“La Grazia" di Sorrentino, un film necessario per fermarsi a riflettere sul presente e sul futuro possibile

L’ultima prova del regista parla della necessità del dubbio e della responsabilità e insieme dell’importanza della leggerezza.

“La Grazia" di Sorrentino, un film necessario per fermarsi a riflettere sul presente e sul futuro possibile
Peppee Servillo e Anna Ferzetti
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16 Febbraio 2026 - 12.19


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di Luisa Marini

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L’ultimo film di Paolo Sorrentino, La Grazia, da poco nelle sale, è un film complesso e necessario, che lega passato e futuro, vita e morte, amore e tradimento, ruotando intorno a una domanda: “di chi sono i nostri giorni?”. Come sempre, dopo la visione, decanta dentro e fa riflettere, che del resto, questo deve fare l’arte.

Il regista esprime l’indignazione per i tempi attuali (“L’etica è una cosa seria. Tiene in piedi il mondo”) con una storia che ha come protagonista il garante della democrazia, il Presidente della Repubblica. Mariano De Santis (Peppe Servillo in stato di … grazia), anziano giurista di fama di diritto penale ed ex giudice, vedovo e cattolico, nella sua carriera è sempre stato rigoroso, tanto da meritare il soprannome di “Cemento armato”. Questa scoperta, all’inizio del semestre bianco, lo fa dubitare; inizia così a porsi domande, che dalla sofferenza personale (con chi mi ha tradito mia moglie?) sfociano nell’universale:

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È giusto firmare la legge sul diritto all’eutanasia? È corretto concedere la grazia a una giovane donna che ha ucciso il marito? E a un anziano ex docente che ha posto fine alla vita della moglie malata di Alzheimer?

Su questo si interroga il Presidente, affiancato sul lavoro dalla figlia (la delicata Anna Ferzetti) e nei momenti di pausa da alcuni amici sorprendenti: la critica d’arte, il senatore, il corazziere tuttofare, il Papa. La figlia lucidamente gli dice che non possiede il coraggio di firmare la legge sull’eutanasia. Lui si arrovella: “Se non firmo sono un torturatore, se firmo sono un assassino”. Ma non ha il coraggio di far abbattere il cavallo del suo amico corazziere che pare implorarlo con lo sguardo, sdraiato nella scuderia dove campeggia la scritta “Virtus in periculis firmior”, Il coraggio diventa più forte nel pericolo.

Nel dialogo con il Papa, questi gli dice: “Presidente, lei cerca la Grazia tra le carte bollate, ma la grazia non è un atto amministrativo, è lo spazio che lasciamo tra il nostro giudizio e la colpa dell’altro”.

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“E se quello spazio fosse solo vuoto, Santità?”

“Amico mio, il vuoto è l’unica cosa che Dio non ha ancora recintato”.

Le cose sono come appaiono? Basta il diritto, o a volte bisogna guardare più da vicino?

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La figlia per questo va a incontrare la donna in carcere, il padre l’ex docente.

Con il suo stile inconfondibile, da un tempo che pare lontanissimo (ma siamo appena a inizio anni 2000, dato che il cellulare usato dal protagonista è un vecchio Nokia), Sorrentino non fa sconti al presente nelle note di regia al film:

“La Grazia è un film sul dubbio.  E sulla necessità di praticarlo, soprattutto in politica, soprattutto oggi, in un mondo dove i politici si presentano troppo spesso col loro ottuso pacchetto di certezze che provocano solo danni, attriti e risentimenti, minando il benessere collettivo, il dialogo e la tranquillità generale.

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“La Grazia è un film sulla responsabilità.  Un’altra dote che dovrebbe riguardarci tutti ma che, in modo particolare, dovrebbe caratterizzare l’essere politico, la figura che rappresenta gli altri e che guida o determina le scelte.  Anche della responsabilità sentiamo la mancanza, quasi una latitanza, che lascia oggi il posto a inutili esibizionismi, a bordate muscolari, dannose, quando non apertamente pericolose”.

Sulla paternità, altro tema centrale del film: “Mariano De Santis è un padre nobile. Ma, da uomo intelligente e animato dal dubbio, sa quando è il momento di tornare a essere figlio.  Quando l’età avanza e il presente diventa incomprensibile, anziché disprezzarlo o perdersi in vani rigurgiti nostalgici, si mette in ascolto del presente, attraverso i figli, che hanno una maggiore attitudine alla comprensione del mondo circostante.  E si fida di loro”. 

Il protagonista sembra guardare fiducioso e bonario dal grande schermo verso di noi, chinati su piccoli schermi che rilanciano un presente caotico e troppo veloce, dove la realtà pare finzione e la finzione pretende di essere reale; l’anziano Presidente pare dirci che fermarsi a pensare è vitale. Ancora una volta Sorrentino ci parla della nostalgia per un passato che, se ci lega troppo, non ci permette di vivere il futuro, e tesse un film sulla leggerezza intesa calvinianamente, una strategia per gestire l’esistenza senza esserne schiacciati.

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Alla fine, il personaggio capisce che la grazia non è altro che quella che bisogna avere con la propria vita e con quella degli altri.

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