana: Maurilio De Zolt, Marco Albarello, Giorgio Vanzetta e Silvio Fauner, protagonisti dell’oro nella staffetta di Lillehammer 1994.

Poco dopo fa il suo ingresso la bandiera italiana, portata da volontari, ex atleti e rappresentanti del mondo associativo: una scelta simbolica che affida il tricolore non a una sola figura, ma a una comunità. Alle sue spalle sfilano i medagliati azzurri, protagonisti di un’edizione che si chiude con 30 medaglie complessive, il miglior risultato nella storia italiana ai Giochi Invernali. È in questo momento che la tromba di Paolo Fresu, insieme al coro della Fondazione Arena, intona l’Inno di Mameli, in un passaggio di forte intensità emotiva e identità collettiva.

Seguono l’ingresso delle delegazioni e dei portabandiera, con Davide Ghiotto e Lisa Vittozzi a chiudere la fila, prima della sfilata conclusiva degli atleti che hanno preso parte ai Giochi.

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Lo spettacolo prosegue tra musica e omaggi: techno e giochi di luce accompagnano un’esibizione che si configura come un inno alla tenacia e allo slancio necessari per portare a termine ogni impresa. La sequenza culmina in una danza aerea, con una scenografia che evoca la vetta delle montagne e l’ultimo salto verso il cielo. A rendere il momento ancora più significativo, una voce melodica, quasi di sirena, recita i versi conclusivi dell’Inferno dantesco: “Salimmo sù, el primo e io secondo, tanto ch’i’ vidi de le cose belle che porta ‘l ciel, per un pertugio tondo. E quindi uscimmo a riveder le stelle.”

Uno dei passaggi più intensi della cerimonia è stato il tributo alle persone comuni. Al centro della scena Faces of Italy, progetto fotografico che costruisce un racconto corale del Paese attraverso volti e storie quotidiane, restituendo alla dimensione collettiva dei Giochi il suo fondamento umano. A questa narrazione si è affiancato il ringraziamento ai volontari, italiani e internazionali, che hanno contribuito all’organizzazione dell’evento: una presenza discreta ma decisiva, celebrata anche con una breve esibizione collettiva accompagnata dalla musica di Gabry Ponte.

Il tono si è poi fatto più raccolto con il momento dedicato al ricordo di chi non c’è più, affidato al Coro a bocca chiusa da Madama Butterfly di Giacomo Puccini. La scelta di una pagina musicale sospesa e contemplativa ha introdotto una pausa di riflessione, trasformando l’Arena in uno spazio di memoria condivisa.

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L’emozione ha lasciato quindi spazio a una nuova sequenza scenica sulle note de Il Mondo di Jimmy Fontana, interpretata da Joan Thiele. I danzatori del Centro Coreografico Nazionale hanno costruito un omaggio al ciclo dell’acqua, immaginato come un percorso simbolico dalle Dolomiti alla laguna di Venezia, mentre Roberto Bolle ha portato in scena una performance aerea, la prima della sua carriera. Così, l’immagine del “sole” dei Giochi che si leva sul palcoscenico ha suggerito l’idea di un passaggio: la fine di un’esperienza e, insieme, l’avvio di una nuova fase.

Dopo la sezione performativa, la cerimonia ha ripreso il suo protocollo. L’ingresso della bandiera greca, accompagnata dall’inno olimpico, ha segnato il momento istituzionale, seguito dall’accoglienza della bandiera francese che viene consegnata dai sindaci di Milano (Giuseppe Sala) e di Cortina d’Ampezzo (GIanluca Lorenzi) alla presidente del comitato olimpico che a sua volta l’ha consegnata ai presidenti delle sedi ospitanti dei prossimi Giochi Olimpici Invernali, French Alps, e dall’esecuzione della Marsigliese.

Al termine di questo passaggio, il presidente della Fondazione Milano-Cortina, Giovanni Malagò, con voce fiera apre il discorso di chiusura: “Ben fatto, Italia. Hai mantenuto le tue promesse!” continuando  “Alla Cerimonia di Apertura dissi che non ero mai stato così orgoglioso di essere italiano. Questa sera lo sono ancora di più”. Prosegue esprimendo la sua profonda gratitudine: “Permettetemi di dire ‘grazie’ a tutti coloro che hanno lavorato instancabilmente per rendere tutto questo possibile e a tutti coloro che hanno creduto in noi”, ringraziando il CIO e Kirsty Coventry, la presidente, e Thomas Bach, presidente onorario, le fondazioni internazionali e naturalmente il Comitato Organizzatore di Milano-Cortina 2026: “il vostro incredibile impegno ha mostrato al mondo il meglio dell’Italia. Siete una squadra vincente, siate orgogliosi della vostra impresa”. Malagò si sofferma poi sui veri protagonisti di questi giorni, gli atleti, “le cui imprese eccezionali hanno illuminato le arene, ispirato tutti noi e scritto un capitolo indimenticabile nel grande libro dell’Olimpismo. Questa è stata, e resterà per sempre, la vostra edizione”.

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A concludere i Giochi è Kirsty Coventry, che ringrazia l’Italia: “Ai nostri gentili ospiti, il popolo italiano: Grazie per aver aperto i vostri cuori. Le arene erano piene, gli applausi fragorosi, l’atmosfera elettrica. Avete celebrato i vostri campioni e fatto il tifo per gli atleti di ogni nazione, dimostrando che passione e rispetto possono convivere”. Dopo aver ringraziato gli organizzatori, il presidente Mattarella e tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione dei Giochi, conclude: “Dichiaro chiusi i Giochi Olimpici Invernali di Milano-Cortina 2026. Secondo la tradizione, invito i giovani di tutto il mondo a riunirsi tra quattro anni nelle Alpi francesi, per celebrare con tutti noi i ventiseiesimi  Giochi Olimpici Invernali. Ci vediamo nel 2030”, esprimendo anche la speranza che questa edizione abbia ispirato il mondo con lo spirito olimpico.

La cerimonia si chiude sulle note dolci di Ludovico Einaudi con i personaggi che abbiamo già incontrato all’inizio, da Rigoletto a Violetta, insieme agli artisti che hanno preso parte allo spettacolo si riuniscono attorno al pianoforte e ai candelabri, mentre Arianna Fontana custodisce l’ampolla con la fiamma. Si spengono i bracieri, si abbassano le luci, e si spegne il “sole” dell’Arena di Verona.

I Giochi sono finiti, ma all’Arena la festa continua: il dj set accende la notte, Alfa si esibisce insieme a musicisti internazionali, Achille Lauro e altri artisti proseguono la celebrazione, ancora colmi di quel fuoco che queste Olimpiadi hanno lasciato nei cuori di ognuno. È un finale che prolunga l’emozione, trasformando la chiusura in un abbraccio collettivo che guarda già oltre.

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