Intesa dà via libera all’operazione Mps: a Siena la promessa di mantenere marchio e sede

L’assemblea approva l’aumento di capitale fino a 5,7 miliardi di azioni per sostenere l’operazione su Monte dei Paschi di Siena. Messina promette che banca e città non saranno penalizzate e annuncia un progetto da oltre 27 milioni di clienti e 16 miliardi di utile. Ora la sfida sarà misurare le ricadute concrete su Siena, occupazione, credito e territorio.

Intesa dà via libera all’operazione Mps: a Siena la promessa di mantenere marchio e sede
il Ceo di Banca Intesa Carlo Messina
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Marcello Cecconi Modifica articolo

10 Settembre 2026 - 17.06 Oltreilponte


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Il progetto di Intesa Sanpaolo per l’acquisizione di Monte dei Paschi di Siena compie un nuovo passo avanti. L’assemblea degli azionisti di Intesa, riunita a Torino, ha approvato la delega al Consiglio di amministrazione, da esercitare entro un anno, per un aumento di capitale fino a un massimo di 5,7 miliardi di nuove azioni ordinarie, da realizzare attraverso conferimenti in natura e destinato all’operazione su Mps. Sono già arrivati anche i provvedimenti delle autorità di vigilanza necessari per le modifiche statutarie, compresa l’autorizzazione alla computabilità nel capitale Cet1 (l’indicatore principale della solidità patrimoniale), delle azioni che saranno emesse nell’ambito dell’aumento.

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Il voto ha inoltre messo in evidenza il peso dei grandi investitori istituzionali nel capitale della banca. Il 58,4% di Intesa è infatti detenuto da investitori istituzionali esteri, tra cui BlackRock (5,1%), Vanguard (3,6%), Amundi (1,7%), Fidelity e Ubs. L’approvazione pressoché unanime dell’operazione rappresenta quindi un segnale di forte sostegno da parte dei grandi gestori internazionali al progetto di aggregazione con Mps. Sul fronte italiano, un ruolo centrale è stato svolto dalle Fondazioni di origine bancaria, che complessivamente detengono il 19,88% del capitale. A guidare il blocco sono Compagnia di San Paolo, con il 6,48%, e Fondazione Cariplo, con il 5,4%, insieme a Cariparo, Carifirenze, Carisbo e Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo. Il presidente della Compagnia di San Paolo, Marco Gilli, ha definito l’aggregazione con Mps un’operazione “nell’interesse non solo dell’Italia ma dell’intera Europa”.

Per il ceo Carlo Messina, il voto rappresenta “un passaggio fondamentale” per portare avanti l’operazione annunciata a giugno e costruire un gruppo bancario di dimensione europea. Ecco le significative ambizioni dichiarate: considerando anche Mps e le altre componenti del progetto, Intesa prevede entro il 2029 oltre 27 milioni di clienti, circa 2.000 miliardi di euro di attività finanziarie della clientela e un utile netto superiore ai 16 miliardi. Nel periodo 2025-2029 il gruppo stima circa 61 miliardi di euro da distribuire agli azionisti.

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Ma il cuore dell’operazione, per Siena, è soprattutto il futuro di Monte dei Paschi. Messina ha ribadito l’intenzione di preservare il marchio Mps e la sede centrale di Rocca Salimbeni, sottolineando il valore storico e territoriale della banca e il suo legame con Siena, la Toscana, le imprese e le comunità locali. Nelle intenzioni di Intesa, l’integrazione dovrebbe unire il radicamento territoriale di Mps alla maggiore capacità finanziaria e tecnologica del gruppo guidato da Messina, aumentando il sostegno a famiglie, imprese e Pmi. Una prospettiva che, per Siena, dovrà però tradursi in ricadute concrete sul credito, sull’occupazione e sulla presenza della banca sul territorio.

Nel progetto rientra anche Mediobanca, considerata da Intesa un tassello strategico per rafforzare le attività di Corporate & Investment Banking e Wealth Management, affiancandole a quelle di Imi Corporate & Investment Banking. L’operazione comprende inoltre l’acquisizione di una partecipazione in Assicurazioni Generali, descritta da Intesa come un investimento di sola natura finanziaria. Un altro capitolo riguarda Unipol per il quale Intesa, in caso di successo dell’Opas, prevede un successivo coinvolgimento per la creazione del secondo gruppo bancario italiano, con una forte base azionaria nazionale e il mantenimento del marchio Mps e della sede di Rocca Salimbeni.

Sul fronte occupazionale, Intesa parla di circa 13.100 nuove assunzioni entro il 2029, legate alla crescita e al ricambio generazionale. Numeri che dovranno essere valutati anche alla luce degli eventuali processi di integrazione e riorganizzazione che un’operazione di queste dimensioni inevitabilmente comporterà. Messina ha infine rivendicato la solidità patrimoniale e la capacità del gruppo di realizzare integrazioni complesse, citando l’esperienza di Ubi Banca. Per Intesa, l’acquisizione di Mps rappresenta dunque non soltanto un’operazione finanziaria, ma l’acceleratore di una strategia di crescita destinata a modificare ulteriormente gli equilibri del sistema bancario italiano.

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Per Siena, resta ora da capire come questa ambizione industriale si tradurrà nella vita concreta della città: dalla tutela dell’identità di Mps al ruolo di Rocca Salimbeni, dal credito alle imprese alla presenza degli sportelli, fino alle prospettive occupazionali. Saranno questi, più dei grandi numeri annunciati dal nuovo gruppo, i parametri con cui il territorio sarà chiamato a giudicare l’operazione. E peraltro non è detto che questo passaggio rilevante di Intesa possa rappresentare la chiusura della grande partita finanziaria in corso in quanto le altre banche interessate saranno costrette a dare risposte e variare i loro piani. Come le Istituzioni.

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