Jafar Panahi: Il mondo reagisca alla violenza. Il silenzio è diventare simili all’oscurità

Il regista dissidente ha aperto a sorpresa la 38ª edizione degli European Film Awards sollecitando il mondo a non restare in silenzio di fronte ai crimini del regime iraniano

Jafar Panahi: Il mondo reagisca alla violenza. Il silenzio è diventare simili all’oscurità
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redazione Modifica articolo

19 Gennaio 2026 - 21.48


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Il regista iraniano Jafar Panahi, candidato agli Oscar europei per il miglior film, regia e sceneggiatura con Un Semplice Incidente, ha aperto a sorpresa a Berlino l’edizione 2026 degli EFA lanciando un accorato appello conto il regime che ha usato la violenza contro le proteste della popolazione. Riportiamo per intero il suo appello al mondo.

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“Nelle ultime due settimane l’Iran è entrato in uno dei momenti storici più cruciali e decisivi della sua storia. Un momento in cui un popolo, a mani nude, è sceso in strada per riprendersi il diritto alla vita e per pronunciare di nuovo il nome della libertà. Ma il governo, invece di ascoltare la voce della gente, ha risposto con il suo linguaggio abituale: il linguaggio della violenza, di una strage senza precedenti e inconcepibile.

Per prima cosa, ha soffocato il respiro: ha interrotto tutte le vie di comunicazione con il mondo esterno. Internet, telefoni, notizie — perché nessuna voce potesse uscire, perché il crimine potesse essere compiuto nel buio. Poi ha sparato direttamente sui manifestanti con armi da guerra, raffiche di proiettili che li hanno coperti di sangue. Almeno 12mila morti in 48 ore.

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E quando i feriti, coloro che erano scampati alla morte, hanno raggiunto gli ospedali, anche gli ospedali sono stati attaccati, per togliere loro fino all’ultimo istante l’ultima speranza di sopravvivere. Sono iniziati arresti di massa e la legge marziale — senza essere dichiarata — ha steso la sua ombra sulle città.

Ora sono passati dieci giorni dall’interruzione delle comunicazioni e, nonostante tutto, le dimensioni di questo crimine non sono ancora state completamente portate alla luce. Ma questo non è solo il dolore di un Paese. Se il mondo di oggi non reagisce a questa violenza manifesta non sarà soltanto l’Iran a essere in pericolo, ma il mondo intero. Perché la violenza, quando resta senza risposta, diventa normale. E quando diventa normale, diventa ridicola.

Se in un luogo la verità viene soffocata, altrove il respiro della libertà si fa più corto. E allora nessuno, in nessun angolo del mondo, è al sicuro: né in Iran, né in Europa, né in America, né in nessun punto di questo pianeta. Ed è proprio per questo che oggi il dovere di noi cineasti e artisti è più grave che mai. Se siamo delusi dai politici, almeno noi non restiamo in silenzio. Perché il silenzio, in tempi di crimine, non è neutralità. Il silenzio è diventare simili all’oscurità. Perciò non restiamo in silenzio.

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Dichiaro aperta la trentottesima edizione degli European Film Awards”.

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